Sono il tifoso di una squadra di calcio che non ha mai giocato in seria A, né mai ci giocherà. La mia città non è famosa come la sua, noi finiamo sui giornali solo perché c'è la mafia che vuole uccidere il nostro amato sindaco; anzì, ormai qui da noi neanche questo fa più notizia, ci hanno fatto abituare anche a questo.
La mia città si chiama Gela, è in provincia di Caltanissetta, giù in Sicilia, è una città molto carina pensi, ci vengono a villeggiare anche i killer dall'Ucraina. Perché, magari tra una partita e l'altra del suo amato Livorno, non ci viene a trovare? Potrebbe approfittare della trasferta col Palermo o con il Messina. Così, magari viene a portare un po' di solidarità al nostro sindaco che ne ha tanto bisogno.
Lo so, lo so, che gli ha scritto ma vede, qui le parole non bastano più, ci vorrebbe qualcuno come Lei per sgombrare il campo dalle illazioni, perché c'è chi ritiene che il sindaco esageri con le sue lamentele, c'è chi sostiene che qui le cose vanno tutte bene, è tutto apposto. Ma io non ne sono molto convinto. Ho sentito dire che anche in altri comuni siciliani la situazione non è tranquilla: agli amministratori comunali spediscono strane buste con le cartucce dentro , bho! mi chiedo saranno amici che gli regalano le pallottole per ricordargli che è incominciata la stagione della caccia?
Ad un'altro amministratore gli hanno tagliato gli ulivi davanti casa, che gentili, visto che adesso comincia il freddo, gli hanno preparato la legna. Mi chiedo ma che sta succedendo? Come mai tutte queste manifestazioni d'affetto ai rappresentanti politici più scomodi? O sono io che sono troppo ingenuo? La prego, Presidente Ciampi, venga Lei a fare un po' di chiarezza, vedrà non la deluderemo, una veduta sul petrolchimico vale più di una piroetta di Protti.
Uno spaccato, di cocente attualità, della vita di un partito di governo, vista e raccontata con l'innocenza di un bambino, prima troppo piccolo per capire, poi troppo grande per non vedere...
30 anni di storia attraverso fatti inediti e personaggi che hanno segnato indelebilmente il destino della Sicilia e dell'intera Nazione.
In un libro l´erede del potente democristiano racconta come fu assoldato l´esercito di informatori
Il figlio di Sciangula rivela "Mio padre creò la rete di talpe"
i nuovi politici "Niente si butta via e gli informatori di papà sono stati ereditati da chi è venuto dopo di lui"
Il maresciallo "Dal lunedì al venerdì Borzacchelli indagava il sabato e la domenica era l´amico, poi passò con Cuffaro"
ALESSANDRA ZINITI
«Cu c´avemu lì?". Quante volte Alfonso Sciangula, ha sentito suo padre e gli amici «onorevoli» (quelli poi uccisi o arrestati per mafia) interrogarsi a vicenda sugli uomini sui quali poter contare, all´interno dei «palazzi» per risolvere questo o quel problema. Oggi, che sulle «talpe» negli uffici giudiziari la Procura di Palermo ha costruito un processo che vede imputato anche il presidente della Regione, il figlio di Totò Sciangula, il deputato uomo forte della vecchia Dc coinvolto nelle inchieste su mafia e politica della Tangentopoli siciliana morto d´infarto a Sala d´Ercole nel 1995, affida alle pagine di un libro, "Figlio di partito, visti da bambino gli amici di papà", i suoi ricordi sulla nascita di quelle rete di «talpe» creata dal padre nella metà degli anni Ottanta ed ereditata dai «nuovi politici». «Perché in politica - racconta Alfonso Sciangula - non si butta via niente, si ricicla e si eredita tutto. E i nuovi politici hanno ereditato le talpe di papà». A cominciare da quell´Antonio Borzacchelli, ex maresciallo dei carabinieri e oggi deputato regionale dell´Udc finito in una cella del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, proprio per aver dispensato per anni informazioni riservate ai politici amici in cambio di soldi e regali. «Maresciallo dal lunedì al venerdì, con indosso la divisa dell´Arma, indagava e poi, riposta l´uniforme nell´armadio e indossati gli abiti civili, dal sabato alla domenica Borzacchelli era l´amico dell´onorevole Sciangula, politico che, obtorto collo, in quelle indagini ci rientrava in pieno», racconta Alfonso Sciangula in un capitolo del suo libro dedicato proprio a Borzacchelli che «morto l´onorevole Sciangula, sentitosi orfano di cotanta amicizia, ha subito provveduto a lenire il suo dolore diventando amico dell´onorevole Salvatore Cuffaro». Ai magistrati della Procura, Sciangula junior (che in Procura negli ultimi anni si è più volte recato proponendosi come testimone d´accusa nei confronti degli ex amici del papà dai quali ha sempre preso le distanze) vuole dare un piccolo spunto investigativo raccontando la storia della «Jaguar dell´onorevole». Una macchina che Sciangula avrebbe pagato solo in parte ad una concessionaria di Palermo che poi avrebbe intentato causa agli eredi. E in aula, a testimoniare nel 1996, venne chiamato proprio Borzacchelli che di quell´acquisto sapeva tutto avendo accompagnato personalmente Sciangula ad acquistare quell´auto di lusso. Insomma, l´investigatore che in quegli anni lavorava all´inchiesta su Mafia e appalti, poi accompagnava uno dei politici inquisiti in giro a fare «shopping». Così funzionava, come hanno rivelato dieci anni dopo le indagini della Procura di Palermo. D´altronde, racconta il giovane Sciangula, quando alla metà degli anni Ottanta la Dc cominciò a gestire molto potere «si presentò l´esigenza di rinnovare del tutto la rete di informatori». E «il figlio di Totò», che fin da piccolino assisteva ai discorsi e alle riunioni dei grandi, ricorda bene quello che fece suo papà. «Bisognava portare avanti un compito molto delicato, quello di allevare una nuova squadra di talpe, che andavano prima selezionate, poi svezzate a mano, poi testate sul campo, prima con mansioni di routine e, solo dopo averne controllato l´affidabilità, mandate a controllare cose via via sempre più importanti». Il percorso era uguale per tutti: «All´inizio si provvedeva ad assistere i candidati in quelle che erano le esigenze primarie, ad esempio si provvedeva a dargli una sistemazione più che dignitosa, comunque leggermente al di sopra dello standard di categoria, in modo che la giovane talpa si rendesse conto di quanto fosse fortunata rispetto ai colleghi. Una villetta in zona residenziale... Poi, piano piano, avveniva lo svezzamento, piccoli sfizi, qua e là: la macchina a prezzo di favore acquistata dall´amico concessionario, la destinazione ad altro incarico... Infine si pensava ai prossimi congiunti... A questo punto arrivano i primi incarichi di un certo peso ai quali, se la giovane talpa reagisce bene si provvede con le prime vere e proprie pacche sulle spalle e con esse i primi emolumenti di rilievo. Fino ad arrivare a venti milioni al mese, "retribuito come un senatore" sentivo dire». E da papà Sciangula, Alfonso apprese, nei momenti difficili, «quanto era importante aver costituito la tua personalissima rete di intelligence quando qualche magistrato petulante si ostina a voler scoperchiare il pentolone. E dietro le talpe entrano in campo i maestri del sottinteso sapiente, dell´insinuazione, del depistaggio, dell´insabbiamento. Ma per fare tutto questo ci vogliono uomini validi, addestrati, pronti a tradire lo Stato per servire il potente di turno, pronti a tradire i colleghi per il vil denaro, pronti a mettere a repentaglio la vita di altre persone pur di raggiungere lo scopo prefissato da altri uomini di Stato». E oggi, a leggere le cronache giudiziarie e politiche, Alfonso Sciangula si ricorda bene di alcune delle «talpe» di papà. «Le ho incontrate in tutt´altre faccende affaccendate, sono state premiate, hanno cambiato mestiere, hanno fatto il salto a tre gradini alla volta, aiutate da chi ha ereditato il testimone di quel sistema. Perché in Italia si eredita anche questo in politica: oltre ai simboli, alle sedi, ai seggi elettorali, agli elettori, si può ereditare anche il sistema di spie».
Viene ucciso dalla mafia Don Pino Puglisi, parroco di frontiera del quartiere palermitano di Brancaccio. La sua "colpa"? Quella di aiutare gli emarginati, sopratutto i giovani di borgata, a dire NO alla mafia. Nel suo centro sociale si respirava un'aria nuova, di pace, di fratellanza, di carità; tutte cose indigeste per i boss di Brancaccio che ne ordinarono la morte, avvenuta per mano di Salvatore Grigoli, oggi collaboratore di giustizia.
Ed è proprio Grigoli a dirci che, l'efferato delitto, gli era stato commissionato dai fratelli Graviano, proprio loro, quelli della strage dei Georgofili a Firenze nel 1993, e delle stragi del 1992 a Palermo. Ed il quartiere di Brancaccio? La vita a Brancaccio, dopo l'uccisione di Don Pino Puglisi, è tornata quella di sempre...
"AIUTAT AIUTATECI A TROVARE LA NOSTRA PICCOLA DENISE"
Scomparsa il 01 Scomparsa il 01 /09/04 alle ore 12.00 circa di fronte la propria abita in via Domenico abitazione in Via La Bruna, 6 - Mazara del Vallo
DENISE PIPITONE
DATA DI NASCITA
26/10/2000
OCCHI:
Castani
CAPELLI:
Castani
ALTEZZA:
98 cm
PESO:
16 kg
SEGNI PARTICOLARI:
Un graffio sotto l'occhio sinistro
Al momento della scomparsa indossava uno
smanicato color verde mela e
pantaloncini arancioni.
Oltre a contattare le autorità competenti,
per poter fornire qualsiasi informazione
UTILE IN QUALSIASI MODO al ritrovamento,
telefonare al numero:
340 5403309
V Vi ringraziamo di cuore per la vostra solidarietà, che ci riempie di coraggio e ci dà il sostegno per sperare con forza. Tuttavia vi preghiamo di esprimerla all'indirizzo email: siamoconvoi@cerchiamodenise.org
COSTANTINO E' FELICE, ALESSANDRA SI E' RIFATTA IL SENO !
E' questa l'Italia che vogliamo? E' questa l'Italia che intendiamo consegnare ai nostri figli? Un'Italia tappezzata da manifesti di Costantino, star televisiva targata Mediaset, ospite di questa o quella discoteca alla moda, con emolumenti da migliaia di euro? Spero ardentemente di no.
Eppure quando entri nelle case della gente, a qualsiasi ora del giorno, stanno lì, a presenziare la vita delle famiglie italiane; dal dopo pranzo in poi, sia una cucina, un soggiorno, un salotto, la scena è sempre quella: televisore acceso con i Costantini e le Alessandre di turno a farla da padroni in casa nostra. Ad irretirci la mente come a tanti babbuini da laboratorio, perché questo siamo pre chi ce li manda, cavie da laboratorio a cui propinare i loro prodotti avariati per vedere l'effetto che fa.
La televisione che dovrebbe essere un mezzo di informazione, viene utilizzata come strumento per sondare la capacità intellettuale di noi italiani, trasformati in tanti guardoni, impiccioni e, lasciatemelo dire tanti minchioni irrecuperabili. Purtroppo, per noi hanno i sondaggi dalla loro, i dati d'ascolto, la tanto famigerata audiance. Squadra che vince non si cambia, prodotto che vende non si tocca, in Italia, almeno, in questa Italia, in questo dato momento storico, ormai comandano loro i pubblicitari, il marketing.
E non può che essere così, daltronde chi ci governa non vende forse pubblicità? Non è questo il suo mastiere?
COMMEMORAZIONE DEL GENERALE CARLO ALBERTO DALLA CHIESA, LA MOGLIE EMANUELA SETTI CARRARO E L'AGENTE DI SCORTA DOMENICO RUSSO.
Il 3 settembre 1982 vengono assassinati a Palermo in Via Giacinto Carini, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo.