[contromafia]
 

sabato, 22 maggio 2004

LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE ALLA TRASPARENZA DEL COMUNE DI PALERMO MICHELE COSTA

Caro Assessore,

Siamo tutti stupidi, chi più chi meno ma Lei di cosa si meraviglia? E' il pensiero dominante, di chi, da una seggiola in vimini finemente intrecciata ed ammorbidita da soffici cuscinoni bianchi, la scorsa estate, dalle rive sarde, ha evidenziato l'inferiorità antropologica di tutta una categoria professionale, quella dei magistrati.

Che, per dirla in palermitano, si traduce con un altrettanto lapidario: "su critini" ( tradotto per i non addetti ai lavori: sono cretini). Questo stato di cose, è la diretta conseguenza di affermazioni, fatte da un nostro autorevole ministro che domani 23 maggio 2004 andrà a commemorare le vittime della strage di Capaci, secondo cui: "bisogna convivere con la mafia".

Di recente, ci siamo recati a Palermo e, con un timore nel cuore, siamo passati da Via Notarbartolo, lì sotto casa di Giovanni Falcone e di sua moglie Francesca Morvillo e meta degli uomini della loro scorta Antonio Montinaro Rocco Di Cillo e Vito Schifani, abbiamo avuto paura che, "l'albero dei ricordi" non ci fosse più. Poi lo abbiamo scorto e ci siamo rincuorati.

Noi non ci stupiamo che sia così, quando dagli schermi televisivi Giuliano Ferrara si permette di minimizzare il ruolo svolto da un magistrato, tra l'altro amica di Giovanni Falcone, quale Carla Del Ponte, con queste testuali parole: "ma sì ma quella non conta, che cosa volete che ne capisca, è un magistrato svizzero". Sono frasi, queste, che pesano come macigni sulle povere orecchie bistrattate dell'opinione pubblica, indotta a credere che, le "talpe" all'interno della Procura di Palermo, abbiano tramato contro certi imputati "eccellenti" e non piuttosto, molto più verosimilmente, intralciato il regolare svolgimento delle inchieste.

Invece, caro Assessore, ciò che ci stupisce è, che cosa ci stia a fare Lei, con rispetto parlando, in quella giunta, francamente non capiamo. Come capiamo ancora meno l'esigenza di un Assessorato alla Trasparenza, all'interno di una compagine di governo che, sia a livello comunale, sia a livello regionale e nazionale, non ha il coraggio di pronunciare un chiaro e netto NO alla mafia.

postato da: carcarazzo | 21:16 | commenti (1)

domenica, 16 maggio 2004

IL PROCESSO MANNINO 2

A seguito della condanna dell'ex Ministro Calogero Mannino per concorso esterno in associazione mafiosa alla pena detentiva di 5 anni e 4 mesi dinanzi alla Corte d'Appello del Tribunale di Palermo, la redazione di Contromafia ha deciso di riproporre un vecchio post del 10aprile 2003, intitolato "Il Processo Mannino".

Non commentiamo la sentenza, diciamo soltanto che, avendo conosciuto molti dei fatti e dei protagonisti entrati a pieno titolo nell'ambito di questo processo, non ci stupiamo più di tanto di questa condanna.

IL PROCESSO MANNINO

Oggi Filippo Carcarazzo ha voluto intervistare per voi, sparuti ma buoni lettori, il figlio della buonanima dell' On Salvatore Sciangula che, per chi non lo sapesse è stato indicato dall'ex ministro Calogero Mannino come colui il quale ha ordito il processo contro di lui, quello per concorso esterno in associazione mafiosa, del quale in questi giorni a Palermo è iniziato l'appello.

- CARCARAZZO: signor Sciangula, suo padre è morto nel 1995 è non ha potuto ribattere alle dichiarazioni di Mannino, lei ha qualcosa da dire in proposito?

- ALFONSO SCIANGULA:da amante della storia non so se piangere o ridere; non ho idea di cosa potranno mai leggere tra 50 anni i nostri nipoti della storia di oggi. Magari di Tangentopoli e dei così detti processi eccellenti studieranno che sono stati due "fenomeni giudiziari imbastiti da alcune toghe rosse milanesi e a Palermo da altrettante toghe rosse con l'apporto del democristiano e andreottiano On. Sciangula". Dico ma stiamo scherzando ? Almeno il senatore Andreotti ha avuto più fantasia gridando al "complotto internazionale", alla "multinazionale ebraica"; Mannino, invece, ha optato per il "complotto casareccio" tutto giurgintano, per impadronirsi del potere all'ombra del Tempio di Giunone.

-CARCARAZZO: Mannino indica in suo padre il principale oppositore della sua politica, lei cosa ne pensa di tutta questa inimicizia ? in fondo non erano tutti e due democristiani ?

- ALFONSO SCIANGULA: intanto, che era una inimicizia di "facciata", infatti alle elezioni regionali del 1991, noi a Palermo votammo tutti per il candidato manniniano numero uno cioè Totò Cuffaro.Ufficialmente avremmo dovuto votare per gli andreottiani ed invece quella mattina mio padre (me lo ricordo come se fosse oggi) mi indicò con il dito indice il nome Cuffaro sulla lista e senza aggiungere altro si portò il dito alla bocca in segno di silenzio. Della serie, "si vota per questo ma non si deve dire". Perdonami papà se dopo 12 anni ho tradito la tua consegna del silenzio ma l'ho fatto per una causa nobile: la Verità. Per quanto riguarda la sua seconda domanda, certo che erano tutti e due democristiani, ufficialmente di due correnti diverse Mannino demitiano mio padre andreottiano ma vede, in verità queste distinzioni spesso erano solo per la tanto bistrattata pubblica opinione. Ad esempio, noi andavamo in vacanza tutti insieme sia a ferragosto che a capodanno con la famiglia Mannino ma non siamo mai andati in vacanza con alcun andreottiano.E la vacanza si sà, che per il politico è sacra.

-CARCARAZZO: ma allora il "rinnovamento" voluto da De Mita era tutto fumo negli occhi degli elettori ?

- ALFONSO SCIANGULA: no, tutto no, servì ad esempio per emarginare chi negli anni si era notevolmente compromesso e poi per silurare a convenienza chi "rompeva troppo", vedasi Pippo Campione nel 1985 che non fu riconfermato alla segreteria regionale del partito per volere di De Mita e con l'accondiscendenza di Andreotti, scilicet Lima.

- ALFONSO SCIANGULA: perché Mannino e non Campione ? perché Mannino non faceva la lista dei "buoni e dei cattivi" che è sempre stata una fissazione di Campione.

-CARCARAZZO: mi perdoni se le ricordo l'infausto evento ma Campione non è quello che accusò suo padre il giorno in cui morì in aula all' Assemblea Regionale ?

-ALFONSO SCIANGULA: Si.

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-CARCARAZZO: mi scusi per la domanda.

-ALFONSO SCIANGULA: no si figuri, non è che non ne voglio parlare, anzi avrei molto da dire è da otto anni che non studio altro, mattina e sera dieci ore al giorno e che eravamo partiti da Mannino e ci troviamo a parlare di Campione, non ne vale la pena.

-CARCARAZZO: ritorniamo al processo Mannino, come se la spiega la levata di scudi in difesa degli imputati eccellenti ? veda quella in difesa del senatore Andreotti dopo la condanna di Perugia a 24 anni di galera per l'omicidio del gionalista Mino Pecorelli ?

-ALFONSO SCIANGULA: me la spiego con il fatto che nei così detti processi eccellenti le Procure si avvalgono dell'apporto dei medesimi collaboratori di giustizia e quindi nel momento in cui uno di questi viene creduto o smentito, gli altri imputati eccellenti si sentono, a seconda dei casi, delusi o felici.

-CARCARAZZO: come mai non aveva mai voluto commentare la dichiarazione di Mannino prima d'ora ?

-ALFONSO SCIANGULA: perché nessuno mi aveva chiesto di commentarla.

-CARCARAZZO: vuol dire che nessun giornalista l'ha contattata ?

-ALFONSO SCIANGULA: nessuno ma forse è stato meglio così, certe cose vanno prima digerite e poi commentate. Infatti, sono più contento così, di affidare le mie parole ad uno strumento che funge da "coscienza collettiva" come questo.

-CARCARAZZO: come pensa che avrebbe reagito suo padre dinanzi all'accusa di essere il deus ex machina del processo Mannino ?

-ALFONSO SCIANGULA: con una risata; avrebbe commentato che "è vero che la storia la scrivono i vincitori ma ciò non autorizza a chi ha vinto un processo in primo grado di scrivere la storia".

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postato da: carcarazzo | 18:54 | commenti

giovedì, 06 maggio 2004

IL PROCESSO SALAMONE. QUESTO SCONOSCIUTO.

Siamo stati a Palermo, l'altro giorno, abbiamo assistito ad un'udienza del processo denominato "Salamone + 5." Salamone chi? Salamone Filippo (mio omonimo di nome) quello dell'Impresem, della Tunnedil con Paolo Berlusconi. E da qui, capirete subito il silenzio assoluto che campeggia su questo processo nei mezzi di comunicazione di massa. Il reato? Riciclaggio. I correi? Quegl'altri 5? L'immancabile socio Giovanni Miccichè, un certo Musco, il ragioniere Mondello, il Gruttadauria ed il signor Marco Campione.

L'Impresem, quella che l'ex Presidente della Regione Rosario Nicolosi indicò, prima di morire, come il nuovo "polmone finanziario" della Democrazia Cristiana siciliana, che prese il posto della precedente fabbrica di soldi quella degli esattori di Salemi, Nino e Ignazio Salvo.

Esordisce il primo testimone dell'accusa, il Maggiore Nardi dicendo che l'inchiesta, poi scaturita in questo processo è nata da uno spunto investigativo del signor Alfonso Sciangula, figlio dell'Onorevole Salvatore Sciangula, plenipotenziario democristiano ed andreottiano in Sicilia negli anni '80-'90. Ricordatevelo questo nome, Alfonso Sciangula perché ritornerà spesso. Allora vi dicevo, l'Ufficiale della Guardia di Finanza ricostruisce tutta l'inchiesta, cifre da capogiro, partecipazioni azionarie di qua e di là. Quindi, il figlio dell'Onorevole Sciangula aveva ragione a sostenere, qualche mese fa, che esisteva un vero e proprio tesoro a disposizione delle esigenze del partito del padre, ossia la DC, e che a gestirlo fosse il padre. Non erano dichiarazioni campate in aria, chissà quant'altri ne hanno usufruito di questo tesoro e chissà chi ne usufruisce tutt'ora.

Il secondo teste dell'accusa è proprio lui, il figlio dell'Onorevole Sciangula che, impassibilmente risponde alle domande del PM, ricostruendo, in sintesi trent'anni di potere democristiano in Sicilia; si parla anche di come i potenti democristiani allora, sapessero "molto" di quello che avveniva all'interno del Palazzo di Giustizia. Una specie di anticipazione, di ciò che la Procura di Palermo sta scoprendo oggi con l'inchiesta sulle così dette "Talpe," quella che, sempre più, vede indagato il Presidente della Regione Salvatore Cuffaro.

Mentre lo ascoltiamo, ci chiediamo "ma che gli avranno fatto mai a questo ragazzo, all'epoca della morte del padre poco più che ventenne per spingerlo a tanto?" Ed in parte, la spiegazione ce la da proprio lui rispondendo ad una domanda del PM Buzzolani, << già a pochi giorni dalla morte di mio padre ho iniziato ad indagare per mio conto, perché avevo avuto modo di notare tutta una serie di comportamenti strani nei confronti degli eredi Sciangula, ci facevano letteralmente sparire le cose da sotto il naso e così ho capito con chi avevo a che fare, chi erano gli "amici di papà" che avevo ereditato>>.

postato da: carcarazzo | 20:26 | commenti