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martedì, 30 novembre 2004
postato da: carcarazzo | 09:43
| commenti (1) lunedì, 22 novembre 2004 QUEI FONDI NERI DI TANGENTOPOLI FINITI NEGLI HOTEL DEL COSTA RICA I magistrati della Procura indagano su Anna Moscarelli, manager ticinese alla quale i politici siciliani consegnarono i loro miliardi Sciangula e Nicolosi si affidarono a lei Il pm Buzzolani vuole interrogarla Dalle banche svizzere ai lussuosi lodge nelle foreste o sulle spiagge del Costa Rica. I tanti miliardi scomparsi negli anni della Tangentopoli siciliana potrebbero essere finiti in Sudamerica, nei mega investimenti fatti nel settore turistico da una ricca quanto misteriosa finanziera elvetica alla quale, negli anni Ottanta, molti uomini politici e imprenditori siciliani affidarono i loro fondi neri, frutto del collaudatissimo patto per la gestione degli appalti pubblici, poi ribattezzato "tavolino" dal pentito Angelo Siino. postato da: carcarazzo | 13:06
| commenti mercoledì, 10 novembre 2004 PRESENTAZIONE DEL LIBRO "FIGLIO DI PARTITO" DI ALFONSO SCIANGULA. EDITO DA ARMANDO SICILIANO EDITORE.
PALERMO 17 NOVEMBRE 2004 ORE 17,30 SALA GIALLA DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA, PIAZZA PARLAMENTO 1 INTERVERRANNO: ON. GIUSEPPE CAMPIONE, ON. ANGELO CAPODICASA, ON. LEOLUCA ORLANDO, ON. NINO BENINATI, L'AUTORE E L'EDITORE. postato da: carcarazzo | 10:11
| commenti martedì, 02 novembre 2004 2 NOVEMBRE: IL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA SALVATORE CUFFARO RINVIATO A GIUDIZIO PALERMO - Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, è stato rinviato a giudizio dal gup Bruno Fasciana. Il governatore, nell'ambito dell'inchiesta sulle talpe alla Dda, è accusato di aver favorito Cosa nostra. Il gup ha disposto invece il non luogo a procedere per il reato di violazione di segreto d'ufficio. La procura aveva chiesto il processo lo scorso primo settembre. Insieme a Cuffaro sono stati rinviati a giudizio tutti gli altri 12 imputati dell'inchiesta sulle talpe alla Dda. Il processo si aprirà il primo febbraio davanti ai giudici del tribunale di Palermo.
Le accuse a Cuffaro. Le accuse rivolte al governatore della Sicilia risalgono al giugno dello scorso anno, quando il governatore ricevette un avviso di garanzia per "concorso in associazione mafiosa". Le ipotesi di reato furono poi modificate in "favoreggiamento di Cosa nostra" e "rivelazione di segreti d'ufficio". Sono due le inchieste che lo hanno coinvolto: la prima denominata "Ghiaccio 2", e la seconda "Talpe alla Dda". In entrambi i casi l'indagine riguarda politici, professionisti, imprenditori e rappresentanti delle forze dell'ordine. Ci sono, fra gli altri, il medico Salvatore Aragona, l'ex assessore del Comune di Palermo Mimmo Miceli, il deputato regionale dell'Udc Antonio Borzacchelli (ex carabiniere). Tutti sono finiti sotto processo, dopo essere stati arrestati. Come detto, gli accertamenti dei carabineri del Nucleo operativo hanno concentrato i sospetti su Cuffaro a proposito di fughe di notizie riservate, in particolare su Aiello, uomo considerato vicino a Bernardo Provenzano, arrestato per associazione mafiosa il 5 novembre 2003. Un ruolo che, sostengono gli inquirenti, Cuffaro avrebbe condiviso con Borzacchelli, arrestato a novembre per concussione e ancora agli arresti domiciliari. Ma ai contatti con il manager non è stata collegata l'accusa di mafia, che è stata invece stralciata dai magistrati in quanto non ci sarebbero contatti diretti fra il governatore ed esponenti mafiosi come il boss Giuseppe Guttadauro. Nel salotto di quest'ultimo, durante la campagna elettorale delle elezioni regionali del 2001, sono state registrate diverse ore di conversazione con mafiosi, politici e medici. Nel corso di questi dialoghi è stato fatto più volte riferimento al nome di Cuffaro. Proprio queste intercettazioni, in cui si parla di estorsioni, omicidi, intrecci fra mafia e politica, hanno portato all'arresto di numerose persone, fra cui l'ex assessore Miceli, attualmente sotto processo per concorso in associazione mafiosa. Botta e risposta tra pm e avvocato. Secondo il pm Nino Di Matteo, presente in aula, "il non luogo a procedere ordinato dal gup per il reato di violazione di segreto d'ufficio non alleggerisce il favoreggiamento a Cosa nostra", di cui è accusato Cuffaro. "Il gup - afferma Di Matteo - ha ritenuto infatti che la violazione di segreto d'ufficio fosse assorbita nel reato di favoreggiamento a Cosa nostra". Di parere opposto l'avvocato Claudio Gallina Montana, che sottolinea come "il giudice ha dimezzato i reati contestati al presidente e in dibattimento dimostreremo l'estraneità relativa alle altre contestazioni". (2 novembre 2004) DA REPUBBLICA.IT |