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giovedì, 17 luglio 2008 I MARTIRI DELLA LIBERITA' PAOLO BORSELLINO - SCORTA QUARTO SAVONA 21 Liberità, non è un errore di battitura, LIBERITA' sta per LIBERTA' e VERITA', due parole per la difesa e per la ricerca delle quali si sono battuti fino alla fine: PAOLO BORSELLINO, AGOSTINO CATALANO, WALTER CUSINA, VINCENZO LI MULI, EMANUELA LOI, CLAUDIO TRAINA. Trucidati per mano mafiosa in Via D'Amelio a Palermo, il 19 luglio 1992. Decisamente la pagina più buia della storia della nostra giovane Repubblica, perchè questa strage, anch'essa annunciata e non sventata, è avvenuta a meno di due mesi da quella di Capaci, dove morirono ROCCO DI CILLO, GIOVANNI FALCONE, ANTONIO MONTINARO, FRANCESCA MORVILLO, VITO SCHIFANI.. Mano mafiosa e la Mente ? postato da: carcarazzo | 20:04
| commenti mercoledì, 28 maggio 2008 CRONACA DAL MONDO SALAMONE & FRIENDS Anna Moscarelli, the Swiss-Costa Rican hotelier who allegedly owes the Costa Rican Catholic Church $3 million in a questioned loan transaction, was financial advisor to a notorious Sicilian Mafia figure, Filippo Salamone, an investigative article in the daily paper La Nación revealed today. Moscarelli is also a longtime friend of new Security Minister Janina del Vecchio reaching back to the years when del Vecchio served as ambassador to Switzerland. But that appears to be all that the two old friends now agree on. Moscarelli says that del Vecchio knew of her work for the Mafia lord, del Vecchio stoutly denies it. But once they were close enough for del Vecchio to write a letter of recommenation to then-Tourism Minister Carlos Roesch in 1998, lauding Moscarelli as an honest person who should be granted permits to build hotels. Salamone, a Palermo, Sicily, resident, was convicted in Italy of bribing public officials to let large government contracts to Mafia families. Moscarelli admits that she worked for Salamone and former Italian Christian Democrat parliamentarian Salvadore Sciangula as financial counselor and in business administration capacities but says she “knew them not as Cosa Nostra people but as persons.” Sciangula was being investigated for corruption but died in 1995 before charges were brought. Corruption is so rampant in Sicily that the island is known as “Briberyland” (Tangentopoli) in Italian. Antimafia prosecutors in Lugano, Switzerland, sent a letter to the Costa Rican courts in 2005 requesting that officials question Moscarelli on her connections to Salamone and Sciangulo. After she left the embassy, del Vecchio worked for a time for Moscarelli and even stayed briefly in her home in Costa Rica when del Vecchio returned from Switzerland. But del Vecchio maintains she knew nothing about Mpscarelli’s association with the Mafia figures. When a La Nación reporter repeatedly probed Moscarelli’s insistance that del Vecchio knew of the tie with the Sicilian mob, the Minister replied, “No, no, that’s probably the things she, in her desperate situation, wants to put out now. I don’t have the faintest idea what she’s talking about.” postato da: carcarazzo | 20:01
| commenti STRAGE DI CAPACI 23 MAGGIO 1992 sedici anni dopo
Commemoriamo i martiri della Giustizia: Rocco Di Cillo, Giovanni Falcone, Antonio Montinaro, Francesca Morvillo, Vito Schifani. Quel terribile anno 1992, l'anno più cupo della storia di questa giovane Repubblica; chi sarà in grado di interpretarlo nella maniera migliore, avrà in mano "la chiave del tutto". postato da: carcarazzo | 13:38
| commenti venerdì, 09 maggio 2008 CRONACA DAL MONDO (LA POTENZA DI INTERNET) SALAMONE IN COSTA RICA Con chi???
Empresaria suiza testificó en juicio de empresarios vinculados a la mafia Moscarelli manejó dinero de socios de la ‘Cosa Nostra’
Giannina Segnini y Ernesto Rivera
La empresaria Anna Moscarelli, inversionista de un complejo hotelero en Costa Rica, manejó los fondos de un grupo de empresarios y políticos asociados a la “Cosa Nostra” de Palermo, Italia. Moscarelli, quien mantuvo una deuda de $3 millones con la Iglesia Católica costarricense, administró los capitales de Filippo Salamone, empresario condenado en Italia por la repartición de grandes contratos públicos mediante el pago de sobornos a funcionarios y a familias mafiosas. En el proceso judicial, conocido en Sicilia como Tangentopoli (Sobornolandia), los fiscales antimafia ordenaron el allanamiento del estudio de Moscarelli en Lugano, Suiza, y enviaron una carta rogatoria a Costa Rica, en el 2005, solicitando que se le interrogara por haber sido la “consejera fiduciaria” de Salamone y del exdiputado y exconsejero de Obras Públicas demócrata cristiano siciliano, Salvatore Sciangula, acusado de corrupción antes de su muerte en 1995. Como embajadora en Suiza, la actual ministra de Seguridad, Janina del Vecchio, recomendó a Moscarelli en Costa Rica ante el ministro de Turismo, Carlos Roesch, en una carta enviada en marzo de 1998. La Ministra, quien trabajó para Moscarelli tras dejar la embajada, dice que desconocía su pasado, pero admitió que sostuvo amistad. Moscarelli, nacida en Italia pero de nacionalidad suiza por su esposo, era dueña del complejo hotelero Grupo Papagayo y adquirió una deuda por $3 millones con una sociedad anónima que giraba los dineros desde Servicios Pastorales de la Conferencia Episcopal de Costa Rica (que agrupa a los obispos). La Iglesia vendió las acciones de la sociedad y los nuevos dueños (no revelados por la Iglesia) liquidaron un fideicomiso de garantía que respaldaba la operación. Así, Moscarelli perdió los cerca de $30 millones en los que valoraba sus tres hoteles, ubicados en Guanacaste y en Tortuguero, Limón. Cuentas cifradas. Moscarelli figuró como testigo en el proceso judicial por “asociación mafiosa” desde Berna, Suiza, luego de que la fiscalía costarricense coordinó su comparecencia en ese país europeo. La carta rogatoria afirma que Moscarelli era consejera fiduciaria de las relaciones económicas de Sciangula y Salamone en el extranjero, mediante cuentas corrientes cifradas y sociedades anónimas. La empresaria admite que manejó los capitales de ambos en Suiza y en otros países, pero asegura que ese era su trabajo como administradora fiduciaria. El 4 de octubre de 1997, Salamone fue arrestado en Palermo por “concurso en asociación mafiosa”. En julio del 2002, el empresario fue condenado por “asociación mafiosa” y en febrero del año pasado un tribunal de casación italiano confirmó su condena, pero modificó el delito a “concurso externo”. La justicia italiana afirma que Salamone se convirtió en el “punto de contacto” con mafiosos y políticos. Los negocios de Salamone fueron revelados por Antonio Siino, un mafioso arrepentido cercano colaborador de Salvatore Riina, el líder más poderoso de la organización criminal en los años ochenta. Siino reveló que Salamone se repartió, con participación de la mafia, lucrativos contratos públicos a cambio del pago de sobornos. tratto da "La Nacion" del Costa Rica postato da: carcarazzo | 20:53
| commenti (1) giovedì, 01 maggio 2008 Mafia-appalti: Salamone, condannato, colto da infartoE' attualmente ricoverato in ospedale ad Agrigento l'imprenditore Filippo Salamone, colto da infarto dopo essere venuto a conoscenza della conferma della condanna per concorso in associazione mafiosa a sei anni di reclusione da parte della quinta sezione della Corte di Cassazione. Salamone, insieme ad altri due imprenditori, Giovanni Bini e Lorenzo Panzavolta, aveva presentato ricorso in Cassazione contro la pena inflittagli dalla Corte d'appello di Palermo nel processo denominato Mafia-appalti. I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato inammissibile il ricorso rendendo quindi definitiva la sentenza di condanna. Per effetto della decisione degli alti magistrati diventa definitiva anche la sentenza di assoluzione per altri tre imprenditori coinvolti nel processo, e tra questi l'agrigentino Giovanni Miccichè. Il processo era scaturito dalle dichiarazioni del pentito Angelo Siino che aveva indicato imprenditori e politici che avrebbero deciso ed appaltato sistematicamente attorno ad un tavolo gli appalti per le grandi opere pubbliche in Sicilia.
postato da: carcarazzo | 13:19
| commenti SALAMONE FILIPPO, CONDANNA CONFERMATA IN CASSAZIONE
AGI) - Palermo, 30 apr. - La quinta sezione della Corte di Cassazione ha confermato le condanne inflitti agli imprenditori Filippo Salamone, Lorenzo Panzavolta e Giuseppe Bini, riconosciuti colpevoli di concorso in associazione mafiosa in relazione alla vicenda del cosiddetto "tavolino" attorno al quale boss, imprenditori e politici avrebbero deciso e assegnato gli appalti per le grandi opere pubbliche in Sicilia. postato da: carcarazzo | 13:12
| commenti venerdì, 28 marzo 2008 PROCESSO BORZACCHELLI 10 ANNI LA CONDANNA AL PROCESSO TALPE DDA, ARRIVA LA CONDANNA PER L'EX MARESCIALLO DEI CARABINIERI ACCUSATO DI CONCUSSIONE E VIOLAZIONE DI SEGRETO D'UFFICO PALERMO - I giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo hanno condannato a dieci anni di carcere il maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, ex deputato regionale dell'Udc, accusato di concussione, tentativo di concussione e violazione di segreto d'ufficio nell'ambito del processo nato dall'inchiesta sulle talpe alla Dda di Palermo. TRATTO DA www.lasicilia.it postato da: carcarazzo | 20:51
| commenti (1) martedì, 26 febbraio 2008 MACELLERIA MESSICANA C'era ai tempi di Riina e Provenzano, spietati capi di cosa nostra, un capannone industriale alle porte di Bagheria, vicino Palermo, dove i nemici dei due boss venivano torturati e poi sciolti nelle vasche piene di acido. I fatti di Genova ai tempi del G8 mi ricordano le efferatezze di quello che successe tanti anni fa per mano dei due boss. Ma la memoria va anche oltre oceano, quando le stesse cose avvenivano anche all'interno della scuola della marina di Buenos Aires in Argentina, i prigionieri politici, giovani e giovanissimi di cui molti studenti universitari, non li scioglievano nell'acido ma li narcotizzavano e li scaraventavano fuori dagli aerei militari in pieno oceano. Quello che è successo alla Bolzaneto da parte di servitori dello Stato Italiano, non è dissimile da quello che facevano i mafiosi a Bagheria e da quello che hanno perpetrato i servitori dello Stato argentino. LEGGETE L'ARTICOLO GENOVA - Qualcuno dovrà pure spiegare l'odio e la violenza, la barbarie, la crudeltà gratuita. L'accanimento. Gli insulti, le umiliazioni, le botte. I capelli tagliati a colpi di forbice, gli sputi, i volti marchiati, le dita spezzate. Qualcuno dovrà spiegare, ed assumersene le responsabilità. "Per la domenica, in particolare: il malore di Stefan Brauer in seguito allo spruzzo di spray urticanti, lasciato con un camice verde da sala operatoria al freddo. Il malore di Fabian Haldimann, che sviene in cella ove è costretto nella posizione vessatoria. L'etichettatura sulla guancia, a mo' di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz nel piazzale al momento dell'arrivo a Bolzaneto. La sofferenza di Anna Julia Kutschkau che a causa della rottura dei denti e della frattura della mascella non è neppure in grado di deglutire. Il disagio di Jens Herrrmann, che nella scuola Diaz per il terrore non è riuscito a trattenere le sue deiezioni e al quale non è consentito di lavarsi. La particolare foggia del cappellino imposto a Thorsten Meyer Hinrrichs: un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello, con cui è costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere". Per chi lo avesse dimenticato, i responsabili di questi episodi sono uomini dello Stato. Quello che ci dovrebbero proteggere dai criminali. (25 febbraio 2008) da www.repubblica.it postato da: carcarazzo | 10:44
| commenti giovedì, 07 febbraio 2008 GLI IMPEGNI POST-ISTITUZIONALI DI CUFFARO
E' stata di sicuro una svista, un errore involontario, ma, sta di fatto, che il quotidiano La Sicilia per una volta ha fatto un atto di giornalismo. Ha spedito un inviato a seguire l'ex presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro nella serata di giovedì. Forse nelle intenzioni del giornale di Mario Ciancio si voleva fare un pezzo di colore, un edificante ritratto del buon Cuffaro, devoto ex allievo salesiano. Non possiamo dirlo. Sta di fatto che Lillo Miceli ha raccontato con buona penna quali erano gli "inderogabili impegni" che impedivano all'ex presidente di essere presente alla puntata di Annozero che lo riguardava. Gli altri, i grandi giornali, che pure in Sicilia vantano fior di inviati, hanno preferito limitarsi a far da grancassa alle indignate dichiarazioni dell'ex governatore dell'Isola che accusava Annozero di non aver voluto spostare la puntata a fronte dei suoi "inderogabili impegni" per poterlo così "processare in contumacia". Nessuno si è posto il problema di andare a chiedere a Cuffaro che cavolo avesse da fare di così importante proprio giovedì sera. C'è di più, un grande quotidiano nazionale come La Repubblica si è affidato ad un suo autorevole editorialista per spiegare ai lettori che <<non si può intentare un processo a nessuno, né in Tribunale, né tantomeno in televisione, senza garantire il confronto fra le parti e il diritto alla difesa per rimettere infine il verdetto ai giudici o ai telespettatori>>. Quindi Santoro e tutta la redazione di Annozero sarebbero rei di aver violato le più elementari regole della professione giornalistica, non avendo consentito il diritto replica a fronte di notizie pesanti come quelle contenute nel documentario "La mafia è bianca". Il reportage di Miceli ci racconta che le preoccupazioni di Cuffaro giovedì sera non erano quelle di difendersi, piuttosto quelle di comparare il gusto delle sarde a beccafico confezionate dal noto ristorante di Sferracavallo, dove cenava in allegria con i suoi ex compagni di scuola del circolo Don Bosco, con quelle che in collegio preparava il cuoco Tinè. Leggendo il resoconto dell'inviato, Cuffaro tutto sembra tranne che un uomo affranto, preoccupato dalla bieca inquisizione alla quale è sottoposto in contumacia. Non mi è parso di rinvenire in quelle righe il ritratto di un poveretto angosciato dall'impossibilità di difendersi di fronte alla distruzione della sua immagine. Non entro nel merito delle scelte dell'ex Governatore, ma appare indubbio che se egli avesse voluto partecipare ad Annozero doveva solo rinunciare ad un piatto di sarde a beccafico. Nulla di più. Tra la difesa del suo onore e un fritto di pesce, Cuffaro ha scelto il secondo. Non si lamenti però se il giorno dopo gli si sono alzate le transaminasi. di Domenico Valter Rizzo postato da: carcarazzo | 11:25
| commenti venerdì, 01 febbraio 2008
Strage al mercato di Al Ghazil e Al Jedida 65 morti, 80 feriti. 541 le vittime dall'inizio dell'anno. "Andiamo in Iraq ad esportare la democrazia occidentale" disse Berlusconi "Si, la democrazia di Piazza Fontana !" rispose il carcarazzo
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