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lunedì, 28 aprile 2003

25 APRILE

Questo 25 Aprile desidero scrivere una lettera al legale del senatore a vita Giulio Andreotti, il Proff. Coppi, a pochi giorni dalla sentenza del processo d'Appello per concorso esterno per associazione mafiosa in quel di Palermo.

Qualche giorno fa il Proff. Coppi, in udienza, ha incalzato il neo pentito Antonino Giuffrè, nonché braccio destro del super boss latitante Bernardo Provenzano, chiedendogli di dire i nomi di quei magistrati, di quei funzionari, di quei rappresentanti delle forze dell'ordine che avrebbero aggiustato i processi per conto del senatore Andreotti.

Il pentito Giuffrè non le ha fatto nomi, si è limitato a dire che lui "sapeva del peccato ma non conosceva i peccatori" ma se vuole uno di quei nomi lo posso fare io, se insiste tanto.

Non so se ha lavorato per conto del senatore Andreotti ma sicuramente ha lavorato per conto di qualche democristiano andreottiano potente di Sicilia ed anche per qualche democristiano non andreottiano.

Questa persona sta così facendo, per ringraziamento, una brillantissima carriera; e dire che i politici di oggi consigliano ai giovani che vogliono fare carriera la laurea con il massimo dei voti, la specializzazione, un master all'estero, la conoscenza della lingua inglese a mena dito, la conoscenza di una seconda lingua, l'uso del computer e tanti soldi e tanto tempo per poter fare tutto ciò.

Questa persona, invece, la carriera la sta facendo soltanto perché trovandosi al posto giusto nel momento giusto ha TRADITO LO STATO PER SERVIRE IL POTENTE DI TURNO.

Lo insegni ai suoi studenti, lei che è Professore, per fare carriera non c'è bisogno di tutte quelle cose dette sopra, basta esser pronti a TRADIRE LO STATO PER SERVIRE IL POTENTE DI TURNO.

postato da: carcarazzo | 21:28 | commenti (2)

giovedì, 17 aprile 2003

IL  PROCESSO ANDREOTTI

Per "par condicio", dopo il processo Mannino, oggi parliamo del processo Andreotti; intanto vorrei ringraziare i miei pochi ma buoni e sopratutto esperti lettori della mia coscienza.

Il perché dell'importanza di una condanna, a mio avviso in questo processo c'è molto del prosieguo della lotta alla mafia, in quanto la mafia la si può sconfiggere eliminando quel fenomeno di favoreggiamento che le gira attorno, grazie alla complicità di chi ammiccando dall'angolo della strada o chiudendo un occhio nel proprio studio professionistico permette alla mafia di prosperare.

Condannando per concorso esterno il pluri presidente del consiglio si lancia un forte monito di censura all'operato della società favoreggiatrice, di quella società grigia, di quella mezza mafia, di quei mascariati che pur non essendo organici di cosa nostra, guadagnano con essa e quindi la difendono a spada tratta.

"Basta con questa criminalizzazione della Sicilia, della nostra città; Pelermo non è uguale mafia come vorrebbero far credere i giornalisti del nord e anche qualche traditore di giornalista del sud; così si finisce per fare il gioco della mafia; questo è sparare sulla croce rossa; chi vede la mafia ad ogni angolo di strada vuole la morte della nostra economia che invece è sana e in grande espansione e forse è proprio questo che inizia a dar fastidio agli industriali del nord".

Queste sono le classiche parolone usate dai fiancheggiatori di cui sopra, che oggi pronunciano la parola mafia ma fino a qualche anno fa non la pronunciavano nemmeno perché a loro avviso non esisteva, per cui la sostituivano con parole come: criminalità organizzata, delinquenza comune e addirittura qualcuno parlava di terrorismo.  

Quì non si vuole affatto criminalizzare un'intera popolazione, né tanto meno un'intera isola o mezza Italia perché nel caso specifico di Palermo, città di 700 mila persone, è a circa 1500, 2000 persone che noi vogliamo fare riferimento.

Queste persone, molte delle quali non hanno mai votato per la DC, gioiranno per l'assoluzione e tireranno un sospirone di sollievo; se invece il senatore dovesse essere condannato, grideranno allo scandalo e senza aver mai letto una riga del processo, asseriranno che la giustizia in questo paese è morta.

Perché sono sicuro di tutto ciò ? perché pur essendo ciociaro Andreotti ha fatto come avrebbe fatto una di quelle 2 mila persone di cui parlavo sopra cioé non si è mai accorto di nulla; l'uomo più informato d'Italia dei misfatti dei suoi nemici, non sapeva nulla dei misfatti dei suoi amici.

E' proprio vero che la saggezza popolare insegna, che spesso vale più un proverbio di un 30 e lode all'università, infatti in questo caso è opportuno citare "dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio"

 

  

 

 

postato da: carcarazzo | 18:22 | commenti

martedì, 15 aprile 2003

IL PROCESSO MANNINO

Oggi Filippo Carcarazzo ha voluto intervistare per voi, sparuti ma buoni lettori, il figlio della buonanima dell' On Salvatore Sciangula che, per chi non lo sapesse è stato indicato dall'ex ministro Calogero Mannino come colui il quale ha ordito il processo contro di lui, quello per concorso esterno in associazione mafiosa, del quale in questi giorni a Palermo è iniziato l'appello.

- CARCARAZZO: signor Sciangula, suo padre è morto nel 1995 è non ha potuto ribattere alle dichiarazioni di Mannino, lei ha qualcosa da dire in proposito?

- ALFONSO SCIANGULA:da amante della storia non so se piangere o ridere; non ho idea di cosa potranno mai leggere tra 50 anni i nostri nipoti della storia di oggi. Magari di Tangentopoli e dei così detti processi eccellenti studieranno che sono stati due "fenomeni giudiziari imbastiti da alcune toghe rosse milanesi e a Palermo da altrettante toghe rosse con l'apporto del democristiano e andreottiano On. Sciangula". Dico ma stiamo scherzando ? Almeno il senatore Andreotti ha avuto più fantasia gridando al "complotto internazionale", alla "multinazionale ebraica"; Mannino, invece, ha optato per il "complotto casareccio" tutto giurgintano, per impadronirsi del potere all'ombra del Tempio di Giunone.

-CARCARAZZO: Mannino indica in suo padre il principale oppositore della sua politica, lei cosa ne pensa di tutta questa inimicizia ? in fondo non erano tutti e due democristiani ?

- ALFONSO SCIANGULA: intanto, che era una inimicizia di "facciata", infatti alle elezioni regionali del 1991, noi a Palermo votammo tutti per il candidato manniniano numero uno cioè Totò Cuffaro.Ufficialmente avremmo dovuto votare per gli andreottiani ed invece quella mattina mio padre (me lo ricordo come se fosse oggi) mi indicò con il dito indice il nome Cuffaro sulla lista e senza aggiungere altro si portò il dito alla bocca in segno di silenzio. Della serie, "si vota per questo ma non si deve dire". Perdonami papà se dopo 12 anni ho tradito la tua consegna del silenzio ma l'ho fatto per una causa nobile: la Verità. Per quanto riguarda la sua seconda domanda, certo che erano tutti e due democristiani, ufficialmente di due correnti diverse Mannino demitiano mio padre andreottiano ma vede, in verità queste distinzioni spesso erano solo per la tanto bistrattata pubblica opinione. Ad esempio, noi andavamo in vacanza tutti insieme sia a ferragosto che a capodanno con la famiglia Mannino ma non siamo mai andati in vacanza con alcun andreottiano.E la vacanza si sà, che per il politico è sacra.

-CARCARAZZO: ma allora il "rinnovamento" voluto da De Mita era tutto fumo negli occhi degli elettori ?

- ALFONSO SCIANGULA: no, tutto no, servì ad esempio per emarginare chi negli anni si era notevolmente compromesso e poi per silurare a convenienza chi "rompeva troppo", vedasi Pippo Campione nel 1985 che non fu riconfermato alla segreteria regionale del partito per volere di De Mita e con l'accondiscendenza di Andreotti, scilicet Lima.

- ALFONSO SCIANGULA: perché Mannino e non Campione ? perché Mannino non faceva la lista dei "buoni e dei cattivi" che è sempre stata una fissazione di Campione.

-CARCARAZZO: mi perdoni se le ricordo l'infausto evento ma Campione non è quello che accusò suo padre il giorno in cui morì in aula all' Assemblea Regionale ?

-ALFONSO SCIANGULA: Si.

pausa

-CARCARAZZO: mi scusi per la domanda.

-ALFONSO SCIANGULA: no si figuri, non è che non ne voglio parlare, anzi avrei molto da dire è da otto anni che non studio altro, mattina e sera dieci ore al giorno e che eravamo partiti da Mannino e ci troviamo a parlare di Campione, non ne vale la pena.

-CARCARAZZO: ritorniamo al processo Mannino, come se la spiega la levata di scudi in difesa degli imputati eccellenti ? veda quella in difesa del senatore Andreotti dopo la condanna di Perugia a 24 anni di galera per l'omicidio del gionalista Mino Pecorelli ?

-ALFONSO SCIANGULA: me la spiego con il fatto che nei così detti processi eccellenti le Procure si avvalgono dell'apporto dei medesimi collaboratori di giustizia e quindi nel momento in cui uno di questi viene creduto o smentito, gli altri imputati eccellenti si sentono, a seconda dei casi, delusi o felici.

-CARCARAZZO: come mai non aveva mai voluto commentare la dichiarazione di Mannino prima d'ora ?

-ALFONSO SCIANGULA: perché nessuno mi aveva chiesto di commentarla.

-CARCARAZZO: vuol dire che nessun giornalista l'ha contattata ?

-ALFONSO SCIANGULA: nessuno ma forse è stato meglio così, certe cose vanno prima digerite e poi commentate. Infatti, sono più contento così, di affidare le mie parole ad uno strumento che funge da "coscienza collettiva" come questo.

-CARCARAZZO: come pensa che avrebbe reagito suo padre dinanzi all'accusa di essere il deus ex machina del processo Mannino ?

-ALFONSO SCIANGULA: con una risata; avrebbe commentato che "è vero che la storia la scrivono i vincitori ma ciò non autorizza a chi ha vinto un processo in primo grado di scrivere la storia".

postato da: carcarazzo | 17:03 | commenti

giovedì, 10 aprile 2003

UN PEZZO DA NOVANTA

L'ultima volta vi ho parlato dei mafiosetti che imbrattano i cartelli stradali indicanti l'aeroporto Falcone Borsellino.

Oggi vi parlerò di un pezzo da novanta, uno di quelli che si sentono "il sale della terra"; tutto cominciò una sera quando una mia amica fu convocata, a seguito di alcuni polveroni giornalistici da lei sollevati, da un conoscente romano in un appartamento ai Parioli.

Questo signore le riferì di un messaggio proveniente dalla lontana Sicilia, da parte di un vecchio e noto avvocatone palermitano trapanese, di quelli citati nei libri della nostra storia patria, alla voce misteri-assassinii-affari sporchi.

Questo ottuagenario figuro faceva sapere alla signora "di starsene buona, lei e sopratutto quel facinoroso di suo figlio".

Riferitami questa storia, mi sono subito attivato per saperne di più su questo personaggio di cui avevo letto anni prima su alcuni libri, tramite internet sono venuto a conoscenza dell'operato di questo professionista che per 50 anni aveva imperversato nel mondo della politica e degli affari siciliani.

Poi ho tranquillizzato la mia amica, dicendole che le minacce che aveva ricevuto in realtà non provenivano da questo personaggio, non ce lo vedevo a mandare messaggi minatorii a più di 80 anni a una vedova, di un uomo, il marito, che con quei potenti non aveva mai sgarrato.

In realtà, dietro quelle minacce c'era una altro personaggio, anche questo un pezzo da 90 della politica siciliana, il quale in quell'occasione aveva millantato credito; e già, si fa millantato credito anche di questo, si usa il nome degli altri(perché fa più paura) per fare minacce, in modo che queste abbiano più efficacia e senza imbrattare il proprio nome.

Questo politico, già socio di quell'avvocatone in tutta una serie di attività imprenditoriali, una più strambalata e fallimentare dell'altra, aveva manifestato tutta la sua vigliaccheria in perfetto stile mafioso, della serie: "siccome io ho un processo in corso, statevene buoni e non vi lamentate di niente, vi rubano le cose ? zitti, non denunciate; vi insultano ? zitti e subite".

Ve lo avevo detto che la mafia è vigliacca.

postato da: carcarazzo | 22:05 | commenti (1)

martedì, 08 aprile 2003

L'ACQUA,LA MAFIA E L'AEROPORTO.

Tra qualche mese arriverà l'estate e per l'ennesimo anno ci sarà il problema di approvvigioamento idrico in Sicilia.

Che fare ? Io una ricetta l'avrei, mi basterebbe un elicottero ed una ruspa.

Partendo dal'aeroporto Falcone Borsellino, a proposito sapete che tale aeroporto è l'unico al mondo che cambia nome a secondo di dove è esposto il cartello stradale che lo indica ? Mi spiego meglio perché questa ve la voglio raccontare e poi riprenderò il discorso dell'acqua.

A Palermo i cartelli lo indicano, come è corretto che sia da quando gli è stato dedicato, con il nome corretto Aeroporto Falcone e Borsellino.

Provenendo da Bagheria il cartello sulla tangenziale lo chiama ancora con il vecchio nome di Aeroporto di Punta Raisi.

Mentre nei cartelli successivi riappare come Falcone Borsellino.

Ed infine, come per miracolo, a Villa Grazia di Carini, di nuovo Punta Raisi.

Mi chiedo perché tutto ciò ? Anzi, veramente una spiegazione io l'avrei, brutta ma l'avrei; non è che per caso in alcune zone il nuovo nome Falcone e Borsellino non è gradito a qualche boss del posto ? che magari in passato ha dato ordine di rendere illeggibili i cartelli con le indicazioni riportanti i nomi dei due magistrati simbolo della lotta alla mafia ?

Confidando che non sia così e che le amministrazioni dei Comuni competenti provvedano, magari con cartelli blindati, che il mafiosetto di turno impari a digerire, torniamo al problema dell'acqua.

Allora, partenza dall'aeroporto di Palermo e giro di tutta la Sicilia al fine di individuare tutti i laghetti abusivi che ci sono sull'isola e che con tubature ed allacci abusivi drenano il sistema idrico siciliano già precario di suo.

Poi si manda la ruspa a demolire il tutto ed il problema è risolto almeno dal punto di vista burocratico amministrativo.

Certo, poi c'è il problema politico sociale ma a quello ci devono pensare i politici che di quei proprietari di laghetti abusivi hanno preso i voti, magari con la promessa di chiudere ambedue gli occhi una volta eletti.

In effetti, tre laghetti li hanno individuati e chiusi, e gli altri ? Mi vengono in mente quelle rappresentazioni letterario cinematografiche in cui si raffigurava il mafioso che sguazza in un mare di acqua, a simboleggiare che in Sicilia l'acqua è potere,l'acqua è uno status simbol da esibire sgorgheggiante nei giardini, nelle campagne, nei pozzi e nei laghetti uso irriguo e non, in quest'ultimo caso per finalità più o meno voluttuarie.

Qualcuno se ne è lamentato di queste rappresentazioni televisive, di queste Piovre che danneggiano l'immaggine della nostra bellissima isola, che esagerano ed esacerbano gli animi.Poi un giorno leggo che a pochi chilometri da Palermo hanno sequestrato un laghetto abusivo con fontanella sempre aperta ad un noto mafioso della terra ferma (Giovanni Brusca) e non dell'etere.

La realtà supera sempre la fantasia, come diceva il nostro Luigi Pirandello; sempre citando il grande scrittore giurgintano i morti sono i "pensionati della memoria", a ribadire l'importanza di quei cartelli stradali riportanti i nomi di due martiri della Sicilia, nostra memoria storica che qualcuno evidentemente vuole cancellare.

postato da: carcarazzo | 23:25 | commenti

lunedì, 07 aprile 2003

DEDICATO AL GENERALE CARLO ALBERTO DALLA CHIESA

"La mafia è vigliacca"

                               Carlo Alberto Dalla Chiesa.

 

DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE...........

Un giorno un amico di papà gli chiese

- perché non vuoi fare il presidente della regione ?

mio papà non rispose, si limitò a fare un gesto semplice con il dito indice e con il pollice, a simboleggiare il "ferro".

Dopo tanti anni ho capito cosa volesse dire, che per ricoprire quella carica bisognasse parlare a quattrocchi con il capo della mafia.

postato da: carcarazzo | 01:04 | commenti