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sabato, 31 gennaio 2004 GIUFFRE' SALAMONE E IL MORO DI VENEZIA Ero a corto di idee, l'agenda vuota, ancora una volta privo di argomenti in tema con la linea editoriale, pensavo ormai rassegnato ad un pezzo generico che spazziasse su altri argomenti, magari su quella che era la mia vecchia passione il calcio oppure sulla Parmalat e degli ex ministri che volavano con gli aerei diTanzi, ecc; quando, mi arrivano all'orecchio le freschissime rivelazioni del collaboratore di giustizia Nino Giuffré: << Salamone fu uno di quelli che ebbe un ruolo importantissimo, tramite l'ingegnere Bini, il tecnico che si occupava di calcestruzzi per conto della Ferruzzi e che divenne il punto di collegamento con i mafiosi e con i politici. E' stato lui sino ad uncerto periodo a pilotare gli appalti. Quello fu il momento della saldatura tra la mafia e parte della politica e dell'imprenditoria >>. Ma Salamone, Salamone ? Cioè Filippo Salamone ? Quello che conosciamo noi ? Mi sono subito chiesto, perché quanti Salamoni ci sono in giro ? Si è lui, è lui, quello di cui Antonio Di Pietro scriveva nel suo libro "il deus ex machina" di Tangentopoli ( pag 55 di " Intervista su Tangentopoli ", correva l'anno 2000 ). Quante cose si scoprono leggendo i libri e non limitandosi soltanto a comprarli per fingere di averli letti.Pensate che io prima facevo così, in quel modo, li compravo e non li leggevo o li leggevo dopo tanto tempo, adesso li leggo tutti e mi sto facendo una piccola cultura. Insomma, che diceva Di Pietro ? Che si era pentito di aver trasmesso gli atti rigurdanti l'indagato Filippo Salamone alla Procura di Palermo, perché se avesse continuato ad indagare lui da Milano avrebbbe scoperchiato il pentolone dell'accordo politica-imprenditoria-mafia ecc. Invece li trasmise e fu, in parte anche la sua condanna, perché il caso volle che Di Pietro da indagatore si trasformasse in indagato e da chi? Qualcuno di voi già avrà capito, indagato da Fabio Salamone cioè il fratello di Filippo Salamone.Si avete capito benissimo Di Pietro indaga sull'imprenditore Filippo Salamone e dopo qualche anno il Pm di Brescia Fabio Salamone, fratello di Filippo Salamone, indaga su Di Pietro, che poi verrà assolto da tutte le accuse. Il Filippo Salamone , no, quello di condanne nel seguito se ne beccherà più d'una e non per reati minori, bensì per cosette un po' gravi ma sorvoliamo... Ora mi chiedo, perché di queste cosette non ne parla nessuno ? Perché queste dichiarazioni non vengono più riportate dalle tv ? Perchè fanno così tanta paura ? Che c'è sotto ? E pure scaturiscono da processi importanti, è possibile che qualcuno abbia deciso che di queste cose non se ne deve parlare ? E se sì chi è che ha deciso per noi e per quale scopo ? Cosa si teme ? Cosa si teme ? postato da: carcarazzo | 15:11
| commenti (3) lunedì, 26 gennaio 2004 CIVILTA' MAFIOSA << Perché non hai fermato Riina quando assieme abbiamo strangolato i figli di Tommaso Buscetta e tu hai scelto il ragazzo che somigliava di più a suo padre per guardarlo in faccia mentre lo uccidevi con le tue mani ? >> dice il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi al boss mafioso Pippo Calò con il quale è stato messo a confronto a Firenze nell'ambito del processo sulle stragi Borsellino e Falcone. << Io sono mafioso... come lo era mio padre e mio nonno. Ma la commissione mafiosa non esiste più dal 1981. Le stragi non fanno parte del mio animo e dei miei sentimenti. In carcere abbiamo maledetto chi ha deciso la morte di Falcone e Borsellino perché con queste stragi hanno fatto fare in Italia una legge speciale: hanno varato la pena di morte che è il 41 bis >> risponde Calò. << Perché non collabori con la giustizia >> ha replicato Cancemi chiamandolo, massima offesa nel gergo mafioso, " Signor Calò" e dandogli del tu. << A te non conviene che io parli e collabori, non conviene a te e ad altri come te, che avete accusato persone innocenti e l'elenco di queste persone lo presenterò al presidente. Cancemi è stato sbugiardato in tanti processi per le falsità che ha detto. Poi ha accusato magistrati, facendo il nome di tre o quattro giudici e tutti sono stati prosciolti. Mi chiedo dunque che attendibilità può avere questo pentito >> risponde Calò, rincarando: << Sono nelle condizioni di non poter chiedere perdono a nessuno dei familiari delle vittime delle stragi in cui sono stato condannato, per il treno Italicus 904, per Falcone e per Borsellino, perché sono innocente. Cancemi lo può fare, perché lui ha responsabilità in queste stragi >>. << Ti sei dimenticato quando ti ho accompagnato in macchina nella casa di Piano Dell' Occhio e avete deciso la stage Chinnici ? In quell'occasione non hai fatto nulla per evitarla, non potevi fermare Riina visto che lo conoscevi meglio delle tue ? >> dice Cancemi. << Ma cosa ne sai tu di quello che è avvenuto, delle lamentele che ci sono state per la strage, la prima che si è verificata a Palermo e a cui siamo rimasti tutti sorpresi. Mi limiterò a ricordare un vecchio detto siciliano: quando c'è la forza la ragione non conta >>chiude Calò. "Quando c'è la forza, la ragione non conta", Civiltà Mafiosa... postato da: carcarazzo | 15:43
| commenti (3) domenica, 25 gennaio 2004 LETTERA APERTA AL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA PIER LUIGI VIGNA 2 Caro Procuratore, Lei ha invitato anche la società civile a collaborare alla cattura del super lattante Bernardo Provenzano ma mi dica un po'. Poniamo per ipotesi che un cittadino onesto, ce ne sono tanti, i più, lo incontrasse all'angolo della strada o incontrasse un qualsiasi altro latitante. Cosa deve fare questo cittadino ? Chi deve chiamare ? La DIA, la Criminalpol, la squadra mobile, la polizia giudiziaria, la polstrada, la Finanza, i Carabinieri della Caserma Carini o i ROS Reparto operativo speciale, i NOCS della Polizia, i Gis dei carabinieri, la Procura della Repubblica, o Lei ? E se è domenica ? E se a risponderci in uno di questi uffici sia una Talpa della Mafia ? La prima cosa che si sentirebbe dire il nostro ipotetico cittadino onesto sarebbe: << lei come si chiama ?>>, a questo punto il cittadino che fa ? Se non dà il nome nessuno gli crede, se lo dà si espone a probabili ritorsioni anche fatali e nessuno gli crede lo stesso. Vede Procuratore, in Palermo, uno le cose non è che non le sa ma a chi le dice ? Ero piccolo io quando al passare di una ambulanza con tanto di sirene accese, sentivo dire: << sta passando...>>, chi, mi chiedevo io. Naturalmente dentro, neanche a dirlo, non c'era un malato, bensì un qualche latitante di sorta. In Viale Regione Siciliana facevano le gare; adesso non so cosa usino per andare in giro ma in qulache modo faranno. postato da: carcarazzo | 14:55
| commenti venerdì, 23 gennaio 2004 LIBERATE IL PAPA ! Hanno tolto il regime carcerario del 41 bis al Papa, perché non ha più contatti con la mafia. Una carriera, quella del Papa, al secolo Michele Greco, costellata da undici ergastoli, in ottant'anni di vita. Fate un po' voi, più di un ergastolo per ogni dieci anni di vita. Oggi può tornare ad essere un recluso come gli altri e forse nel 2010 a 86 anni potrebbe anche uscire di prigione coronando il sogno di ogni mafioso che si rispetti, quello di morire nel proprio letto o, più cinematograficamente parlando nel proprio giardino, giocando con il nipotino, dopo aver dato il ramato alle piante. Non siamo d'accordo, a nostro avviso senza pentimento e/o collaborazione giudiziaria, non dovrebbero scattare questi emolumenti della pena. Se si pentono sì, magari congiuntamente all'elemento dei sopraggiunti limiti d'età ma senza collaborazione non ci sembra giusto nei confronti dei familiari delle vittime, numerose vittime e non di scippi o rapine bensì vittime di omicidi. Ma per i più giovani, chi è Michele Greco ? L'ex boss di Ciaculli, capo della commissione provinciale, condannato eccellente al Maxi processo istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Di lui, tra l'altro, si ricorda una intervista, girata tra i suoi aranceti, fatta da Giuliano Ferrara, in cui il Papa diceva: << ... mi volete dire in che cosa ho mafiato...un onesto agricoltore sono...>> tenedo un'arancia in mano e facendo conoscere all'Italia tutta un nuovo verbo mafiare. Oggi, Giovanni Falcone non c'è più, non c'è più Paolo Borsellino, non ci sono più i capitani dei Carabinieri Emanuele Basile ( ucciso il 4 maggio del 1980 ), Mario D'Aleo ucciso insieme all'appuntato Giuseppe Bommarito e al carabiniere Pietro Morici ( uccisi il 13 giugno del 1983 ), per questi ultimi 4 delitti Michele Greco è stato condannato definitivamente, così come per altri delitti. Quindi, ribadiamo il nostro NO, deciso a questo cambiamento premiale nel regime di carcerazione di Michele Greco per i motivi sopra esposti e che ribadiamo si chiamano: Falcone, Borsellino, i quali per farlo rimanere a vita in galera ci hanno appizzato la vita. E poi si chiamano: Basile, D'Aleo, Bommarito e Morici. Si ringrazia il motore di ricerca del sito www.centroimpastato.it per la indispensabile collaborazione postato da: carcarazzo | 21:09
| commenti (1) giovedì, 22 gennaio 2004 POVERO CALCIO A.B., 22 anni, disoccupato, hobby tifoso di serie A, un curriculum uguale a tanti suoi coetanei o come chiamarli ? colleghi. Ama una squadra di quelle da medio bassa classifica ma quale sia non ha importanza, comunque una di quelle che agli allenamenti consentono ancora ai tifosi più fedeli, quelli anche infrasettimanali, di stare praticamente a bordo campo, ad instaurare veri rapporti solidali di amicizia con giocatori, staff e tecnico. Sempre lì. a sapere tutto di tutti, più degli stessi addetti ai lavori, più dei giornalisti, più dei procuratori; pronti a giustificare per il loro amore, il giocatore che non rende in campo perché ha problemi familiari, oppure a condividere con i loro beniamini la nascita di un figlio, le nozze del giovane attaccante ma anche pronti a trasformarsi in giudici severi se il giocatore fa le nottattacce brave in discoteca o altro...e la domenica ha le gambe molli. Sempre lì , che ci siano 10 gradi sotto zero, o 40 all'ombra loro sono a bordo campo, con la sciarpetta al collo, di lana o di cotone acrilico, a seconda della stagione. Pronti a ricevere come premio della loro fedeltà l'ambito premio, la maglia del capitano, quella originale, con lo scudetto della Lega Calcio sulla manica, che mi dice Alfredo: << non c'è in quelle che si comprano al negozio, c'è solo in quelle che usano i giocatori in campionato...>> ed orgogliosamnete me lo fa vedere. << non lo sapevo >> rispondo io ma per non deluderlo non gli dico quello che mi passa per la mente e cioè che quello che mi ha appena fatto vedere è un semplice pezzetto di stoffa in più con un loghetto insignificante e per giunta pure un po' bruttarello, ricorda vagamente Ciao, il pupazzetto dei mondiali del 1990, ve lo ricordate quant'era brutto ? Ogni anno, i più fedeli riuscivano a racimolare quasi una maglia per giocatore, anzi, anche di più perché c'è la maglia estiva, quella invernale, la seconda maglia ecc. Poi c'erano gli scambi, << io ti dò quella del portiere, tu mi dai, quella del capitano...>> dice uno di loro. << nooo, non se ne parla proprio, quella del capitano vale di più...>> gli risponde l'amico. C'è anche chi, infedelmente, le magliette prima se le fa dare e poi senza scrupoli, ci mette su un piccolo commercio e sono soldi, mi dicono che una maglia originale "con lo scudetto della lega", ci tengono a sottolineare, arriva a valere sul mercato anche 100 euro. E qualche anno fa, quella di un noto giocatore straniero, giapponese, riuscivano a venderla ai suoi connazionali letteralmente impazziti, anche per mezzo milione delle vecchie lire. Ma, come nella canzone di Battisti, "ma tutto questo non c'è più......". Infatti Alfredo ad inizio campionato ha percepito subito il nuovo andazzo, un brutto andazzo; aveva chiesto la prima maglietta della stagione ad un giocatore e si è sentito rispondere: << ma quale maglietta, qui è da mesi che non ci pagano gli stipendi...>> Già, perché le magliette che regalano i giocatori devono comunque pagarle alla società, mi dicono il 30 % del loro valore di mercato ma devono pur sempre pagarle, gli e le sottraggono direttamente dallo stipendio ma se lo stipendio non arriva ? Povero calcio...come ti sei ridotto. postato da: carcarazzo | 19:01
| commenti mercoledì, 21 gennaio 2004 LA TRATTATIVA di Maurizio Torrealta L'ho letto tempo fa ma ve ne parlo solo oggi in quanto è un libro di lento assorbimento, come quei medicinali a lungo rilascio. Premetto che è una lettura per ampi sprazzi da addetti ai lavori ma anche il neofita potrà trovarvi ottimi spunti di riflessione. Quelli, insomma sui quali non dormirci la notte. L'autore, pone in primo piano la trattativa o le trattative intercorse tra uomini delle istituzioni ed esponenti mafiosi ma quando sono avvenute ? Prima, durante o dopo le stragi del 1992-93 ? Chi le ha condotte ? A che titolo gli uomini dello Stato hanno trattato con i mafiosi ? E sopratutto, cosa hanno dato in cambio ? Le soluzioni a questi interrogativi, sono in parte contenute nelle sentenze sulle stragi del 1993, in parte contenute nelle rivelazioni dei pentiti Giovanni Brusca e Salvatore Cancemi. Ma, inevitabilmente sorgono altri interrogativi, altre perplessità, quali: perchè avvengono le stragi nel momento del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica? Perchè in quei luoghi ? Perchè in quelle date ? E perché poi, si interrompono nell'autunno del 1993 ? Lo sapevate che i mafiosi avrebbero dovuto compiere una strage al di fuori dello stadio Olimpico ? Al termine di una partita di calcio ? Con obbiettivo un autobus dei carabinieri ? No che non lo sapevate, perché su questo evento, non-evento, i mezzi di informazione di massa hanno riferito poco o nulla. PERCHE' ? PERCHE' ? PERCHE' ? postato da: carcarazzo | 11:04
| commenti martedì, 20 gennaio 2004 L' INFERNO Profondo sud, male oscuro. di GIORGIO BOCCA Se lo avete in casa rileggetelo, se non ce lo avete, procuratevelo; ci aveva visto giusto Bocca tredici anni fa, nel suo viaggio nell'inferno dell'enigma Sicilia. Cito da pag 99, "... il controllo del territorio i siciliani sanno che la mafia ce lo ha e che può usarlo anche per far eleggere uno sconosciuto e perciò se un radiologo che non ha mai fatto politica e si presenta per la prima volta alle elezioni prende ottantacinquemila voti di preferenza non lo reputano un fatto anomalo..." Ci aveva visto giusto, "il cattivo maestro" Bocca, così, almeno veniva definito, dai capi di quel partito del quale faceva parte quel giovane radiologo prestato alla politica, o se preferite, quel politico prestato, se pur per breve tempo, alla nobile arte di Ippocrate. Ed a proposito di Ippocrate, peccato che per la politica, come per la medicina, non ci sia un giuramento altrettanto vincolante; se ci fosse, i politici lo rispetterebberò ? In quante altre cose ci aveva azzeccato, allora, Giorgio Bocca ? In tante ma allora fu accusato di razzismo, di settentrionalismo, accuse ingiuste se viste con l'occhio del lungo periodo; infatti da allora ad oggi, nel sud cos'è cambiato ? Cos'è migliorato? Niente. Piuttosto, come lo stesso Bocca ha scritto ieri in un suo editoriale a proposito della Parmalat, l'Italia ha finalmente ottenuto il livellamento sperato da quando si è aperta la "questione meridionale", un livellamento al contrario però, ossia non il sud che ha raggiunto il nord ma il nord che si sta avvicinando inesorabilmente alle pratiche mafiose di certa parte del sud. A proposito, un giorno lo dovremmo affrontare per bene questo argomento del crack Parmalat, esula dal mio contesto di ricerca ma forse qualche aggancio c'è. postato da: carcarazzo | 11:03
| commenti (2) domenica, 18 gennaio 2004 LETTERA APERTA AL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA PIER LUIGI VIGNA Lei ha chiesto un aiuto di tutti al fine di catturare il super latitante, da quarant'anni a questa parte, Bernardo Provenzano, un super lavoro da parte della magistratura, delle forze dell'ordine, della società civile. Un super impegno di tutti per la cattura di un super latitante. Noi nel nostro piccolo facciamo quel che possiamo, da questa piccola redazione anonima, senza mezzi, senza speranze, senza futuro se non quello dell'ottimismo che comunque ci pervade, abbiamo dato dei piccoli consigli, in tempi non sospetti anticipando le cronache giudiziarie. Prendere, per prima cosa, le talpe istituzionali, perché altrimenti sarebbe stata una lotta contro i "mulini al vento", come spesso ci sentiamo dire. Neanche a farlo a posta prendendo alcune di queste pesunte talpe, il condizionale è d'obbligo, la Procura di Palermo si sarebbe incredibilmente avvicinata al capo dei capi Bernardo Provenzano, " u zù Binnu ", " u raggiuneri " e quant'altro ancora. Ora lei è venuto in Sicilia a chiedere aiuto, a chiedere a noi umili mortali, senza difese, senza scorte, senza niente di niente, un aiuto per catturare un vecchio con più di settant'anni d'età che, per per le sue malattie ha costantemente bisogno di cure. Lo prenderà, caro Procuratore, quando gli e lo consegneranno, tra due, tre o quattro mesi, per esporlo tra i trofei di caccia, quando decideranno di posarlo perché bisognerà dare un segnale forte che la lotta alla mafia si fa ancora ed infatti, >> chi vi abbiamo catturato ? >> diranno, << Bernardo Provenzano >>. E bene, io ritengo che oggi come oggi, la cattura di Provenzano non valga più niente, catturiamo i nuovi capi, i giovani, gli eredi di Totò Rina, perché mi permetta di dissentire da lei quando asserisce che la mafia se ne starà buona, ad interessarsi solo degli "affari", del business, come dicono gli zii d'America. Non sono d'accordo con lei, agli inizi del 2004 sono ufficialmente scaduti i termini di un precedente accordo decennale, da oggi si tratta, si riaprono le trattative per i prossimi dieci anni. Non a caso il due gennaio ha parlato Totò Riina in persona, non un quisque de populo qualsiasi ma Totò Riina in persona, che ha fatto dichiarare che è stanco di stare in galera e per giunta al regime carcerario del 41 bis, che lui i suoi 11 anni di galera buono buonetto se li è fatti e che questo decennio di "buonismo mafioso", non è servito a niente, non ha apportato alla mafia quei benefici promessigli. Quindi ? Quindi sarà proprio il giorno in cui "poseranno" il "moderato" Provenzano che si riapriranno le danze, ho messo le virgolette al moderato, perché neanche io credo alla favoletta del mafioso riflessivo ed a quello stragista, però è anche vero che una certa differenza tra lo scorso decennio e quello appena conclusosi c'è stata. Come sarà il nuovo decennio che ci attende ? Il decennio 2004-2014 ? Chi vivrà vedrà. postato da: carcarazzo | 14:37
| commenti giovedì, 15 gennaio 2004 CARI AMICI, CARI LETTORI Non inserisco i vostri blog nei miei link perchè non voglio coinvolgervi in un qualcosa di più grande di voi, in quanto quando la mafia mi verrà a cercare, perché prima o poi busserà alla mia porta non voglio che attraverso di me possa arrivare a voi. Purtroppo il nemico che combatto io è molto potente e quindi devo assumermi io e soltanto io la responsabilità di quello che faccio. Detto questo, vi voglio raccontare un episodio di questi giorni; ho contattato parecchie redazioni di gionale, tramite giornalisti che già conoscevo o meno, ho proposto loro un pezzo molto forte in materia di mafia. Tutti mi hanno detto che quello che dicevo era molto interessante ma nessuno mi ha richiamato. Mi dispiace ammetterlo ma Giuliano Ferrara ha ragione, dov'è finito il giornalismo antimafia ? dove sono i Lodato, i Borzoni, i Cavallaro ? Che fine ha fatto il gionalismo d'inchiesta ? il giornalismo investigativo ? postato da: carcarazzo | 18:25
| commenti (3) martedì, 13 gennaio 2004
LA
LEGGE
E'
UGUALE
PER
TUTTI postato da: carcarazzo | 20:45
| commenti (2)
"A
SCHIFIU
FINI' "
postato da: carcarazzo | 19:52
| commenti (1) i giudici costituzionali il provvedimento blocca-processi
postato da: carcarazzo | 14:55
| commenti LA TUNNEDIL Le indagini si sono rivolte poi verso le attività economiche e le imprese riconducibili al c. d. Gruppo Fininvest; in particolare, il PM ha dapprima richiesto al ROS di predisporre un elenco di tutte le imprese che erano state già oggetto di attenzione investigativa in relazione ai fenomeni di condizionamento mafioso della libera concorrenza e degli appalti: l'elenco è stato predisposto e trasmesso con nota dei ROS di Caltanissetta in data 3/2/ 1999. E' stata quindi richiesta un'accurata indagine sul gruppo societario facente capo alla Fininvest; in evasione della delega la DIA ha trasmesso con nota del 26/ 2/1999 due volumi contenenti le schede delle 401 società che tra l'179/1991 e il 31/12/1993 operavano nel gruppo FININVEST. Il PM ha delegato quindi la DIA in data 10/3/1999, affinchè procedesse a verificare la sussistenza, tra le imprese indicate dai ROS e le imprese facenti capo al gruppo FININVEST, di dati di similitudine per quanto attiene ai soci di maggioranza, agli amministratori, ai componenti del collegio sindacale, ovvero se siano riscontrabili fenomeni di associazione d'impresa, fusioni, trasformazioni o inglobamenti di sorta tra le imprese indicate nei rispettivi elenchi, e ciò a far data dal 1987 e sino al 1994. Nella nota del 30/7/1999, la DIA ha evidenziato la sussistenza di specifici elementi di correlazione tra alcune delle società di interesse degli odierni indagati ed altre società facenti capo a soggetti con ruoli di primo piano nei settori più fortemente condizionati dagli interessi e dalle direttive di cosa nostra; in particolare FILIPPO SALAMONE e GIOVANNI MICCICHE', ambedue indagati in procedimenti penali relativi a fatti di condizionamento mafioso della libera concorrenza e della regolarità degli appalti pubblici, risultavano titolari di quote nella TECNOFIN GROUP s.p.a. che aveva costituito con la CO.GE s.p.a. ( controllata dalla Paolo Berlusconi finanziaria s.p.a.) la TUNNEDIL s.c.a.r.l. per la realizzazione di una galleria naturale e relativi raccordi sulla strada provinciale di Favignana (appalto questo sul quale la Procura di Firenze, nell'ambito del procedimento relativo alle stragi del 1993, ha svolto ampia attività di indagine per cercare riscontri a propalazioni di collaboratori senza conseguire risultati specifici ). La sudetta CO. GE. s.p.a. risultava aver avuto tra i suoi azionisti nel periodo 1990-1993, oltre alla Paolo Berlusconi Finanziaria s.r.l., anche una serie di persone fisiche tra le quali tale Salvatore Simonetti, nato a San Giuseppe Jato il 4/7/1952, ma residente a Roma sul quale il PM appuntava la sua attenzione, dispoendo ulteriori approfondimenti con delega 30/7/1999.... La nota della DIA del 30/7/1999 evidenziava altresì che la famiglia RAPPA, alcuni componenti della quale sono stati indagati per reati di associazione mafiosa, di estorsione e di riciclaggio, erano titolari della CIPEDIL s.p.a. 8 già oggetto di indagine dei ROS ) ed erano stati cointeressati nella Sicilia Televisiva s.p.a., nella quale erano poi subentrati amministratori facenti capo alla FININVEST e che è stata ancora in seguito incorporata in RETE QUATTRO s.p.a. postato da: carcarazzo | 00:09
| commenti giovedì, 08 gennaio 2004 SFIDA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA SALVATORE CUFFARO Filippo Carcarazzo raccoglie pubblicamnete il guanto di sfida lanciato dal Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro il quale ha dichiarato che se qualcuno riesce a dimostrare la sua correità con gli altri indagati dell'inchiesta che lo riguarda avviata dalla Procura della Repubblica di Palermo, ossia l'imprenditore Aragona, l'assessore Miceli e il medico Guttadauro, si dimetterà. Filippo Carcarazzo postato da: carcarazzo | 15:17
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