[contromafia]
 

giovedì, 29 maggio 2003

TALPA ALLA DIA

C'era una talpa alla Dia, che nel '93 '94 avvertiva i boss della mafia della imminente cattura, in modo che se la potessero dare a gambe. Emerge dalle rivelazioni di un collaboratore di giustizia Salvatore Facella.

Inutile aggiungere che da questo modesto pulpito è da più di un anno, ora su splinder prima in altra sede, che non si fa altro che suggerire l'investigazione su questo terribile fenomeno di corruzione, spesso causa dell'insuccesso del lavoro di tanti colleghi onesti.

Le talpe sono una vera mina per le istituzioni di questo paese; inoltre per il vil denaro o per altre tipologie di emolumenti (quì la fantasia si può sbizzarrire e si va dalla vacanza in villa al bel posto di lavoro per qualche familiare, magari la moglie), si mette a repentaglio il lavoro ed i sacrifici di un intero ufficio o addirittura la vita di chi ti ha lavorato accanto per anni.

Basti pensare alla famigerata talpa che ha fatto la soffiata dell'arrivo di Giovanni Falcone a Palermo in occasione della Strage di Capaci; se ben ricordo si parlava di un informatore anche nel caso dell' omicidio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Spesso la talpa si limita a passare l'informazione, senza sapere in quale modo questa verrà utilizzata da chi lo foraggia ma ciò non lo esula da responsabilità gravi, di concorso in omicidio, di concorso in strage o più semplicemente di concorso in corruzione o concussione, perché una talpa può essere utilizzata anche per intimorire, per sfiancare un avversario politico, un nemico.

Quante volte abbiamo assistito a fenomeni in cui un politico si è servito di pubblici ufficiali con tanto di divisa che andavano appresso a questo o quell'avversario politico, per spiarlo, per controllarlo, per irretirlo ? Quante volte ci siamo chiesti "ma quello da chi dipende dal suo ufficio o da quell'onorevole ?".

Eppure questi fenomeni continuano a sussistere imperterriti, spesso sfacciatamente alla luce del sole accecante della nostra bedda Sicilia, tutti fanno finta di niente, tranne poi scoprire, dopo anni di distanza, che alla Dia c'era una talpa, e tutte le altre ? quante volte abbiamo appreso dai giornali che la cattura di un pericoloso mafioso è svanita all'ultimo momento "per una fuga di notizie ?", e le indagini "vanificate da un informatore ?" e il computer violato alla Procura della Repubblica di Palermo al Pm Prestipino che raccoglieva le pesanti dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Nino Giuffrè ?

I cittadini pretendono delle risposte, altrimenti per quanto possano avere fiducia nelle Istituzioni, non si avvicineranno ad esse per fare una denuncia, per esporre i fatti di cui si è a conoscenza, in quanto hanno paura che il denunciato venga a sapere la sera stessa che stanno collaborando con gli inquirenti; e si sa che queste cose dalle nostre parti "non piacciono".

postato da: carcarazzo | 10:38 | commenti

lunedì, 26 maggio 2003

PROCESSO DELL'UTRI

Cominciamo a fare sul serio; la Procura della Repubblica di Palermo, oltre che alla ricostruzione della nascita di Forza Italia, si dovrebbe occupare di come si è svolto il voto di fiducia al Senato, al primo Governo Berlusconi, dopo le elezioni politiche del 1994. A breve ulteriori elementi.Andatevi a prendere la lista degli a..............

IL CARCARAZZO

postato da: carcarazzo | 17:40 | commenti

sabato, 24 maggio 2003

23 MAGGIO 1992 STRAGE DI CAPACI

Commemoriamo i martiri della Giustizia: Rocco Di Cillo, Giovanni Falcone, Antonio Montinaro, Francesca Morvillo, Vito Schifani.

Quel terribile anno 1992, l'anno più cupo della storia di questa giovane Repubblica; chi sarà in grado di interpretarlo nella maniera migliore, avrà in mano "la chiave del tutto".

Ora, però, senza vena polemica perché non è assolutamente il caso; vorrei permettermi di fare un appunto alla sorella del giudice Falcone, Maria Falcone.

Signora mia cara, lei deve stare più attenta su chi le comminano nelle interviste televisive; mi perdoni ma al di là dei misteri di questa benedetta Repubblica, ci sono anche delle certezze, di quelle con la C maiuscola, mi riferisco al fatto che uno dei due ex ministri con cui si è fatta vedere a fianco nella trasmissione di Rai Uno qualche pomeriggio fa, è stato votato e fatto votare in Sicilia ( elezioni politiche del 1986), anche su ordine delle stesse persone che hanno fatto trucidare suo fratello, sua cognata e tre uomini di scorta.

Insomma, lei queste cose le sa, noi le sappiamo ma tanti giovani no, e vedendola accanto a quei due francamente non oso immaginare che tipo di idea si siano fatti, della seria " ma erano accanto alla sorella di Falcone".

Con questo non vogliamo assolutamente dire che quelle due persone abbiano una qualche responsabilità in ciò che è successo ma in qualità di rappresentanti di quello Stato(targato 1992) che non ha "nella migliore delle ipotesi" saputo difendere suo fratello, lei non dovrebbe farseli accostare. Altrimenti perché al funerale di suo fratello e delle altre quattro vittime, le persone presenti, avrebbero voluto mangiarseli vivi i rappresentanti di quello Stato targato 1992 ?

Uno STATO, targato 1992, che non ha saputo difendere, a meno di due mesi di distanza, neanche Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta; a riprova che la piazza aveva visto giusto nel criticarli così pesantemente quei rappresentanti dello Stato targato 1992/1993.

postato da: carcarazzo | 22:12 | commenti

mercoledì, 21 maggio 2003

FALCONE: DARIO FO, NON VENGA CHI DELEGITTIMA LA MAGISTRATURA

  Appello firmato da un centinaio di cittadini democratici

Palermo, 21 maggio (Adnkronos)- Un accorato invito a non partecipare alle manifestazioni per l'undicesimo anniversario per la strage di Capaci a chi "in questi mesi si è reso protagonista di un'azione di delegittimazione dell'operato della magistratura, utilizzando l'attività legislativa per l'elaborazione di norme che riguardano più alla risoluzione di interessi personali che della collettività". Il primo firmatario dell'appello è l'attore Dario Fo, insieme con la moglie Franca Rame. Il documento, divulgato oggi, è firmato da altre centinaia di persone, tra cui Elio Veltri, Paolo Sylos Labini, Nicola Tranfaglia e altri intellettuali. "Il momento che viviamo( si legge nell'appello) e le prossime scadenze contingenti impongono la necessità di una presa di distanza da facili strumentalizzazioni. E ancora: "Falcone è nella memoria dei giusti, altri non devono appropiarsene".

Il carcarazzo sottoscrive in pieno l'appello del premio Nobel Dario Fo, sopratutto alla luce della sensazionale notizia di oggi secondo cui la Procura di Firenze ha iscritto nel registro degli indagati l'ex senatore Vincenzo Inzerillo (DC) per concorso in strage nell'ambito dell'inchiesta sui mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993.

postato da: carcarazzo | 20:52 | commenti (1)

martedì, 20 maggio 2003

LIBERO BRUSCA ...LIBERI TUTTI

Permettetemi di dire la mia sull' assegnazione agli arresti domiciliari del mafioso Enzo Brusca, ad avviso di chi la presenza dei fratelli Brusca aveva provveduto a segnalare all' opinione pubblica nelle zone dell'agrigentino ben prima della loro cattura, avvenuta nel maggio del 1996.

Ci tengo a precisare che in occasione di quella segnalazione un autorevole esponente dell'attuale governo allora mi definì un "tragediatore", nelle campagne di Agrigento si scioglievano i bambini nell'acido ed io ero un "tragediatore"; a mio avviso gli arresti domiciliari sono un eccesso inaudito, se pur ha potuto contribuire con il suo ravvedimento operoso alla ricostruzione di molteplici fatti delittuosi, gli arresti domiciliari sono un affronto a tutte le vittime di mafia.

Che rimanga in galera, magari con tutti i confort ma all'interno di un istituto circondariale, altrimenti viene meno il principio di legalità; che esempio diamo ai figli di quei rappresentanti delle forze dell'ordine morti nel loro intento di lottare contro le criminalità organizzate ? Cosa diremo loro quando saranno abbastanza grandi per capire ? Che papà non tornerà più a casa e che invece, uno di quelli che ha contribuito a renderlo orfano, può tranquillamante abbracciare i propri figli ?

Anzi, questo pentito avrà tutto il tempo a disposizione per poter stare con i suoi cari, mi sembra una stortura. Così, come mi sembra una stortura non permettere alla moglie del mafioso Salvatore Riina di raggiungere il marito nel periodo post operatorio.(Riina ha da qualche giorno subito un'importante operazione cardiaca). Mi sembra, uno Stato troppo buono nel caso Brusca e troppo integgerrimo nel caso Riina. Quando, proprio nel secondo caso lo Stato avrebbe dovuto consentire ad una moglie il ricongiungimento con il proprio marito in concomitanza di un evento come quello di un' operazione cardiaca.

E' proprio in questi casi che si deve dare al mafioso, che non ha mai avuto alcuna intenzione di collaborare con la Giustizia, la sensazione di uno Stato buono, di uno Stato che non è quel nemico numero uno da fare saltare in aria, magari un gesto di questo tipo avrebbe potuto fare riflettere il boss dei boss, che questo Stato non è un mostro dalle tante teste pronte a sbranare i "poveri contadini che hanno sempre lavorato", magari chissà, un pentimento può iniziare anche da questi piccoli gesti.

postato da: carcarazzo | 23:35 | commenti

domenica, 18 maggio 2003

LE LETTERE DI BERNARDO PROVENZANO

"Mio carissimo G. Con gioia, ho ricevuto il tuo scritto, mi compiaccio tanto, nei sendire, che godetti tutti di Ottima Salute. Lo stess posso dirti di me. Sapevo che vi avessivo dovuto vedere, con mm, e ora tu mi dai conferma che vi siete visti, per la vostra situazione in generale: Mi auguro una sengera, ecorretta collaborazione.Anche sè, abbiamo molte avversità, sia fuori che dentro di noi stessi, cercati di recuperare, il massimo del recuperabile.

Sendi io ascolto tutto quello che tu mi dici, mà non ti posso rispondere con precisione, se non in quello che capisco (Ferro) io non sò con precisione se ti riferisci ha Omissis...ho ad altro. Poi mi parli, che c'è qualcuno che hacercato di metervi in cattiva luce, con delle falsità, mà ha che cosa ti riferisci, parlando di F e voi tutti, e vuoi che si chiarisca, mà che cosa ? io non mi posso riaccapezzare, e non sò, se io ti posso essere di aiuto, mà là dove, tu crede che io ti possa essere di aiuto, ti prego di essere chiaro ha cosa specifica io ti possa aiutare, e s'è nelle mie possibilità ti aiuto......"

Non sono io che ho trascritto male ma le lettere di Bernardo Provenzano sono scritte propio così; lo so, sembra la lettera di Totò  e Peppino De Filippo in "Totò, Peppino e la mala femmina", vi ricordate ? quella di : " vengo con la mia a dirvi; punto, anzi no, due punti, facciamo vedere che abbondiamo".

Eppure uno degli uomini più potenti d'Italia si esprime così, questa è la realtà.

postato da: carcarazzo | 18:37 | commenti

giovedì, 15 maggio 2003

MIRACOLO A RAFFADALI

Sanguina la statua di Padre Pio, subito i fedeli sono accorsi numerosi e qualcuno ha esclamato "speriamo che sia acqua", purtroppo però, era sangue ed in paese l'entusiasmo si è subito stemperato.

Acqua, acqua, noi abbiamo bisogno di acqua, non di sangue, gridavano i fedeli con le bacinelle ed i bidoni già pronti per la raccolta del prezioso liquido; come li annaffiamo i campi e li laviamo i nostri bambini con il sangue di Padre Pio ?".

Per chi non lo sapesse, Raffadali è il natio borgo soleggiato che dette i natali udite udite, al Presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, più noto come Totò o Vasa Vasa( che tradotto vuol dire Bacia Bacia perché lui bacia tutti), devotissimo della Madonna di Lourdes, una che di miracoli se ne intende, infatti ha voluto omaggiare il piccolo Totino pane e vino e tramite l'intercessione di San Padre Pio, ha fatto arrivare questo lieto evento in quel di Raffadali.

A parte ogni scherzo, comunque la notizia è vera cioè e vero che è stato ritrovato sulla statua di Padre Pio un liquido di colore rosso, poi sta alla Magistratura di Agrigento, che ha avviato un'indagine, verificare cosa sia e chi ce lo ha messo.

Purtroppo, non è uno scherzo la cronica mancanza d'acqua in tutta la Sicilia e con l'estate alle porte la situazione si prospetta molto tragica, ci vorrebbe un vero miracolo; ma sopratutto quello che fa più angoscia è la rassegnazione dei miei correggionali. Nel recentissimo viaggio che ho fatto in Sicilia, ho parlato con amici i quali mi hanno detto queste testuali parole "no, quì per l'acqua non ci lamentiamo, noi ci reputiamo fortunati perchè arriva ogni tre giorni, ci sono paesi dove arriva una volta la settimana".

Comunque, ho visto giardini fioriti e lussureggianti e quando ho chiesto con che acqua li annaffiavano mi hanno risposto "con quella delle autobotti, la ordiniamo ogni settimana e ci riempiamo la cisterna del giardino ma la usiamo solo per annaffiare perché non ci fidiamo" ed io ho chiesto se la pagavano ?, "certo che la paghiamo mica ce la danno gratis" e quanto la pagate? "100, 150 mila lire".Quindi 4 volte a settimana facendo un rapido calcolo fanno 400 mila lire al mese, ho esclamato "se vuoi avere il giardino sempre verde !" mi sono sentito rispondere.

A questo punto mi chiedo ma l'acqua delle autobotti da dove arrivà dall'estero ? perché oltre a costare quattro volte tanto quello che costa l'acqua comunale; se in Sicilia l'acqua non c'è, da dove la prendono questi delle autobotti ? Oppure, non c'è per i poveri cittadini assetati ma c'è per chi ci ha messo sù il suo piccolo commercio idrico ?

Non è che per caso a questi che gestiscono il commercio delle autobotti San Padre Pio, di nascosto a tutti i siciliani, in quel di Raffadali, magari la notte quando tutti dormono e nessuno può vedere, gli lacrima acqua scrosciante da tutti i pori ?

postato da: carcarazzo | 17:51 | commenti

mercoledì, 14 maggio 2003

IL PROCESSO FANTASMA

Dopo il processo Mannino, dopo il processo Andreotti, oggi ci occupiamo del processo a Marcello Dell'Utri, il processo fantasma, quello di cui non si deve assolutamente parlare in televisione, "profilo basso" è stato il dictat.

E profilo basso è stato, anzi bassissimo, praticamente inesistente; e magari tutta questa bagarre sul processo Sme e sul processo Lodo Mondadori è soltanto una comoda ed utile copertura per non parlare del padre di tutti i processi riguardanti il gruppo Fininvest/Mediaset.

Ho letto la requisitoria della Procura della Repubblica di Palermo e secondo il mio modestissimo parere, il senatore Dell'Utri Marcello è veramente messo male, molto male; rispetto al processo Mannino ed al processo Andreotti, quì c'è quel Mangano Vittorio che pesa come un macigno.

Altro che stalliere, questa persona già prima che venisse assunta ad Arcore, sapete che faceva ? tagliava la testa ai cani, le metteva in delle scatole di cartone e le mandava alle cliniche private di Palermo, come intimidazione, al fine di estorcere denaro. E non era nemmeno intelligente perché usava le scatole del negozio di un tale che lo ospitava, tanto che gli inquirenti sono subito risaliti a lui e perquisendo il giardino della casa in cui il Mangano era ospitato, hanno trovato sepolti 11 corpi di cani decapitati.

Ma voi ve lo mettereste uno così in casa ?

postato da: carcarazzo | 18:07 | commenti

lunedì, 12 maggio 2003

IL CARCARAZZO E' IN VACANZA

Ieri sono stato al mare in quel di Sciacca (che per chi non lo sapesse è in provincia di Agrigento), ho fatto i tuffi dagli scogli di baia Macauda; domani vado a Vittoria (provincia di Ragusa), ho un amico che ha una barca al porto di Scoglitti. Poi in serata, conto di tornare a Capo Rossello.

 

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domenica, 11 maggio 2003

9 MAGGIO 1978

Si può fare informazione in tanti modi, alla Bruno Vespa "servitor di due padroni"; alla "sissignore" come Emilio Fede; alla "volta gabbana" come Guzzanti; alla "cambio bandiera" come Giuliano Ferrara; alla ormai "non conto un cazzo" come Maurizio Costanzo, che da picconatore della prima Repubblica si è ridotto a fare il domatore di scimmiette ammaestrate.

E si può fare informazione come l'hanno fatta GIUSEPPE IMPASTATO e MINO PECORELLI, morendo ammazzati forse per volere della stessa persona ? DON TANO BADALAMENTI + ALTRI.

Due delitti annunciati, il primo eseguito nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978 ed il secondo il 20 marzo 1979, a meno di un anno di distanza, a suggellare l'immunità e/o impunità (per un mafioso di rango non fa tanta differenza, l'importante è rimanere puliti) del primo delitto.

Di immunità, impunità, chiamatela come volete che tanto non fa differenza, oggi ce n'è tanta e se ne vorrebbe ancora di più. Per fare che cosa ? Altri delitti ? Altri depistaggi durati 20 anni ? Se è questo che volete allora votateli, vuol dire che continueremo a conoscere la verità (nella migliore delle ipotesi) dopo 25 anni dall'accaduto. Pertanto, per sapere tutto sulle stragi di Capaci e via D'Amelio ci diamo appuntamento al 2017-2018.

Oppure si fa come Peppino Impastato, facendo tutti i giorni controinformazione ante litteram, o si fa come Mino Pecorelli mettendosi già dal giorno dopo alla ricerca degli assassini di Aldo Moro.

postato da: carcarazzo | 11:52 | commenti

venerdì, 09 maggio 2003

DEDICATO AD ALDO MORO

Mi sono più volte chiesto da dove cominciare il racconto di figlio di partito e dopo una lunga ricerca nell'intercapedine della mia memoria, ritengo che il momento più importante possa essere quello dell'omicidio di un importantissimo amico di papà.

Di quel pomeriggio ricordo una tensione particolare, eravamo ospiti a casa d'amici, in un dopo pranzo sonnacchioso tipico di quelle giornate primaverili del profondo sud.

Quando la televisione diramò la notizia, cadde sui grandi un silenzio di piombo che colpì anche noi piccoli (altrimenti chiassosi).

Credo di poter sintetizzare la situazione dicendo semplicemente questo: fu l'unica volta che vidi piangere mio padre.

Dopo tanti anni mi sono fatto la mia personalissima convinzione che con quell'omicidio si segnò la fine di un certo modo di fare politica e ne cominciò un altro.

Per qualche anno la foto in bianco e nero di quell'uomo rimase appesa ai muri delle segreterie del partito, delle segreterie personali, accanto al Cristo, poi fu rimossa.

Si assiste al prevalere della politica imprenditoriale, che il moralismo di quell'uomo non avrebbe consentito; la politica "più implicata" prende il sopravvento su quella "meno implicata".

Invece, dopo quell'omicidio tutta la politica si fa imprenditrice e chi non si adegua si estingue, deve cambiare mestiere oppure si deve accontentare di essere relegato ai margini della politica.

Prima o poi, si finiva per essere travolti da quella degenerazione del partito. Non che prima non ci fossero i politici alla corte dei potentati economici ma dopo quel giorno a salire nei "salotti buoni" dell'imprenditoria e della finanza italiana ed internazionale sono i pezzi grossi della politica italiana, i quali capiscono che per battere la concorrenza hanno bisogno dell'aiuto della pecunia, del vil danaro, delle tessere e di tutto quello che ciò comporta.

Nascono le "lobby", si consolidano quelle esistenti; da ora in poi tutto è concesso pur di conservare il potere. Anche mio padre ha dovuto cambiare il suo modo di fare politica, nuova corrente, nuovi amici, meno famiglia e più partito, meno casa e più Roma, perennemente convocato dai capi che lo mandano a sedare le continue liti tra i due galli irascibili dello stesso pollaio. E poi la nuova corrente di papà, in Sicilia, ha bisogno di volti nuovi, presentabili, non compromessi e mio padre finisce per accettare.

E allora su e giù dall'aereo, tra la capitale d'Italia e le due capitali di quell'isola a noi tanto cara ma allo stesso tempo dispensatrice di tanti pensieri ma anche di tanto consenso popolare e per questo meritoria di molta attenzione e di molti soldi.

Ancora non sapevo che i miei ricordi d'infanzia sarebbero stati spesso turbati dalle morti di questo o quell' amico di papà caduti sul campo di battaglia. Morti meno altisonanti ma non meno importanti nei miei ricordi.

Non dimenticherò mai, ai tempi del liceo, quel pomeriggio in cui mio papà fu raggiunto dall'infausta notizia della morte di un suo caro amico e collega, caduto "accidentalmente" dalla finestra. Ricordo le parole di mio padre: "lo abbiamo lasciato solo".

Anni dopo, ormai universitario, vi fu l'omicidio di un altro amico di papà, freddato in una mattina come tante, in cui ci si alza chi per andare al lavoro, chi a scuola, chi all'università e chi, invece, ad essere ammazzato sotto casa come un cane, senza clamori, senza strepiti e senza scorta.

"Addio, uomo forte e pericoloso".

Chissà come sarebbe andata a finire se mio padre fosse arrivato puntuale all'appuntamento, avrebbero ucciso anche lui ? forse no, perché in quello strano omicidio, i killers hanno lasciato in vita un testimone, il guidatore dell'auto della vittima; fatto a dir poco insolito nei delitti di mafia.

In altre occasioni, sfortunatamente per chi era presente, non andò così.

Quel giorno mio padre, poi mi confessò, si chiese se valeva veramente la pena di morire ammazzati così; per dei giochi di potere, dei vezzi, delle "distrazioni" commesse da quei capi intenti a guerreggiare tra loro come tanti bambinetti davanti ad una battaglia navale senza esclusioni di colpi, seduti sulle loro comode poltrone romane, ben lontani dalle zone di pericolo che loro stessi avevano, volontariamente e/o omissivamnete contribuito a creare.

Ritengo che all'interno del partito se lo siano posti in molti quest' interrogativo, tanto che non fu facile sostituire quell'amico di papà; per la prima volta, non c'era più, dietro la porta del principale, una lunga fila di aspiranti bracci destri, quel ruolo in Sicilia, era diventato particolarmente scomodo.

Dopo quest'omicidio non ricordo chi disse che "la terra avrebbe tremato".

E da lì a poco la terra tremò veramente.

Tanti altri amici di papà sono morti ammazzati, questi sono quelli di cui ho più vivo il ricordo; per averli vissuti a stretto contatto di papà, per avergli letto negli occhi tutta la sofferenza, tutta l'angoscia, tutta l'impotenza di chi, pur essendo parte di quell'ingranaggio non poteva fare niente per incepparlo, per arrestarlo, per farlo ritornare alla ragione.

Per dirla con Epicuro, in molte di queste storie, c'è chi vi ha assistito impotente, volendo ma non potendo; c'è chi vi ha assistito perversamente, potendo ma non volendo.

postato da: carcarazzo | 11:40 | commenti

martedì, 06 maggio 2003

IL COMMISSARIO MONTALBANO

La signora dopo la morte del marito ritenne opportuno fare una denuncia contro "ignoti" in quanto si accorse della mancanza di alcuni effetti personali che il marito era solito portare con se, "chi lo conosceva sapeva che le tasche della giacca erano sempre ricolme di carte" asserì la signora.

Le suggerirono di recarsi alla caserma dietro il teatro Massimo di Palermo e di fare capo al maresciallo Omissis, che fino ad allora la signora non conosceva ma che le venne detto essere "persona amica".

La signora si fidò, d'altronde non aveva motivo di dubitare del consiglio che le venne impartito; fatto sta che il maresciallo fu presente, confermandole personalmente la buona amicizia che lo legava alla buonanima del marito.

Ancora, la signora non dubitava di niente e di nessuno, tanto meno degli amici del marito; fu per un vero caso che un bel giorno capì tutto, ebbe modo di aprire gli occhi.

Ma signora mia, propio lei che è vigatese, dal commissario Montalbano doveva andare, non dal maresciallo Omissis.

postato da: carcarazzo | 12:05 | commenti

lunedì, 05 maggio 2003

LE AUGURO BUON LAVORO PRESIDENTE ANDREOTTI.......

Un regista freddo, impenetrabile, senz dubbi, senza palpiti, senza mai un momento di pietà umana.E questi è l'on. Andreotti, del quale gli altri sono stati tutti gli obbedienti esecutori di ordini. Il che non vuol dire che li reputi capaci di pietà.Erano portaordini e al tempo stesso incapaci di capire, di soffrire, di aver pietà....

....Tornando poi a lei, on.le Andreotti, per nostra disgrazia e per disgrazia del Paese (che non tarderà ad accorgersene) a capo del governo, non è mia intenzione rievocare la grigia carriera. Non è questa una colpa.Si può essere grigi, ma onesti; grigi, ma buoni; grigi, ma pieni di fervore.Ebbene, on. Andreotti, è propio questo che Le manca. Lei ha potuto disinvoltamente navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile che è a milioni di anni luce lontano da Lei. Ma Le manca propio il fervore umano. Le manca quell'insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno, senza riserve, i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo. Lei non è di questi. Durerà un po' più, un po' meno, ma passerà senza lasciare traccia.

Le auguro buon lavoro, on. Andreotti, con il Suo inimitabile gruppo dirigente e che Iddio Le risparmi l'esperienza che ho conosciuto, anche se tutto serve a scoprire del bene negli uomini, purché non si tratti di presidenti del Consiglio in carica......

Il Presidente della Democrazia Cristiana  On. Aldo Moro

postato da: carcarazzo | 18:47 | commenti

venerdì, 02 maggio 2003

$$$$$$$$ MAFIA & APPALTI $$$$$$$

ATTENZIONE

 Lavori in corso !

Stiamo lavorando per voi

a breve la mappa degli appalti.

postato da: carcarazzo | 11:28 | commenti

OMICIDIO DI PIO LA TORRE E ROSARIO DI SALVO

Il 30 Aprile del 1982 vengono barbaramente assassinati in via Generale Turba a Palermo il segretario regionale del Partito comunista l'On. Pio La Torre ed il suo collaboratore Rosario Di Salvo.

Grazie a questo sacrificio e come in un miracolo, verrà approvato il progetto di legge dell'On. La Torre, che unificato a quello di Rognoni, darà vita alla "legge Rognoni- La Torre (Legge n.646 del 13 Settembre 1982).

Questa legge ha costituito una spallata al potere economico mafioso, prevedendo il sequestro dei beni frutto di illeciti arricchimenti; anche in questo caso si è dovuto pagare un prezzo elevatissimo, la morte violenta di due persone ad opera di manovalanza mafiosa; per quanto riguarda tutti i mandanti staremo a  vedere.

 

 

 

postato da: carcarazzo | 00:05 | commenti