[contromafia]
 

lunedì, 31 marzo 2003

COMMISSIONE SU TANGENTOPOLI

Ha ragione chi invoca una commissione d'inchiesta su tangentopoli che faccia finalmente chiarezza sulle trame oscure della così detta prima Repubblica.

Da allora troppe cose sono rimaste insolute, pronte a riemergere alla minima dichiarazione sul comportamento dei giudici e/o dei politici.

Mi viene in mente il monito di Gherardo Colombo quando diceva che "non tutto è stato detto, non di tutti si è detto, per mantenere un forte potere ricattatorio nei riguardi del sistema politico della così detta seconda Repubblica.

Aggiungo, così come mi giungono, le parole di un noto esponente dell'allora partito di governo: "tutto il sistema politico della prima Repubblica ha compiuto le stesse cose, magari con gradazioni diverse ma tutto il sistema, anche quello non politico, imprenditoriale ed altro".

Una legge, non un colpo di spugna. Altrimenti ci dovremmo tenere una sfilza di persone che non solo non hanno fatto i conti con tangentopoli ma addirittura su quel dato momento storico c'hanno costruito carriere politiche, rendite di posizione; c'hanno fatto il salto di qualità a tre gradini alla volta, mentre, invece andavano presi e rivoltati come un calzino, processati, condanati e sbattuti in galera.

Dunque,non l'Italia da rivoltare ma alcune sue pedine, non solo i potenti ma coloro i quali all'ombra dei palazzi magari talpeggiavano per loro.

Ecco l'errore, a mio avviso, dei magistrati di mani pulite, dovevano partire dalla base, dal sottobosco e da lì risalire ai vertici mentre invece hanno peccato di presunzione, preferendo il procedimento inverso, lasciando il proletariato del potere con le mani libere per compiere altre nuove malefatte, insabbiare, impastare, spiare e riferire a quei potenti che poi li hanno ripagati sfacciatamente alla luce del sole.

postato da: carcarazzo | 22:15 | commenti

giovedì, 27 marzo 2003

PACE NEL MONDO MA GUERRA ALLA MAFIA

Anch'io sono per la pace in Irak, in Cecenia, in Rwanda e ovunque ci sia un focolaio di guerra più o meno noto.

Ma nel mio animo sono anche un guerrafondaio insanabile perché è bene che tutti noi pacifisti non ci dimentichiamo di essere anche guerrafondai dell'unica guerra che questo Stato, questa Repubblica, questo Governo(?) e tutti noi non dobbiamo mai dimenticare di dover combattere: la GUERRA contro la MAFIA.

Ho paura che molti se la siano dimenticata questa guerra, eppure bastano poche cifre per renderci conto di quello che rappresenti: più di 10 mila vittime negli ultimi decenni.

Il loro Saddam Hussein ( Bernardo Provenzano) latitante da più di 40 anni, con a disposizione un esercito di 17.500 arruolati e dieci volte tanti fiancheggiatori ( dati della commissione parlamentare Antimafia).

La macchina bellica di Cosa Nostra è la prima in Italia per fatturato 109 mila miliardi di giro d'affari e 400 mila miliardi di patrimonio.

Un esercito che disponeva e dispone di campi di concentramento, nel cuore delle nostre città, dove relegare i prigionieri.

Che dispone di camere di tortura dove convincere i nemici a parlare e vasche piene di acido dove sciogliere i reticenti.

Tutto ciò vi ricorda qualcosa ?

Allora, lancio un invito spassionato ai potenti di questa terra e a voi corregionali siciliani chiedo un piccolo sacrificio.

Chiediamo loro se dopo aver archiviato la pratica con il dittatore Saddam Hussein, vengano a bombardare, con le loro bombe intelligenti, anche la Sicilia al fine di liberarci definitivamente dalla dittatura della mafia.

Un piccolo sacrificio e saremo finalmente liberi per sempre da questa piaga.

carcarazzo

postato da: carcarazzo | 11:53 | commenti

lunedì, 24 marzo 2003

A MINO PECORELLI

Grazie Mino, il tuo sacrificio non è rimasto impunito; anche se ci sono voluti 24 anni, va bene lo stesso; vuol dire che vale la pena di lavorare per la ricerca della verità.

Ci hai tramandato a non credere alle prime cose che ci dicono; anzi, che la prima versione "ufficiale" è sempre quella non veritiera.

Hai contribuito ad alimentare la "maledizione di Moro" ed a questa si è aggiunta la "maledizione di Mino" e tante altre se ne aggiungeranno. Perché per ogni Pecorelli morto, altri 10, 100, 1000, ne nascerano.

Ognuno nel suo piccolo faccia il suo dovere e le verità, prima o poi, verrann fuori (e saranno molto collegate tra loro) anche quelle più scomode.

Finalmente ce l'hai fatta, un mistero lo hai risolto, che sia l'inizio di una lunga serie, sperando che non si debba pagare ogni volta con la vita e sperando che tante altre morti di giornalisti, come te, vengano finalmente risolte.

Con affetto, un ammiratore

carcarazzo

postato da: carcarazzo | 23:35 | commenti

martedì, 18 marzo 2003

GLI AMICI DI PAPA'

Gli amici di papà sono tutte importanti e brave persone.

Il più importante di tutti è stato accusato di omicidio e di associazione mafiosa; il secondo, in ordine di importanza è stato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Un altro, che costruiva i palazzi è stato accusato di corruzione, di riciclaggio e dell'immancabile 416 bis.

Poi ce ne sono tanti altri ancora più o meno con le stesse accuse e alcuni di questi sono stati anche già condannati definitivamente.

Anche mio padre è stato accusato dai magistrati ma solo di corruzione e poi è morto mentre lavorava e non c'è stato il tempo di fare il processo.

Anche un altro amico di papà, molto importante, è morto, anzi non è morto veramente lo hanno ammazzato.

Di quest'uomo mi ricordo, quelle poche volte che l'ho visto, che aveva i capelli bianchissimi e non parlava mai, non andava mai in televisione, al massimo, come la vecchia tradizione del suo partito insegnava, sussurrava all'orecchio di mio padre e degli altri suoi amici e lo faceva coprendosi con una mano la bocca per non far vedere quello che diceva.

Non come certi politici di oggi che si fanno beccare a parlare a sproposito davanti le telecamere spente o che si fanno leggere il labiale.

Fin da quando ero piccolino avevo uno spiccato senso per la ricerca della verità infatti quando poi sono cresciuto tutti mi dicevano che ero un "rompi coglioni"

Oggi invece, che sono più grande dicono che sono un pazzo perché dove sono nato io chi cerca la verità (anche se non la dice) è un pazzo che vuole morire ammazzato e prima o poi finirà che mi ammazzeranno davvero e quindi questo è come se fosse il mio testamento storico che voglio lasciare in eredità a tutti i bambini curiosi come me.(continua)

carcarazzo

postato da: carcarazzo | 21:46 | commenti

lunedì, 17 marzo 2003

Dedicato ad Aldo Moro

Cari Maria Fida e Giovanni,

perché piangi papà ?

Mi sono più volte chiesto da dove cominciare il mio racconto di figlio di partito e dopo una lunga ricerca nell'intercapedine della mia memoria, ritengo che il momento più importante possa essere quello dell'omicidio di un importantissimo amico di papà.

Di quel pomeriggio ricordo una tensione particolare, eravamo ospiti a casa d'amici, in un dopo pranzo sonnacchioso tipico di quelle giornate primaverili del profondo sud.

Quando la televisione diramò la notizia cadde sui grandi un silenzio di piombo che colpì anche noi piccoli (altrimenti chiassosi).

Credo di poter sintetizzare la situazione dicendo semplicemente questo: fu l'unica volta che vidi piangere mio padre.

Dopo tanti anni mi sono fatto la mia personalissima convinzione che con quell'omicidio si segnò la fine di un certo modo di fare politica e ne cominciò un altro.

Per qualche anno la foto in bianco e nero di quell'uomo rimase appesa ai muri delle segreterie del partito, delle segreterie personali, accanto al Cristo, poi fu rimossa.

Si assiste al prevalere della politica imprenditoriale, che il moralismo di quell'uomo non avrebbe consentito; la politica "più implicata" prende il sopravvento su quella "meno implicata".

Invece, dopo quell'omicidio tutta la politica si fa imprenditrice e chi non si adegua si estingue, deve cambiare mestiere oppure si deve accontentare di essere relegato ai margini della politica.

Prima o poi, si finiva per essere travolti da quella degenerazione del partito.

Non che prima non ci fossero i politici alla corte dei potentati economici ma dopo quel giorno a salire nei "salotti buoni" dell'imprenditoria e della finanza italiana ed internazionale sono i pezzi grossi della politica italiana, i quali capiscono che per battere la concorrenza hanno bisogno dell'aiuto della pecunia, del vil danaro, delle tessere e di tutto quello che ciò comporta.

Nascono le "lobby", si consolidano quelle esistenti; da ora in poi tutto è concesso pur di conservare il potere.

Anche mio papà ha dovuto cambiare il suo modo di fare politica, nuova corrente, nuovi amici, meno famiglia e più partito, meno casa e più Roma, perennemente convocato dai capi che lo mandano a sedare le continue liti tra i due galli irascibili dello stesso pollaio.

E allora su e giù dall'aereo tra la capitale d'Italia e le due capitali di quell'isola a noi tanto cara ma allo stesso tempo dispensatrice di tanti dolori, di tanti pensieri ma anche di tanto consenso popolare e per questo meritoria di molta attenzione e di molti soldi.

Ancora non sapevo che i miei ricordi d'infanzia sarebbero stati spesso turbati dalle morti di questo o quell'amico di papà caduti sul campo di battaglia.

Morti meno altisonanti ma non meno importanti nei miei ricordi.

Non dimenticherò mai, ai tempi del liceo, quel pomeriggio in cui mio papà fu raggiunto dall'infausta notizia della morte di un suo caro amico e collega, caduto "accidentalmente" dalla finestra.

Ricordo le parole di mio papà:"Lo abbiamo lasciato solo".

Anni dopo, ormai universitario, vi fu l'omicidio di un altro amico di papà, freddato in una mattina come tante, in cui ci si alza chi per andare al lavoro, chi a scuola, chi all'università e chi, invece, ad essere amazzato sotto casa come un cane, senza clamori, senza strepiti e senza scorta.

"Addio, uomo forte e pericoloso".

Chissà come sarebbe andata a finire se mio padre fosse arrivato puntuale all'appuntamento, avrebbero ucciso ance lui ? forse no, perché in quello strano omicidio, i killers hanno lasciato in vita un testimone, il guidatore dell'auto della vittima; fatto a dir poco insolito nei delitti di mafia.

In altre occasioni, sfortunatamente per chi era presente, non andò così.

Quel giorno mio padre, poi mi confessò, si chiese se valeva veramente la pena di morire ammazzati così; per dei giochi di potere, dei vezzi, delle "distrazioni" commesse da quei capi intenti a guerreggiare tra loro come tanti bambinetti davanti ad una battaglia navale senza esclusioni di colpi, seduti sulle loro comode poltrone romane, ben lontani dalle zone di pericolo che loro stessi avevano, volontariamente e/o omissivamente contribuito a creare.

Ritengo che all'interno del partito se lo siano posti in molti quest'interrogativo, tanto che non fu facile sostituire quell'amico di papà; per la prima volta, non c'era più, dietro la porta del principale, una lunga fila di aspiranti bracci destri, quel ruolo in Sicilia, era diventato particolarmente scomodo.

Dopo quest'omicidio non ricordo chi disse che "la terra avrebbe tremato".

E di lì a poco la terra tremò veramente.

Tanti altri amici di papà sono morti ammazzati, questi sono quelli di cui ho più vivo il ricordo; per averli vissuti a stretto contatto di papà, per avergli letto negli occhi tutta la sofferenza, tutta l'angoscia, tutta l'impotenza di chi, pur essendo parte di quell'ingranaggio non poteva fare niente per incepparlo, per arrestarlo, per farlo ritornare alla ragione.

Per dirla con Epicuro, in molte di queste storie, c'è chi vi ha assistito impotente, volendo ma non potendo; c'è chi vi ha assistito perversamente, potendo ma non volendo.

Mi dispiace non aver potuto inserire tutti gli amici di papà morti sul campo; io non sono uno storico, né un giornalista investigativo; non me ne vogliate.

postato da: carcarazzo | 20:36 | commenti

sabato, 15 marzo 2003

Tonino, Tonino !

Dovevi fare come il Conte Camillo Benso di Cavour, fare l'Italia pensandola al nord ma partendo dalla Sicilia ed esattamente da Marsala o giù di lì, fosse stata anche Porto Empedocle, Realmonte, o San Leone (che per chi non lo sapesse è la spiaggia di Agrigento).

Tu lì dovevi sbarcare per rifare l'Italia; in primis perché non avresti avuto tutti i guai che hai avuto e in secondo luogo perché ti saresti tolto tante di quelle belle soddisfazioni ma tante di quelle belle soddisfazioni che nemmeno te lo puoi immaginare, anzi, forse te lo immagini.

Non tutto è perduto, ci vorrebbe un altro Rosario, un altro Giovanni, un altro Paolo e chissà che i contenuti poi non arrivino velocamente proprio tramite questa nuova invezione mediatico interattiva che oggi rappresenta internet. Del resto uno quì puo confessare le proprie idee, può svolgere le proprie "indagini parallele" ( che so di certo dare "loro" tanto fastidio), può dare suggerimenti, aprire nuove ipotesi investigative. Ad es. secondo il mio modesto parere, la prima cosa da fare è acchiappare le talpe che sono tante, insospettate e insospettabili, sempre pronte a talpeggiare per i potenti di turno e per chi le paga. E' un malcostume diffuso, che spesso inaridisce le indagini al loro nascere e le svuota di molti contenuti che, altrimenti, avrebbero potuto essere interessanti. Inoltre, quello della individuazione delle talpe, in ogni settore, è compito più facile di quello che sembri, ci si può applicare ogni singolo cittadino volenteroso ed attento; non deve diventare una psicosi ma ci si può applicare un pò tutti.

Il nostro compito di cittadini non è quello di ricercare i grandi manigoldi ma, più semplicemente quello di occuparci dei pesci piccoli che poi pian pianino ci condurranno ai burattinai, magari dopo decenni ma prima o poi i collegamenti è il tempo, che è galantuomo, che ce li porrà dinanzi inaspettatamente.

postato da: carcarazzo | 13:55 | commenti