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venerdì, 26 giugno 2009
PALAZZOLO BAFANA BAFANA
Nei primi anni Ottanta il giudice Giovanni Falcone aveva iniziato a seguire le sue gesta finanziarie per mezza Europa: Vito Roberto Palazzolo è stato condannato definitivamente per associazione mafiosa solo nel marzo 2009. La Corte di Cassazione lo indica come il tesoriere di Cosa nostra, il detentore dei segreti finanziari dei capimafia Riina e Provenzano. Ma lui resta latitante in Sudafrica, nonostante le reiterate richieste di estradizione avanzate dalla Procura di Palermo. Tutte negate, ufficialmente perché in Sudafrica non esiste il reato di associazione mafiosa. L'ultima istanza, che prende spunto dalla condanna definitiva a nove anni, è partita nei giorni scorsi.
Vito Roberto Palazzolo è uno stimato manager nel paese di Nelson Mandela, frequenta i migliori salotti della buona borghesia e può contare sull'amicizia di importanti esponenti delle istituzioni. Si fa chiamare Robert Von Palace. Adesso ha anche aperto due pagine sui social network. Niente foto, per carità, Palazzolo resta un latitante per mafia. Sul profilo pubblico di Plaxo, c’è la sua data di nascita, 31 luglio, e un messaggio di qualche mese fa: “Robert Von Palace è molto impegnato…”. Fra i suoi amici connessi in Rete figurano il fratello Pietro e i manager di alcune società internazionali. Su Facebook, il profilo pubblico offre solo il nome, Roberto Von Palace, e il ritratto di un navigatore di altri tempi. Fra gli utenti del social network è possibile contattare anche il fratello di Palazzolo, Pietro, e uno dei figli, Christian, che da tempo ormai ha preso in mano la gestione di una delle creature imprenditoriali del padre (ufficialmente ceduta a un gruppo africano), ovvero l’azienda che produce l’acqua minerale “La vie”, servita, dicono con buon gradimento, persino ai viaggiatori della compagnia aerea nazionale.
Durante il processo per mafia, i sostituti procuratori di Palermo Domenico Gozzo e Gaetano Paci hanno raccolto le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che indicano Palazzolo come uomo d'onore. In aula hanno deposto anche alcuni degli investigatori del servizio centrale operativo della polizia che a lungo hanno indagato sul manager siciliano. L’Italia torna così a chiedere l’e stradizione del tesoriere dei boss, ma il legale di Palazzolo, l’a vvocato Roberto Tricoli, ha già annunciato che farà ricorso alla corte europea per i diritti dell'uomo, perché, sostiene, sarebbe stato violato il diritto di difesa.
Adesso Internet non è che l’ultima trovata per curare un’immagine scalfita dalle inchieste giudiziarie e dalle condanne. Mesi fa, Robert Von Palace aveva persino provato a ingaggiare in Italia un esperto di comunicazione. Anche perché, intanto, pure in Sudafrica alcuni giornali hanno cominciato a porre il caso a livello politico. Lui non ha mai smesso di difendersi, sostenendo anche di essere stato un benefattore della causa anti-apartheid. Trovata geniale: ecco, probabilmente, cos’erano quei movimenti di denaro fra la Svizzera e il Sudafrica. Altro che riciclaggio del traffico internazionale di droga, altro che Pizza Connection, come hanno sempre sostenuto i magistrati italiani. Città, palazzi e persone del Sudafrica di Vito Roberto Palazzolo ricordano tanto la Palermo degli anni d’oro dei padrini.
DA www.repubblica.it
postato da: carcarazzo | 11:38
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martedì, 23 giugno 2009
MINZOLINI, C'è POSTA PER TE !
"Se si dovesse tenere, in Europa, un concorso per scegliere il politico più sessista, vincerebbe senza dubbio Silvio Berlusconi". Si apre così il duro editoriale del Guardian, dedicato alla figura del premier italiano e all'inchiesta sul presunto giro di squillo messo in piedi da Gianpaolo Tarantini. Un editoriale non firmato che riflette l'opinione del celebre quotidiano londinese. E proprio l'atteggiamento verso le donne tenuto da Berlusconi, rappresenta, secondo il quotidiano britannico, "una delle varie ragioni per cui gli italiani non avrebbero dovuto metterlo al potere per tre volte".
E non è la sola, visto che il quotidiano elenca "il suo rifiuto di voler ammettere il conflitto tra i suoi affari e gli interessi nei media, da una parte, e il suo ruolo politico dall'altro; i suoi attacchi al Parlamento e al potere giudiziario; l'uso che fa della maggioranza per garantirsi l'immunità dai procedimenti giudiziari; il suo fallimento nell'azione di contrasto al crimine organizzato; la cattiva gestione economica e le riforme illiberali alle quali sta lavorando".
Il Guardian sottolinea anche come il successo di Berlusconi sia "il prodotto, più che la causa, del crollo del sistema politico dell'Italia, che ha fatalmente indebolito sia la sinistra che il centro, lasciando spazio agli opportunisti e agli xenofobi". In conclusione, secondo l'editoriale, "la promessa fatta da Berlusconi, durante le elezioni, di portare stabilità in Italia, significa solo che l'Italia e il resto d'Europa dovranno sopportarlo ancora per un po'". Dunque la durissima conclusione: "E' una tragedia che l'indagine giudiziaria Mani Pulite sulla corruzione politica, che sembrava promettere un grande rinnovamento della politica italiana all'inizio degli anni Novanta, abbia condotto l'Italia a tutto questo".
Il Guardian dedica altri due pezzi alle vicende del premier e una pagina sull'inchiesta giudiziaria di Bari, con una mappa delle varie città italiane relative al giro di prostituzione oggetto dell'inchiesta. Di particolare rilievo le notazioni del corrispondente da Roma Tomn Kingstone. La prima: "E' improbabile che lo scandalo passi prima dell'arrivo in Italia il mese prossimo dei leader mondiali per il summit del G8" (come Berlusconi avrebbe sperato). Due: interpellato dal Guardian, il professor Raffaele De Mucci, ordinario di scienze politiche alla università Luiss di Roma, dice: "Il calo di voti per Berlusconi alle elezioni europee, le sue rumorose proteste ai recenti comizi, tutto ciò dimostra un calo di consensi a causa dello scandalo. Ora i suoi alleati sono preoccupati, la fiducia dell'elettorato nella classe politica si è indebolita e Berlusconi rischia di perdere il capitale politico che aveva costruito con la sua gestione del terremoto in Abruzzo e la crisi dei rifiuti a Napoli". Tre: il corrispondente sottolinea, tra le prove del nervosismo crescente di Berlusconi e del suo entourage, l'attacco del ministro della Cultura Bondi a Repubblica, "il giornale che tiene il primo ministro sotto pressione, accusato di essere una minaccia per la democrazia".
Anche il Times dedica tre pezzi alla vicenda, e in uno punta il dito contro l'atteggiamento del premier verso le donne, titolando: "L'Italia di Berlusconi mostra uno strano di tipo di femminismo". Un premier, quello italiano, che "sembra trattare le donne come delle cose da comprare e vendere per soddisfare il proprio ego". Berlusconi "detiene la seconda carica più alta in Italia (non dimentichiamoci del Papa)" e "sembra aver interpretato il ruolo di primo ministro della Repubblica italiana come una via di mezzo tra un imprenditore di locali notturni e un pezzo di cabaret". Il Cavaliere è, per il Times, una versione "esagerata, fumettistica, del classico stereotipo dell'uomo italiano: vanesio, borioso, chiacchierone, accondiscendente e sessualmente insicuro: "Per molti italiani il suo flirtare non è un'espressione di insaziabile virilità, ma chiara evidenza della sua impotenza sessuale". Nel lunghissimo articolo pubblicato con grande evidenza nell'inserto T2 del Times - intitolato "All about Silvio's mother" - si aggiunge che "Berlusconi è un prodotto del matriarcato italiano che consente all'uomo di fare ciò che vuole fin dalla nascita", ma conclude: "Dubito tuttavia che l'Italia gli perdonerà questo scandalo. Perché c'è una cosa che gli italiani non sopportano: l'umiliazione di fronte ai media stranieri. Farsi sorprendere coi calzoni calati davanti al mondo è una brutta figura (in italiano nel testo originale), e questo, per gli italiani, è un peccato oggettivamente imperdonabile". Aggiunge l'articolista del Times: "Le donne al centro dello scandalo saranno anche delle escort aspiranti modelle, ma non vanno sottovalutate. Quale che sia la natura delle transazioni d'affari tra loro e il premier, il più grande errore di Berlusconi è stato di averle mal giudicate".
E il quotidiano supporta le sue tesi con le opinioni di tre importanti columnist italiane. A partire da Lina Sotis, Corriere della Sera: "L'intera vicenda sarebbe stata impensabile nell'Italia degli anni 50 e 60, ma da allora il nostro paese ha perso la sua grande borghesia, che non avrebbe mai permesso a una persona come Berlusconi di diventare primo ministro. Se l'Italia avesse ancora una forte classe media, Berlusconi sarebbe un nessuno. Attraverso le sue proprietà nei media e la sua manipolazione del sistema politica, Berlusconi stesso ha contribuito all'erosione di alcuni di quei valori vecchio stampo della classe media di un tempo. Oggi le classi più popolari lo trovano simpatico, furbo, figo, come i personaggi che erano interpretati da Alberto Sordi, che personificava al meglio i vizi degli italiani, la loro volgare ammirazione per il denaro, la ricchezza, gli eccessi, le donne facili".
Quindi Lucia Annunziata, la Stampa: "Io non giudico il comportamento di Berlusconi dal punto di vista morale. E' semplicemente inappropriato per un capo di governo. E' un danno per l'immagine della nazione. I commenti discriminatori e l'atteggiamento di Berlusconi verso le donne sono solo una piccola parte di tutto questo. Lui ha fatto i soldi e crede perciò di poter fare quello che vuole. Un uomo come Agnelli non si sarebbe mai comportato i nquesta maniera".
Infine Natalia Aspesi di Repubblica: "Oggi è chiaro che per entrare in parlamento, per diventare ministro, per andare al parlamento europeo, devi avere meno di 30 anni, essere molto carina e magari andare a letto con qualcuno. L'Italia è stata rovinata dalla televisione, dal mondo di frivolità e glamour da cui proviene Berlusconi. Il nostro paese è cambiato molto in fretta. Non eravamo così dieci anni fa. Eravamo un paese normale. Avevamo una morale".
Poi viene ripresa la proposta lanciata su Micromega, alle first Ladies, di boicottare il G8. L'appello alle mogli dei Grandi, firmato da tre accademiche italiane, viene citato anche dal Daily Telegraph. Le accademiche sono le psicologhe Chiara Volpato (Bicocca di Milano), Angelica Mucchi Faina (Perugia) e Anne Maas (Padova). Inoltre il giornale cita la professorfessa Bianca Beccalli, capo del Centro per lo Studio delle differenze trai sessi alla università di Milano, che dice: "Abbiamo centinaia di firme e ne stiamo raccogliendo di più".
Il Telegraph, poi, pubblica le foto della Montereale scattate Palazzo Grazioli e titola: "Le donne in bagno tormentano Berlusconi".
Su "The Independent", un corsivo, accompagnato dalla foto della D'Addario, si chiede ironicamente perché Berlusconi, un miliardiario, proprietario di televisioni, abbia dovuto pagare per fare sesso, con tutto ciò che ne consegue.
E, ancora, il Financial Times sottolinea la censura o autocensura della vicenda sui media italiani, in particolare in tv, affermando: "Come ha fatto notare il quotidiano di centro-sinistra la Repubblica, il controllo di Berlusconi sulla televisione significa che la grande maggioranza degli italiani conoscono poco delle accuse contro di lui".
Lo spagnolo El Mundo, oltre a citare l'appello delle accademiche italiane alle First Ladies, riporta un editoriale dal titolo "L'utilizzatore finale", termine utilizzato, riferendosi a Berlusconi, dal suo avvocato, Nicolò Ghedini. "L'utilizzatore finale - scrive il giornale - ha imposto il suo modello di televisione alla società italiana, creando un talk show permanente, senza interruzioni. Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta se stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere. E quando non ci sono le telecamere, recita davanti ad un pubblico pieno di 'veline'".
Il tedesco "Bild", sotto alla foto di Barbara Montereale e della sua amica scattata nel bagno di palazzo Grazioli, titola: "Qui le ragazze si fanno belle per lui". Il giornale cita poi le dichiarazioni rese della Montereale sulle feste con "almeno 30 ragazze nella villa di Berlusconi".
"Die Welt", sempre in Germania, punta sulle perplessità sollevate sulla vicenda dal mondo cattolico: "La chiesa pretende chiarezza da Berlusconi". Il giornalista riferisce di voci che ci sono levate dagli ambienti della chiesa, per criticare "la vita sentimentale e sessuale di Berlusconi". E conclude citando l'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che "al premier ha consigliato, in una lettera pubblica, di non scusarsi con nessuno, ma di smetterla con le sue teorie del complotto" e di dimettersi per andare a nuove elezioni.
(m.p.)
postato da: carcarazzo | 19:36
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lunedì, 11 maggio 2009
"PIZZO CONNECTION"
PALERMO - La Polizia di Stato ha eseguito a Palermo arresti nell'ambito di un'inchiesta che ha portato alla luce gli autori di numerose estorsioni a commercianti e imprenditori della città.
I provvedimenti eseguiti sono 37, fra cui alcuni fermi di polizia giudiziaria e ordinanze di custodia cautelare, alcune notificate in carcere a indagati già detenuti. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dai sostituti Maurizio De Lucia, Marzia Sabella e Roberta Buzzolani, ha individuato gli attuali vertici operativi dei mandamenti mafiosi di Brancaccio e Porta Nuova ed i loro più attivi fiancheggiatori.
Imprenditori e commercianti, vittime delle estorsioni, sono stati già interrogati e alcuni di loro hanno fornito ampia collaborazione alle indagini, confermando di aver subito le estorsioni.
L'inchiesta si basa anche su intercettazioni e dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia, ma anche sulle risultanze investigative provenienti dall'analisi di 'pizzini' trovati in passato ai latitanti arrestati. L'operazione, che coinvolge 250 agenti, è stata denominata 'Cerbero'.
Gran parte delle persone arrestate nell'operazione di stamani della polizia erano già state in passato fermate ed avevano scontato la pena alla quale erano state condannate. Emerge infatti dall'indagine che Antonino Sacco dopo che è tornato in libertà, si sarebbe scontrato a Brancaccio con Cosimo Lo Nigro (arrestato poco tempo fa) per tornare a gestire il territorio.
Altri esempi di arrestati che avevano lasciato il carcere da poco tempo dopo aver scontato la pena, sono cinque di Borgo Vecchio che fa capo al mandamento di Porta Nuova. L'inchiesta, coordinata dalla procura distrettuale antimafia, fa dunque emergere come le famiglie mafiose controllerebbero il territorio di Palermo sfruttando mafiosi che dopo aver lasciato il carcere, per fine pena, tornano nuovamente tra le fila delle cosche, in particolar modo a imporre il pagamento del pizzo a imprenditori e commercianti. Le condanne già scontate dagli indagati sono di pochi anni, ottenute grazie anche ai riti alternativi ai quali possono accedere.
TRATTO DA lasicilia.it
postato da: carcarazzo | 13:05
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martedì, 28 aprile 2009
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INCIUCIO ALLA SICILIANA
A Sciacca nozze tra PdL e Idv, e Petrotto non ci sta
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| lunedì 16 marzo 2009 |
A pochi mesi dalle elezioni amministrative per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio comunale di Sciacca, si prospetta un nuovo "inciucio" tra centro destra e Italia dei Valori. La posizione del Sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, storico esponente del partito di Antonio Di Pietro.
" E’ interessante che il Parlamentare della Repubblica di Italia Dei Valori, Ignazio Messina, assieme al Ministro Angelino Alfano, longa-manus di Berlusconi, rinsaldino un accordo politico, già durato cinque anni, nel secondo Comune, per grandezza, della provincia di Agrigento. Si ricorda che cinque anni addietro, Italia dei Valori si presentò alle Elezioni Amministrative di Sciacca, al 1° turno assieme al cartello di Centro Sinistra, al ballottaggio con il cartello di Centro Destra, facendo vincere, per una manciata di voti, il Sindaco Berlusconiano Turturici". A parlare è il sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto che scrive al gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori, partito che, alla luce della "questione saccense" sembra intenzionato ad abbandonare.
" Come si può ben notare - scrive Petrotto - la storia di Italia Dei Valori Agrigentina, da cinque anni a questa parte, propone e ripropone un inedito e Pirandelliano “doppio forno”. I forzisti Berlusconiani, per Italia dei Valori,diventano diavoli quando si incontrano a Roma ed angeli, anzi angelini (Alfano), quando si deve fare l’inciucio a Sciacca".
" Il tutto - sospetta il Sindaco di Racalmuto - è forse frutto di una nuova linea politica voluta dal Presidente del partito, On.le Antonio Di Pietro o magari dal portavoce nazionale, il siciliano, On.le Leoluca Orlando. Ci si azzuffa a Roma, sui temi della giustizia e poi Italia dei Valori, probabilmente con l’avallo dei suoi vertici, stringe patti, accordi ed alleanze, guarda caso, proprio con il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il quale non fa mistero delle sue dichiarazioni pubbliche, di essersi accordato con uno o più parlamentari di Italia dei Valori, su Sciacca e dintorni".
"Si vede che in Sicilia, la Repubblica autonoma di Sciacca o di Palermo, caro Presidente Di Pietro, poco hanno a che fare con le sue battaglie sulla giustizia, ma, molto hanno da spartire, con i suoi presunti avversari politici, spero senza la sua benedizione. Altrimenti la sua rischia di non essere più una battaglia politica ma semplicemente una farsa buona solo a farci fare qualche risata degna del “bagaglino”, conclude un amaraggiato Salvatore Petrotto che lascia intendere il suo definitivo addio al Partito.
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postato da: carcarazzo | 21:40
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lunedì, 20 aprile 2009
CASTELLI DI SABBIA
CALTANISSETTA - Sono stati disposti dalla Procura di Caltanissetta nuovi accertamenti tecnici su sei opere pubbliche finite nell'inchiesta giudiziaria che coinvolge la Calcestruzzi Spa.
Intanto, saranno effettuati nuovi carotaggi (già eseguiti una prima volta nell'ambito dell'inchiesta della Dda) nell'ala in costruzione dell'ospedale Sant'Elia.
Previsti accertamenti nel nuovo palazzo di giustizia e nella diga foranea di Gela, nella galleria Cozzo (lungo l'autostrada Palermo-Messina), sullo svincolo autostradale di Castelbuono sempre dello stesso asse viario e sulla strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi.
I consulenti nominati dal pm Nicolò Marino sono Nunzio Scibilia, docente di Tecnica delle costruzioni all'Università di Palermo, e a Giuseppe Mancini, che insegna al Politecnico di Torino. Dovranno comprovare i sospetti dei magistrati, ovvero che i lavori siano stati eseguiti con cemento impoverito.
L'esigenza di altre verifiche tecniche è emersa durante l'incidente probatorio del procedimento in corso davanti al gip Giovanbattista Tona, nel quale sono indagate sette persone per lo più ex dipendenti della Calcestruzzi Spa e la stessa holding bergamasca del cemento. I legali dell'azienda hanno sostenuto che non sono state commesse irregolarità.
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19/04/2009 |
postato da: carcarazzo | 10:42
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martedì, 31 marzo 2009
Solidarietà a Pino Maniaci
Il cronista dell'emittente televisiva Telejato di Partinico (Palermo), Pino Maniaci, è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. Nonostante non abbia mai voluto prendere il tesserino dell'Ordine, Maniaci conduce ogni giorno il Tg dell'emittente locale, più volte minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico. Lo stesso Maniaci lo scorso anno era stato minacciato dal figlio di un boss della famiglia Vitale
Pino Maniaci, cronista dell'emittente televisiva "Telejato" di Partinico, nel palermitano, la tv più volte minacciata, querelata e contestata dai boss della zona, è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. La "citazione diretta" è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta. Il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico l'8 maggio prossimo.
Secondo l'accusa, Maniaci, "con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso", avrebbe esercitato abusivamente l'attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato. Maniaci infatti conduce ogni giorno il tg di Telejato ma non ha mai voluto prendere il tesserino di giornalista pubblicista.
Proprio per aver denunciato più volte le attività criminose dell'area di Partinico, Maniaci l'anno scorso era stato minacciato da un figlio di un boss della famiglia dei Vitale, detti "Fardazza", da lui più volte criticati e attaccati durante i telegiornali.
"Tutto nasce da una denuncia anonima fatta in realtà da un collega invidioso della mia popolarità. Non è la prima volta che mi trovo sotto processo per esercizio abusivo della professione. A luglio sono stato assolto dalla stessa accusa. Chiarirò tutto anche questa volta". Così Maniaci ha commentato la notizia del suo rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione.
"Produrrò la sentenza che mi ha già scagionato", ha aggiunto, precisando che il direttore della tv locale è Riccardo Orioles.
"In occasione dell'ultima intimidazione - ha proseguito - il presidente nazionale dell'Unci mi ha dato la tessera onoraria dell'associazione. Questo vorrà pur dire qualcosa".
Maniaci, infine, ha spiegato che non ha mai chiesto l'iscrizione all'Ordine dei giornalisti "per mancanza di tempo".
(30 marzo 2009)
da www.repubblica.it
postato da: carcarazzo | 11:52
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mercoledì, 18 marzo 2009
I SOLDI DELLA MAFIA
Marcello Trapani era stato arrestato a settembre, con l’accusa di associazione mafiosa, per essersi occupato degli affari dei padrini di Palermo. A incastrarlo erano state le intercettazioni del nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza. Adesso collabora con i magistrati
di Salvo Palazzolo
Era finito in carcere a settembre con un accusa pesante, associazione mafiosa: da qualche settimana, l’avvocato dei boss Lo Piccolo, Marcello Trapani, 39 anni, è diventato un collaboratore di giustizia. Ha deciso di svelare ai magistrati della Procura di Palermo i segreti dei padrini di Tommaso Natale, diventati i mafiosi più influenti di Cosa nostra siciliana dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, avvenuto nell’aprile 2006. Per conto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo Trapani curava il reinvestimento dei soldi sporchi provenienti dal racket delle estorsioni: 8 milioni di euro sarebbero finiti a Chioggia, in Veneto, per la realizzazione di un complesso residenziale. Questa mattina, è scattato il primo arresto, eseguito dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria: in manette è finito Pietro Mansueto, 48 anni, ritenuto uno dei prestanome dei Lo Piccolo. Ufficialmente, era solo un dipendente di Mc Donald’s, ma avrebbe gestito diverse proprietà immobiliari per conto dei boss.
Le dichiarazioni di Trapani restano ancora top secret, l’arresto di Mansueto sarebbe solo il primo passo di una maxi inchiesta sul tesoro di Cosa nostra, che il legale palermitano aveva iniziato a gestire dopo l’arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo (novembre 2007), per evitare ai padrini la scure dei sequestri. A coordinare l’indagine è un pool di magistrati, costituito da Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola. Sono tanti i segreti di cui sarebbe depositario l’ormai ex legale: era stato ripreso da una telecamera nascosta dai finanzieri nel suo studio mentre incontrava uno dei figli di Lo Piccolo ancora in libertà, Calogero. In un’occasione fu intercettato addirittura mentre cedeva un giubbotto antiproiettili. Ma era soprattutto uno l’argomento di discussione, gli investimenti dei padrini.
Quando si arrivava ai temi più delicati, l’avvocato e il rampollo del boss smettevano di parlare e si scambiavano dei pizzini. Quei biglietti finivano poi nel cestino. Ma i finanzieri sono andati a recuperarli nel cassonetto di fronte allo studio di Trapani, dopo che la signora delle pulizie aveva finito il suo turno
postato da: carcarazzo | 09:36
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mercoledì, 11 marzo 2009
Espulsione per il giudice "lumaca"
La Cassazione ha dato il via libera per la "rimozione dall'ordine giudiziario" di Edy Pinatto, il magistrato che ha impiegato otto anni per depositare una sentenza sulla criminalità gelese, provocando la decorrenza dei termini di custodia cautelare
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ROMA - La Procura della Cassazione, rappresentata da Marco Pivetti, ha dato il via libera alla conferma della "rimozione dall'ordine giudiziario" di Edy Pinatto, il giudice che ha impiegato otto anni per depositare una sentenza sulla criminalità organizzata di Gela, provocando la decorrenza dei termini di carcerazione cautelare.
I provvedimenti depositati in ritardo da Pinatto riguardavano il processo "Grande Oriente".
Pivetti ha chiesto la conferma della decisione disciplinare emessa dal Csm lo scorso 7 luglio. Dopo essere stato giudice a Gela, Pinatto era stato trasferito a Milano. Lo scorso 30 giugno il gup di Catania lo ha condannato ad otto mesi di reclusione per omissione di atti d'ufficio, sempre in relazione ai ritardi nel deposito delle sentenze sui boss.
La decisione delle Sezioni unite civili di piazza Cavour - che si occupano tra l'altro dei processi disciplinari dei magistrati - si conoscerà entro un mese.
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10/03/2009 da www.lasicilia.it |
postato da: carcarazzo | 10:53
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martedì, 20 gennaio 2009
L´ipermercato e la mafia: condanne a raffica
Otto anni e mezzo all´ex sindaco di Villabate, sette all´imprenditore Marussig
di Alessandra Ziniti
Il centro commerciale non si è mai fatto, ma per il patto di ferro che politici, imprenditori e professionisti avevano stretto con i mafiosi di Villabate per la realizzazione di un grande ipermercato che avrebbe portato affari, posti di lavoro e potere, il conto pagato è stato caro.
Sono condanne per quasi mezzo secolo di carcere quelle che i giudici della quinta sezione del Tribunale, presieduta da Patrizia Spina, hanno inflitto ieri pomeriggio condannando tutti e sette gli imputati del processo, così come avevano chiesto i pm Nino Di Matteo e Lia Sava. Un processo nato dalle dichiarazioni di Francesco Campanella, esponente politico, consulente ma anche affiliato alla "famiglia" mafiosa di Villabate che, dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare raccontando anche il viaggio di Bernardo Provenzano a Marsiglia per un intervento chirurgico.
La pena più alta è stata inflitta a Giovanni La Mantia, considerato un mafioso di Ciaculli ma molto vicino anche alle "famiglie" di Villabate, che ha avuto dieci anni con l´accusa di associazione mafiosa. Condanna pesante, otto anni e sei mesi, per concorso esterno all´ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, mentre gli architetti Antonio Borsellino e Rocco Aluzzo hanno avuto rispettivamente sette e otto anni di carcere, entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna a sette anni per l´imprenditore romano Paolo Pierfrancesco Marussig, titolare della società Asset Development e imputato di corruzione aggravata dall´aver favorito Cosa nostra.
Quattro anni li ha avuti Giuseppe Daghino, anche lui socio della Asset, accusato di corruzione semplice; quattro anni e mezzo sono stati inflitti all´ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, imputato di riciclaggio per aver girato attraverso una sua società all´estero la prima tranche della somma che la Asset aveva pagato per oliare i meccanismi dell´approvazione del piano commerciale da parte degli organismi amministrativi. I giudici del Tribunale hanno accolto l´impianto accusatorio secondo il quale l´imprenditore romano Marussig, interessato alla costruzione del centro commerciale, avrebbe stretto un patto con la cosca capeggiata dal boss Nicola Mandalà, uomo del capomafia Bernardo Provenzano.
La mafia avrebbe assicurato il consenso alla vendita dei proprietari dei terreni sui quali sarebbe dovuta sorgere la struttura e le necessarie modifiche del piano regolatore comunale, grazie ai contatti strettissimi tra Mandalà e l´allora sindaco Carandino. In cambio le cosche avrebbero ottenuto la scelta del 30 per cento delle ditte che avrebbero dovuto eseguire i lavori e gestire i negozi dell´ipermercato e l´imposizione del 20 per cento dei dipendenti da assumere. A mediare il rapporto tra il clan e la Asset, che aveva il compito di sviluppare il progetto, sarebbero stati, tra gli altri, i due architetti condannati, Aluzzo e Borsellino. Per ottenere l´appoggio presso l´amministrazione locale, poi, l´impresa si sarebbe impegnata a versare una tangente di 300 milioni di lire.
Il collettore della tangente sarebbe stato proprio l´attuale collaboratore di giustizia Francesco Campanella, ex presidente del Consiglio comunale, poi consulente del sindaco Carandino. E ora, come ha annunciato il presidente Spina, rischiano un processo per falsa testimonianza tre testimoni proprietari di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il centro commerciale. Il procuratore Francesco Messineo commenta: «È una sentenza molto importante perché conferma che esiste uno spazio di affermazione di responsabilità per il concorso esterno in associazione mafiosa, sulla cui configurabilità ci sono state di recente molte polemiche».
postato da: carcarazzo | 12:19
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mercoledì, 14 gennaio 2009
Revocato 41 bis al boss della Noce
I giudici del Tribunale di sorveglianza di Roma hanno annullato la misura di carcere duro inflitta allo stragista palermitano Mimmo Ganci, ritenuto responsabile di una quarantina di delitti
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ROMA - I giudici del Tribunale di sorveglianza di Roma hanno annullato il 41/bis, il carcere duro, al boss stragista Mimmo Ganci, figlio del capomandamento della Noce, Raffaele Ganci, stretto alleato di Totò Riina.
Il mafioso è detenuto nel carcere romano di Rebibbia perché deve scontare condanne all'ergastolo, molte delle quali definitive, in particolare per le stragi ed alcuni delitti eccellenti compiuti in Sicilia. Ganci è accusato di oltre quaranta delitti.
Nei mesi scorsi, i difensori del killer avevano chiesto al Tribunale di sorveglianza l'annullamento del carcere duro che è poi stato accolto dal Tribunale. Ganco, condannato anche per la strage di Capaci, ha trascors il Capodanno da detenuto "normale", senza il carcere duro previsto ai boss mafiosi.
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13/01/2009 tratto da www.lasiciliaweb.it |
postato da: carcarazzo | 11:51
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