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venerdì, 31 ottobre 2003
LE AUGURO BUON LAVORO PRESIDENTE ANDREOTTI.......... Un regista freddo, impenetrabile, senza dubbi, senza palpiti, senza mai un momento di pietà umana. E questi è l' On Andreotti, del quale gli altri sono stati tutti gli obbedienti esecutori di ordini. Il che non vuol dire che li reputi capaci di pietà. Erano portaordini e al tempo stesso incapaci di capire, di soffrire, di aver pietà... ....Tornando poi a lei. On. Andreotti, per nostra disgrazia e per disgrazia del Paese ( che non tarderà ad accorgersene) a capo del governo, non è mia intenzione rievocare la grigia carriera. Non è questa una colpa. Si può essere grigi, ma onesti; grigi, ma buoni; grigi, ma pieni di fervore. Ebbene, On. Andreotti, è proprio questo che Le manca. Lei ha potuto disinvoltamente navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile che è a milioni di anni luce lontano da Lei. Ma Le manca proprio il fervore umano. Le manca quell'insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno, senza riserve, i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo. Lei non è di questi. Durerà un po' più, un po' meno, ma passerà senza lasciare traccia. Le auguro buon lavoro, On. Andreotti, con il Suo inimitabile gruppo dirigente e che Iddio Le risparmi l'esperienza che ho conosciuto, anche se tutto serve a scoprire del bene negli uomini, purché non si tratti di presidenti del Consiglio in carica........ Il Presidente della Democrazia Cristiana On. Aldo Moro postato da: carcarazzo | 18:44
| commenti mercoledì, 29 ottobre 2003 L'EREDITA' DELL' ONOREVOLE OMISSIS La redazione di Contromafia ha deciso di rieditare l'articolo L'eredità dell'Onorevole Omissis apparso l' 8 giugno 2003 perchè ritenuto di cocente attualità, visti i personaggi e l'evolversi dei fatti Con riferimento all'eredità dell'On. Omisis, riferiamo che dopo la morte dello stesso è stata messa in atto una manovra di occultamento dei beni ad esso appartenuti, compiuta in territorio elvetico da "menti finissime", di cui due individuate dagli inquirenti nelle persone di noti imprenditori agrigentini, soci della medesima impresa, confluita con altre nel così detto processo "Tavolinu", quello in cui avveniva l'accordo spartitorio degli appalti pubblici siciliani, tra politica, mafia e imprenditoria. Manovra atta ad ottenere due scopi precipui: in primo luogo l'arricchimento personale ed in secondo luogo l'occultamento di prove compromettenti a carico della lobby affaristica (che, il già Presidente della Regione Siciliana Omissis, ha dichiarato finanziasse, in Sicilia, tutta la corrente omissis del maggior partito di governo dell'isola).
L'arricchimento personale più a cuore all'ala affaristica, l'occultamento di prove più a cuore all'ala politica. Stessa medesima operazione e per le medesime finalità, è stata compiuta dalle su dette "menti finissime", tramite l'apporto di manovalanza locale, in territorio siciliano. Di ambedue le manovre si ha piena contezza, in particolar modo per le convergenze emerse con riferimento a persone, fatti e cose; in questa sede ci limitiamo ad evidenziare uno degli aspetti salienti. Di tali "menti finissime" la Magistratura palermitana è stata in grado di individuare, come su detto, la componente imprenditoriale, addossandole precise responsabilità; noi siamo nelle condizioni di individuare la componente politica, grazie ad alcuni passi falsi commessi dalla stessa, probabilmente per motivi di necessità ed urgenza legati all'imminente arrivo della Polizia Giudiziaria nel'ambito dell'inchiesta su detta, nel primo semestre del 1998. Di fatto, siamo nelle condizioni di ricostruire alcuni passaggi che hanno assicurato alla componente politica di venire a conoscenza dell'inchiesta in corso, che infatti è risultata essere, a detta degli stessi inquirenti, svuotata di alcuni suoi contenuti a causa del lavoro di una "talpa". Di tale "talpa", siamo in grado di fornire il nominativo, riferimenti personali inerenti al suo reclutamento ed il nome in codice con il quale era soprannominata dall'On. Omissis e dopo la sua morte, dalle su dette menti finissime. Siamo in grado di dimostrare i rapporti dello stesso personaggio con uno degli imprenditori su detti, che, se ne è servito, dopo la morte dell'On. Omissis, per controllare e circuire gli eredi di quest'ultimo. Ancora, siamo nelle condizioni di dimostrare dei più recenti rapporti di questo informatore con alcuni politici di primo livello, a suo tempo già vicini alla lobby politico affaristica su menzionata. Visto il quadro d'insieme, ci si può facilmente rendere conto di quanto sia stato difficile da parte degli eredi dell' On. Omissis rientrare in possesso dei beni mobili e immobili appartenuti al loro caro. Difficoltà ampliate dall'intersecarsi degli interessi degli imprenditori e politici e i prestanome dell' On Omissis, che hanno potuto continuare a godere del possesso di alcuni di tali beni con l'accondiscendenza di tutti (tranne ovviamente dei legittimi eredi), purché attorno ad essi non si facesse troppo "rumore". Per finire, non si può trascurare l'ultimo aspetto importante di tutta la faccenda, la rilevanza che essa ha nell'ambito di alcuni processi così detti eccellenti che a tutt'oggi si stanno svolgendo dinanzi al Tribunale di Palermo. Infatti gli eredi dell' On. Omissis non possono ritenersi liberi (di fatto minacciati) di rivendicare la legittima proprietà di questi beni (sopratutto di alcuni), né intraprendere vie troppo rumorose, perché questi atteggiamenti nuocerebbero gravemente alla difesa degli imputati eccellenti dei su menzionati processi palermitani. postato da: carcarazzo | 12:11
| commenti mercoledì, 22 ottobre 2003 GIUFFRE' AL PROCESSO MANNINO "La mafia aveva deciso di eliminare Claudio Martelli, Calogero Mannino e anche Rino Nicolosi era in lista d'attesa". "In sostanza, ha aggiunto Antonino Giuffrè, cosa nostra voleva fare fuori tutti i politici che, in qualche modo, avevano preso impegni e non li avevano mantenuti". "Ad un certo punto, ha raccontato Giuffrè, la stella di Siino comincia ad offuscarsi, altri vogliono prendere il suo posto. E nel corso di un incontro tra me, Baldassare Di Maggio e Totò Riina si decise di cambiare rotta: a Siino restano i lavori pubblici fino a 4 miliardi, il resto degli appalti viene assegnato al cosidetto "tavolino" al quale sedevano Nino Buscemi, Giovanni Bini e gli imprenditori agrigentini Filippo Salamone, Antonino Vita e Giovanni MIccichè" "Proprio ai costruttori agrigentini, ha aggiunto il collaboratore, era vicino Mannino che assieme all'ex presidente della Regione Rino Nicolosi e all'europarlamentare Salvo Lima si dedicava al finanziamento delle opere pubbliche in Sicilia". La redazione di contromafia ha deciso di ripubblicare, per la sua grande attualità, il pezzo del 18 marzo 2003, dal titolo: GLI AMICI DI PAPA' Gli amici di papà sono tutte importanti e brave persone. Il più importante di tutti è stato accusato di omicidio e di associazione mafiosa; il secondo, in ordine di importanza, è stato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Un altro, che costruiva i palazzi, è stato accusato di corruzione, di riciclaggio e dell'imancabile 416 bis. Poi ce ne sono tanti altri ancora, più o meno con le stesse accuse e alcuni di questi sono stati anche già condannati definitivamente. Anche mio papà è stato accusato dai magistrati ma solo di corruzione e poi è morto mentre lavorava e non c'è stato il tempo di fare il processo. Anche un altro amico di papà, molto importante, è morto, anzi, non è morto, veramente lo hanno ammazzato. Di quest'uomo mi ricordo, quelle poche volte che lo visto, che aveva i capelli bianchissimi e non parlava mai, non andava mai in televisione, al massimo, come la vecchia tradizione del suo partito insegnava, sussurrava all'orecchio di mio padre e degli altri suoi amici e lo faceva coprendosi con una mano la bocca per non far vedere quello che diceva. Non come certi politici di oggi che si fanno beccare a parlare a sproposito davanti le telecamere spente o che si fanno leggere il labiale. Fin da quando ero piccolino, avevo uno spiccato senso per la ricerca della verità, infatti, quando poi sono cresciuto, tutti mi dicevano che ero un "rompi coglioni".Oggi, invece, che sono più grande, dicono che sono un pazzo perchè dove sono nato io, chi cerca la verità (anche se non la dice) è un pazzo che vuole morire ammazzato e prima o poi finirà che mi ammazzeranno davvero e quindi questo è come se fosse il mio testamento storico che voglio lasciare in eredità a tutti i bambini curiosi come me.
postato da: carcarazzo | 11:02
| commenti mercoledì, 15 ottobre 2003 FESTIVAL DI SANREMO Sotto la direzione artistica di Toni Renis, udiremo il cantante Gaspare Mutolo in "I BRAVI RAGAZZI DELLA MADONNINA", testi dei compianti Michele Sindona & Joe Adonis, al pianoforte il maestro Frank "Tre Dita" Coppola, accompagna il coro muto "I Beati Paoli" composto da: Simone Filippone, Salvatore Di Maio, Antonino Grado, Giuseppe Bono, Salvatore Enea, Ugo Martello, Gaetano Fidanzati, Alfredo Bono, Giuseppe Ciulla e Franco Guzzardi; dirige il maestro Sbiruletto Belnanetto. postato da: carcarazzo | 16:20
| commenti martedì, 14 ottobre 2003 CENSURA DI GOVERNO Lo sapevate che nel film Tenebre di Dario Argento del 1982, figura nel cast una giovane Veronica Lario? La quale, per la verità, è presente in sole tre scene, una delle quali, l'ultima, fatta censurare nella versione televisiva, da sua emittenza il presidente del consiglio in carica, nonché marito dell'attrice. Motivazione della censura, probabilmente, "nuoce alla integrità della figura del presidente del consiglio". Ma cosa c'è in questa scena ? La signora è seduta su una sedia con gli avanbracci sul tavolo a ridosso di una ampia finestra a vetri, quando dalla stessa arriva un'accetta che le taglia di netto l'avanbraccio destro, a quel punto la "first lady" si alza ed inonda la parete bianca con un copioso getto di sangue, poi cade per terra dove viene colpita ed uccisa dall'assasino. Quindi, la prossima volta che il film verrà mandato in onda su rete 4, tra otto tg, le previsioni del tempo, tre messaggi promozionali e 40 stacchi pubblicitari, ricordatevi che verso la fine del film, non assisterete a questa scena perché censurata; non vi resterà che immaginarvela con la vostra fantasia e, spero, grazie a questo piccolo apporto di verità. Dimenticavo, la Lario è la ex compagna dello scrittore, nonché l'amante dell'agente dello scrittore e per una più facile individuazione ha i capelli nero corvino ed ampi occhiali scuri.Non vi dico chi è l'assasino ma vi auguro, se vi dovesse capitare una buona visione. postato da: carcarazzo | 11:11
| commenti lunedì, 13 ottobre 2003 IL RITORNO DI CAGLIOSTRO di Daniele Ciprì & Franco Maresco. genere: CAPOLAVORO !!! In questo loro nuovo lungometraggio gli autori, dopo aver ripreso i felliniani personaggi della strada, entrano prepotentemente nel "palazzo" per pittarne i notabili; ne viene fuori una visione magistrale in uno spaccato anni '40-'50. La descrizione della curia del cardinal Sucato (impersonato dal bravissimo e ruminante Pietro Giordano), l'onorevole Porcaro, il barone Cammarata, il direttore del Banco di Sicilia, il regista Pino Grisanti (sempre Pietro GIordano), prelati e pretini vari che frequentano la bottega d'arte dei fratelli La Marca ( uno dei due impersonato da Luigi Maria Burruano), fondatori della Trinacria cinematografica, che, nel loro intento avrebbe dovuto contrastare lo strapotere di Hollywood e di Cinecittà e produttori, appunto, del film "Il ritorno di Cagliostro". Memorabile la scena in cui il cardinale Sucato, l'onorevole Porcaro, il chirichetto e tutta la curia visionano il film prima della distribuzione nelle sale. Il cardinale chiede al suo segretario: "Restivo, com'è sto film ?", "surreale" risponde Restivo, "surreale sta minchia" replica il cardinale. C'è anche Robert Englund (quello di Nightmare) nei panni di Errol Douglas, un attore hollywoodiano ormai alcolizzato e sul viale del tramonto, che misteriosamente accetta di andare in Sicilia per girare quello che poi risulterà essere il suo ultimo lavoro.... Esilarante il suo duetto con il regista Pino Grisanti,che, nelle vesti di Nosferatu, lo manda a quel paese: "turnatinni america, cosa innutili, testi minchia". Ma è lui, senza alcun dubbio, il vero mattatore del film, un Pietro Giordano così non lo si era mai visto prima, nelle duplici vesti del Cardinale Sucato e del regista Pino Grisanti è da Oscar, una grande prova da cavallo di razza del set; i suoi denigratori, che lo attendevano come "gatti minacciosi" al varco della sua prima prova da vero attore, non potranno fare a meno di amettere di aver atteso invano lo scivolone del "Tarzan, del ratto, del verme , del gobbo di Palermo" di Cinico tv. Solo dopo aver visto il film, capiamo i 10 minuti di applausi al recente festival del cinema di Venezia. postato da: carcarazzo | 11:48
| commenti (2) venerdì, 10 ottobre 2003 VIVA VIVA IL SENEGAL ! DAKAR.-Ci arrivano le ultime dal nostro corrispondente dall'estero intorno alla recente visita del presidente degli Usa Bush in Senegal. Per motivi di sicurezza è stato chiuso lo spazio aereo su tutto il territorio nazionale, creando non pochi disagi al paese. Inoltre, come si faceva quì in Italia ai tempi del fascismo che per riempire le piazze si prometteva ai contadini la spartizione della terra, a Dakar hanno fatto uscire tutti dalle case, per non meglio precisati "motivi di sicurezza". Il tutto per quale scopo ? Quello di effettuare delle riprese televisive della folla festante al passaggio del potente della terra, in modo tale da utilizzarle come favorevole impatto sugli elettori afroamericani alle prossime elezioni presidenziali statunitensi, della serie "avete visto come mi vogliono bene i vostri cugini africani ?". postato da: carcarazzo | 13:37
| commenti (1) lunedì, 06 ottobre 2003 SIRAP-INA ! postato da: carcarazzo | 10:29
| commenti (2) giovedì, 02 ottobre 2003 MORO CIRILLO E TANGENTOPOLI Che cosa hanno in comune il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro ucciso dalla controguerriglia italo-straniera, il consigliere regionale campano Ciro Cirillo prima sequestrato dalla stessa controguerriglia italo-straniera e poi liberato ed il fenomeno giudiziario denominato Tangentopoli ? Tutto quello che ieri sera i Soloni della Democrazia Cristiana quali Giulio Andreotti e Francesco Cossiga non ci hanno detto a Porta a Porta, che dopo anni si è riscoperta salotto buono della vecchia DC. Perchè per Aldo Moro non si è trattato e qualche tempo dopo lo si è fatto per liberare il consigliere regionale democristiano Ciro Cirillo ? Dice Andreotti "non potevamo trattare con le Brigate rosse perché le avremmo riconosciute come soggetto politico, come belliggeranti ed avremmo dato un brutto esempio ai cittadini italiani che per salvare uno di noi eravamo disposti a violare le leggi dello Stato" Allora perché, ribadisco, avete trattato, giustamente, per salvare la vita a Ciro Cirillo. Adesso, vi dico che cosa c'entra Tangentopoli e perchè ha provocato la morte della DC, un partito di 50 anni d'età. Secondo me con la vicenda Cirillo i democristiani hanno capito che non contasse essere presidenti del partito per aver salva la vita, infatti si è provveduto a salvare un consigliere regionale e non il proprio presidente. Questo che cosa ha comportato, ha comportato la convinzione che nei momenti di difficoltà estrema, come quelli avuti in questo paese durante il terrorismo e per i partiti durante tangentopoli, valeva la regola del "si salvi chi può", del "fotti compagno", scilicet del "frega il collega di partito". Infatti, alle prime avvisaglie giudiziarie, il partito non c'è stato, non ha protetto coeso i suoi uomini, chi ha potuto si è salvato da solo, tutti gli altri, invece, sono stati travolti.Il partito non è rimasto unito, anzi, c'era chi gioiva delle disavventure del collega di partito, salvo poi, ad essere travolto pure lui. Il tutto anche per un diffuso spirito Sansoniano-filisteo, quello del "muoia Sansone con tutti i filistei". La DC non è stata coesa come lo fu nel dire NO per Moro e nel dire SI per Cirillo. Le conseguenze sono state queste, forse perché no "la maledizione di Moro" (io che sono un romantico ci voglio credere, per me esiste ed ancora non ha esplicato tutti i suoi effetti), quando sono iniziate le inchieste giudiziarie, magari c'era qualcuno che poteva dare una mano a qualche senatore a vita ma non lo ha fatto perché ha pensato "perché mi devo mettere nei guai per lui ? Lui avrebbe fatto lo stesso per me ? Macché. Sapete che vi dico ? Io me ne rimango a casetta mia, non ci voglio andare di mezzo". Ecco, questo è successo a parer mio; è successo all'interno della DC ed è successo anche all'interno del Partito Socialista. postato da: carcarazzo | 12:56
| commenti I FRANCHI TIRATORI Che bello ! che bello ! finalmente dopo anni un po' di vera politica, politica pura. Si rivedono i franchi tiratori, erano anni che , su questioni importanti ( per qualcuno vitali) non si vedevano, questa si che è democrazia. Non importa che lo facciano chi per soldi, chi per coscienza, chi per dispetto, chi per odio; l'importante è che ci siano i franchi tiratori, strumento estremo di democrazia, di pluralismo, di compensazione. Certo che a chi non è politico, a chi non nasce politico, a chi prima faceva un altro mestiere, tutto ciò può sembrare stano, equivalere ad un alto tradimento ma che ne sa questo qualcuno, elemento spurio della politica e della democrazia di questo paese, dei franchi tiratori ? Per lui il partito, la compagine di governo sono come un' azienda e chi non fa quello che vuole il padrone deve essere licenziato, mandato via a calci in culo. Ma in politica, onorevole presidente, non sempre è così facile, lei si è contornato di politici impiegatizzi, che gestisce come se fossero suoi dipendenti, con lettere di precetto, ammonizioni, espulsioni. Ma stia attento, onorevole presidente, che i politici veri tutto ciò non sempre sono disposti ad accettarlo ed ecco che nascono i franchi tiratori, frutto della vera politica, della politica fatta a quattrocchi, quella che lei non potrà mai comprendere perché non è un politico vero, il che non è una colpa ma non si sconvolga se poi qualcuno dei suoi non accetti di essere trattato come uno scolaretto. |