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mercoledì, 30 giugno 2004 UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO E' UN POPOLO SENZA DIGNITA' La redazione di contromafia sottoscrive in pieno la valida iniziativa dei laureati palermitani contro il racket delle estorsioni, il così detto "pizzo," che a Palermo ma non solo lì, tutti pagano silenziosamente, come se fosse una sorta di assicurazione contro gli "infortuni." Ipocritamente, però, tutti stanno zitti, tranne questi coraggiosi laureati palermitani, bravi. Dove vivo io, qualche tempo fa, una banda di balordi aveva iniziato a chiedere il pizzo a qualche commerciante, gli hanno dato tante di quelle legnate, i commercianti ai neo estortori, che ancora se le ricordano. La mia non vuole essere un'esortazione alla "ragion fattasi" ma perché non iniziare con qualche calcio nel sedere? O con qualche pernacchione? O con un bel "ma mi faccia il piacere" alla Totò, al secolo Antonio De Curtis? Ho dovuto specificare chi intendessi per Totò per evitare equivoci, magari qualcuno avrebbe potuto pensare che mi riferissi a Totò Cuffaro. postato da: carcarazzo | 23:48
| commenti venerdì, 18 giugno 2004
dal "La Sicilia" del 18 giugno 2004 postato da: carcarazzo | 09:53
| commenti lunedì, 14 giugno 2004 BERLUSCONES GO HOME ! postato da: carcarazzo | 20:27
| commenti (1) venerdì, 11 giugno 2004 ELEZIONI 2004 SI VOTA SABATO 12 DALLE 15 ALLE 22 E DOMENICA 13 DALLE DALLE 7 ALLE 22. NECESSARI DOCUMENTO E TESSERA ELETTORALE. LA REDAZIONE DI CONTROMAFIA VI INVITA AL VOTO E, SE VORRETE, DI ATTENERVI AL DECALOGO DI www.libera.it DI CUI VI DIAMO UN' ANTICIPAZIONE: 1) VOTA CHI RIPUDIA LA GUERRA E SI IMPEGNA PER LA PACE, LA DEMOCRAZIA E I DIRITTI. 2) NON VOTARE CHI E' STATO CONDANNATO O CHI E' INDAGATO PER REATI DI MAFIA O CORRUZIONE, O PER REATI GRAVI CONTRO LA PERSONA E L'AMBIENTE. PER DICHIARARE UNA PERSONA COLPEVOLE BISOGNA ASPETTARE LE SENTENZE DEFINITIVE. MA PER ESERCITARE FUNZIONI POLITICHE, PER ESSERE RAPPRESENTANTI DEI CITTADINI ALLE ASSEMBLEE ELETTIVE BISOGNA ASSOLUTAMENTE ESSERE AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO. 3) NON VOTARE CHI FREQUENTA I MAFIOSI. 4) NON VOTARE CHI SI CANDIDA SAPENDO IN PARTENZA CHE LA SUA CARICA NON GLI CONSENTIRA' DI SEDERE AL PARLAMENTO EUROPEO. 5) NON VOTARE CHI TI OFFRE SOLDI E POSTI DI LAVORO IN CAMBIO DEL VOTO. postato da: carcarazzo | 18:21
| commenti DAL "LA SICILIA" 10 GIUGNO 2004 Talpe Dda Palermo, nuove rivelazioni su Borzacchelli
postato da: carcarazzo | 10:02
| commenti mercoledì, 09 giugno 2004 EGR. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO Mi è arrivata la lettera del presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, non vi dico le fandonie che c'erano scritte perchè tanto arriverà anche a voi, così vi potrete fare un'idea da soli. Comunque gli e la ho rimandata indietro, ho preso una busta e l'ho indirizzata come segue: EGR. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI SILVIO BERLUSCONI PALAZZO CHIGI PIAZZA COLONNA 347 00187 ROMA
postato da: carcarazzo | 20:08
| commenti (1) martedì, 08 giugno 2004 IL PROCESSO FANTASMA VOLGE AL TERMINE E' terminata la requisitoria dei Pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo al processo nei confronti del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri ed il coimputato Gaetano Cinà. Dopo sette anni di udienze, si volge al termine, tra circa un mese ci sarà la sentenza. Intanto, i due Pm, hanno chiesto al Tribunale di Palermo, seconda sezione penale, 11 anni di reclusione per Dell'Utri e 9 anni per Gaetano Cinà. Il reato? Bhé, concorso esterno in associazione mafiosa. postato da: carcarazzo | 19:12
| commenti lunedì, 07 giugno 2004 "TALPE" A PALERMO 2 dal Corriere della Sera, domenica 8 febbraio 2004 di Felice Cavallaro leggere la seconda parte dal post precedente postato da: carcarazzo | 21:30
| commenti giovedì, 03 giugno 2004 "TALPE" A PALERMO dal Corriere della Sera, domenica 8 febbraio 2004 di Felice Cavallaro Palermo-- A metà degli anni Novanta era il terrore di tanti politici perché considerato il segugio dell'antimafia nella pubblica amministrazione. Ma anche allora il maresciallo Antonio Borzacchelli, con quel suo fare un po' gigionesco, sempre spavaldo e amicone, otteneva qualche favore personale perfino dai superinquisiti. Magari senza chiederlo. Come era accaduto con l'assunzione della moglie al gruppo parlamentare della vecchia DC, proprio all'Assemblea siciliana dove si trovava spesso in divisa da carabiniere, inseguendo tangenti e malaffari. Pioniere di un veniale conflitto di interessi, tra i soffici saloni di Palazzo dei Normanni ha cristallizzato col tempo le sue amicizie eccellenti. Sopratutto con la svolta del 2001. Con l'elezione a deputato, sponsorizzata dal lider maximo dell'Udc sicula, Totò Cuffaro, il presidente della Regione adesso preoccupato perché sa quanto si incrocino le due inchieste in corso su mafia, politica e talpe. Un magma giudiziario sfociato in arresti e incriminazioni che fanno traballare il governo, rendono incerto il quadro politico e forse portano a una candidatura alle Europee, passaggio obbligato per una immunità non prevista all'interno del più antico parlamento del mondo, appunto quello siciliano. Antico, ma più d'altri soggetto alle insidie di una questione morale che il maresciallo-onorevole Borzacchelli ha potuto misurare da inquisitore e da inquisito. Per mettere a fuoco il personaggio bisogna risalire ai tempi di Salvatore Sciangula, potente assessore andreottiano morto d'infarto nel 1995, gran collettore delle tangenti pilotate sopratutto all'ombra dei costruttori agrigentini e del loro capofila, Filippo Salamone. Fu sopratutto il contatto con Sciangula a far scoprire al maresciallo le perversioni e le tentazioni della politica. Pronto a combatterle e lasciarsene ammaliare. Lottando per il Bene e assaporando le spezie del Male. A faccia a faccia con uomini politici prima disprezzati, poi risultati mediocri, infine quasi invidiati, come gli accadde lavorando a fianco del giudice Giorgianni a Messina. Impegnato notte e giorno in inchieste afflosciatesi via via, con l'Antimafia ufficiale poi scagliatasi contro il magistrato frattanto volato in Parlamento. SECONDA PARTE Altre delusioni a Palermo,operando accanto a un pm come Lorenzo Matassa, inflessibile, pronto nell'era Caselli a scavare sull'amministrazione di Leoluca Orlando e sulle cooperative rosse. Tutto arenatosi via via. Con Matassa dubbioso, insoddisfatto, ma capace di sublimare difficoltà e delusioni nella letteratura, scrivendo romanzi che non ruotano sul cliché del commissario Montalbano, ma su investigatori disincantati, sconfitti, convinti infine che la giustizia sia solo uno scontro fra poteri. Ecco, forse, il vero identikit di Borzacchelli che da carabiniere, appena morto Sciangula, si presenta al figlio Alfonso, allora ventenne, deciso a puntare il dito contro tanti amici del padre perchè convinto dell'esistenza in Sicilia di un "tesoro" della Democrazia Cristiana sottratto e occultato dopo l'infarto.Un sospetto rilanciato proprio ieri al Corriere: "ero un tranquillo figlio di famiglia come mi definirono Salamone e altri. Ma grazie a loro ho cominciato a leggere trecento pagine al giorno di atti giudiziari. E capisco perchè all'orazione funebre esaltarono uno Sciangula morto povero. Per cancellare a parole le tracce del tesoro del quale aveva parlato mio padre, spiegando che quanto otteneva lo metteva a disposizione del partito. Come, penso, abbia detto da carcerato a Borzacchelli. E chi si materializza per soffocare i miei dubbi, i miei sospetti? Lui. Mi mandarono Borzacchelli. E io andai via dalla Sicilia". Non torna più nell'isola il figlio di Sciangula che adesso evoca l'episodio con un solo scopo: " E' il momento di cercare quella verità. O la trova la Procura di Palermo o non la conoscerò mai più". Un colpo di clava inatteso. Non solo per il maresciallo dalla battuta ad effetto. Come l'ultima riferita alle talpe:"Non vorrei che in quest'inferno uscisse Dell'Utri ed entrasse Cuffaro". Ombroso e spaventato, cosciente di essersi immerso nelle sabbie mobili, stando allo sfogo di novembre:"La verità è che uno i nemici deve cercarseli a casa propria". Un modo per aprire squarci illuminanti su una "guerra" fra Udc e Forza Italia per i finanziamenti ai centri (privati) anticancro. E Lui se ne intende perchè la sua fortuna la radica attorno al Michele Aiello, il potente con radici a Bagheria, il paese famoso per i quadri di Guttuso, le poesie di Buttitta, i film di Tornatore, i libri della Maraini. Ma i tempi cambiano e sulle ville del '700 campeggia l'ombra obliqua del Centro diagnostico di questo costruttore in rapporti con qualche boss mafioso, forse pure Provenzano, amico di altri potenti, a cominciare da Cuffaro. Tutte frequentazioni che lo portano a cancellare il disprezzo per il malaffare con una sorta di mutazione genetica sfociata infine nel ruolo di grande talpa. |