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martedì, 28 dicembre 2004
ANDREOTTI, BONTADE, DELL'UTRI E BERLUSCONI
Per la Suprema Corte "sentenza d'appello logica e motivata" Il processo di Palermo era per mafia e associazione a delinquere Andreotti, Cassazione conferma prescrizione e assoluzione
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| Il senatore Giulio Andreotti |
| ROMA - La Cassazione ha confermato in pieno la sentenza del processo di appello nei confronti di Giulio Andreotti. Lo sanciscono le motivazioni, depositate oggi, con cui la Suprema Corte ha mandato in archivio il processo palermitano contro il senatore a vita. Un documenti di 217 pagine i cui i giudici della II Sezione penale spiegano perché hanno confermato la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Palermo che ha assolto il sette volte presidente del consiglio dall'accusa di aver colluso con la mafia dopo il 1980 e ha prescritto il reato di associazione per delinquere che gli veniva contestato per fatti avvenuti negli anni precedenti. Nelle motivazioni la Suprema Corte afferma la "esaustività" e la "logicità" del ragionamento seguito dai giudici della Corte d'appello. La Cassazione, si legge nel documento, "ha dovuto limitare le sue valutazioni a verificare se le prove acquisite presentino una evidenza tale da conclamare la manifesta illogicità della motivazione della sentenza in ordine all'insussistenza del fatto o all'estraneità allo stesso da parte dell'imputato". "Mancando tali estremi" nella sentenza dei giudici palermitani, la II sezione penale afferma che sia il ricorso della Procura di Palermo che chiedeva la condanna per il senatore a vita, sia il ricorso di Andreotti che avrebbe voluto la piena assoluzione "vanno rigettati". da Repubblica (28 dicembre 2004)
postato da: carcarazzo | 18:48
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domenica, 26 dicembre 2004
ADESSO PICCHIANO DARIO MIGLIUCCI |
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Nell'Italia del Cavaliere Berlusconi anche queste notizie finiscono con l'essere taciute dai telegiornali. Martedì scorso Francesco Forgione, capogruppo di Rifondazione Comunista all'Assemblea regionale siciliana, "colpevole" di aver organizzato una raccolta firme allo scopo di sfiduciare il presidente della Regione Salvatore Cuffaro, è stato aggredito fisicamente e verbalmente da quattro uomini. Tra loro Gerlando Calogero Chiarelli, cognato del Governatore. I quattro si possono permettere di attuare la loro azione da squadristi in pieno centro ed in pieno giorno, davanti ad una folla attonita. Le neocamicie nere scendono dall'auto ed iniziano ad inveire contro il politico di Rifondazione. "Pezzo di merda, bastardo di un comunista - gli urlano avvicinandosi a lui con fare minaccioso - ti ammazziamo, se non la smetti ti facciamo smettere noi. Non vivrai più tranquillo, sappiamo dove vai, dove stai, di giorno e di notte".
Una fantasia dei comunisti? Neanche per sogno: è lo stesso Governatore a confermare: "Sono amareggiato del fatto che persone a me vicine affettivamente, pensando di prendere le mie difese, si siano in realtà lasciate prendere la mano con incaute reazioni". "Incaute reazioni di chi si è lasciato prendere la mano", Cuffaro definisce così un'aggressione mafiosa. Il segretario regionale di Rifondazione Giusto Catania parla invece di "intimidazione non casuale". "Questo episodio è il frutto di un clima politico avvelenato causato indirettamente da una gestione arrogante del potere - ha chiarito - che fa diventare lecite anche le manifestazioni più ostentate e becere di intolleranza politica". Per il leader nazionale del partito Fausto Bertinotti "non è un atto di teppismo, ma un tentativo di inquinamento violento del confronto politico". L’ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ha chiesto l'intervento urgente del ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, mentre il vice segretario regionale dello Sdi Giovanni Bruno lo definisce "un episodio da non sottovalutare". "La vile aggressione subita dall'amico e compagno Francesco Forgione - ha chiarito - è il sintomo di un clima pesante che si sta creando in Sicilia". I media di Berlusconi, intanto, si preoccupano di insabbiare l'accaduto.
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postato da: carcarazzo | 13:23
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mercoledì, 22 dicembre 2004
L'ISOLA DEI MAFIOSI
Nasce da un'idea dell'autore satirico Sandro Simone, fondatore di Bengodi Sity ed ora autore di Par Condicio, neo settimanale satirico. L'isola dei mafiosi è un nuovo reality show, per il quale sono in lizza le migliori testate televisive italiane.
Una decina di mafiosi (il numero è ancora da definire) viene relegato su di una isola, questa volta abitata di tutto punto con annessi e connessi, dove i partecipanti si sfideranno su varie prove specifiche.
Ad esempio: taglio di una partita di eroina, come esigere il "pizzo", come compiere un atto intimidatorio, come riciclare denaro sporco, come finanziare una campagna elettorale e scegliersi il candidato "buono", come organizzare un attentato, ecc.
Ogni giovedì, aggiungiamo noi, al posto delle nomination, i candidati nomineranno il "pentito" della settimana ed il pubblico da casa deciderà quale "infamone" eliminare con il televoto.
Il vincitore, verrà invitato tutte le sere a "Porta a Porta" da Bruno Vespa, gli verrà offerto un posto in Parlamento per beneficiare dell'immunità, verrà nominato componente della commissione anti-mafia, e presidente onorario dell'Associazione Anti-racket.
I concorrenti sconfitti, invece, verranno strangolati e sciolti nell'acido.
postato da: carcarazzo | 11:36
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sabato, 11 dicembre 2004

postato da: carcarazzo | 12:23
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Palermo, Dell'Utri condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa |
| I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Palermo hanno condannato il senatore Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno per associazione mafiosa. A nove anni è stato condannato anche il coimputato Gaetano Cinà |
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Il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell' Utri a nove anni per concorso in associazione mafiosa. Il pm aveva chiesto una condanna di 11 anni. I giudici hanno dichiarato per Dell' Utri lo stato di interdizione legale durante l' esecuzione della pena. Per il senatore è stata inoltre applicata la misura della libertà vigilata per due anni, da eseguirsi una volta espiata la pena. I giudici del tribunale hanno condannato il senatore Dell' Utri e Gaetano Cinà anche al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, la provincia regionale di Palermo e il comune di Palermo, ed ha ordinato che vengano liquidati in separato giudizio. Gli imputati sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali sostenute dalle parti civili che i giudici hanno liquidato in complessivi 20 mila euro per il comune di Palermo e 50 mila per la Provincia regionale di Palermo. I giudici del tribunale hanno dichiarato il senatore Marcello Dell' Utri ed il suo coimputato Gaetano Cinà (condannato oggi a sette anni per associazione mafiosa) interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. La camera di consiglio era cominciata alle 13,30 del 29 novembre scorso dopo la lunga dichiarazione spontanea del senatore Marcello Dell'Utri, che chiedeva ai giudici di essere «restituito alla famiglia e alla politica». È stata una camera di consiglio record per la sua durata, tanto che ha superato quella del processo al senatore Giulio Andreotti (11 giorni) e quella per l'ex ministro Calogero Mannino (dieci giorni). I giudici della seconda sezione del tribunale, presieduti da Leonardo Guarnotta, a latere Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari, si sono riuniti per 13 giorni nel mini appartamento dell'aula bunker di Pagliarelli dove si è svolta l'ultima delle 257 udienze del processo cominciato sette anni fa. Due dei tre giudici del collegio non sono più in organico alla seconda sezione del tribunale: Leonardo Guarnotta presiede il tribunale di Termini Imerese, Gabriella Di Marco è alla quarta sezione della Corte d'appello. Entrambi erano stati applicati in tribunale esclusivamente per concludere questo dibattimento e i molteplici impegni collegati ai nuovi incarichi hanno impedito al collegio di fare le cosiddette «pre-camere di consiglio», le riunioni che consentono ai giudici di esaminare singoli aspetti del processo, in modo da ridurre i tempi della camera di consiglio finale. I pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo avevano chiesto la condanna a 11 anni di carcere per Dell'Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa, e nove anni per il suo coimputato, Gaetano Cinà, che era chiamato a rispondere di associazione mafiosa.
dal "giornale di scilia" |
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| Palermo 11/12/2004 h.11.24.38 | |
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postato da: carcarazzo | 12:06
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martedì, 07 dicembre 2004
LA MANO SUL FUOCO PER MARCELLO DELL'UTRI
Apro a caso il libro L'ONORE DI DELL'UTRI a cura della Procura della Repubblica di Palermo Direzione Distrettuale Antimafia, edito da Kaos ( se andate in libreria difficilmente lo troverete negli scaffali perché appena lo espongono c'è qualcuno, a cui il libro evidentemente è piaviuto talmente tanto, che ne compra subito i volumi a disposizione, quindi dovrete ordinarlo e vi arriverà).
Leggo di una intervista al giudice Borsellino rilasciata alcuni giorni prima della strage di Capaci, siamo nel maggio del 1992, ai giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo, dice Borsellino: "...Si accertò che Vittorio Mangano - ma questo già risultava del procedimento precedente che avevo istruito io [un procedimento che riguardava delle estorsioni in danno di talune cliniche private palermitane alla fine degli anni '70, n.d.r.] ,[il Mangano si dilettava a mandare delle teste di cane a scopo intimidatorio ad alcune cliniche private palermitane, n.d.r. contromafia], e risultava altresì dal cosidetto procedimento Spatola che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxiprocesso- che Mangano risiedeva abitualmente a Milano città da dove, come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale dei traffici di droga che conducevano alle famiglie palermitane.
Domanda del giornalista- E questo Vittorio Mangano faceva traffico di droga a Milano ? Risposta di Borsellino:
"Il Mangano, di droga...Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un altro persnaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l'arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come "magliette" o "cavalli". Il Mangano è stato poi sottomesso al processo dibattimentale ed è stato condannato per questo traffico di droga...."
Io, se fossi nelle vesti del presidente del Consiglio, la mano sul fuoco non ce la metterei. Per quanto riguarda, poi, la ricostruzione fatta sempre da Berlusconi del suo primo governo nel 1994, io di storia ne conosco un'altra, un giorno ve la racconterò.
postato da: carcarazzo | 09:10
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venerdì, 03 dicembre 2004
STIMA ED AMICIZIA A CHI ?
La redazione di contromafia invia il proprio attestato di stima ed amicizia ai magistrati della Procura di Palermo Antonio Ingroia e Domenico Gozzo che, in rappresentanza dello Stato ed in nome del popolo italiano, rappresentano la pubblica accusa nel processo che vede tra gli imputati il senatore di forza italia Marcello Dell'Utri.
Ci dispiace per la modestia della nostra piccola redazione, nulla a che vedere con gli attestati di stima ed amicizia che ha ricevuto da tutta l'Italia l'imputato, pregiudicato e pluri-inquisito, senatore Dell'Utri; noi, non siamo certo all'altezza della presidenza della camera dei deputati Pier Ferdinando Casini, che per la cronaca è la terza carica dello Stato che ci dovrebbe rappresentare tutti, magistrati compresi.
Ma purtroppo, tra un presidente della repubblica che si appresta a partire per la lontana Cina, un presidente del senato che, non sappiamo a chi abbia mandato i suoi attestati di stima ed amicizia ma che non ci sorprenderebbe più di tanto se venissimo a sapere che anche lui (non foss'altro che per motivi di vicinanza di partito) li avesse mandati all'imputato; quello che ci è dato sapere è che ci rimane, come ricordino, l'attestato di stima ed amicizia di Pier Ferdinando Casini, diramato su carta intestata dello Stato
postato da: carcarazzo | 19:49
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mercoledì, 01 dicembre 2004
LE CONTROSPIE
PALERMO - Il medico Salvatore Aragona ha deposto questa mattina nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, nell'ambito del processo all'ex assessore comunale Domenico Miceli (Udc), accusato di concorso in associazione mafiosa. Rispondendo alle domande dei pm, il medico ha parlato delle candidature in occasione delle elezioni regionali del 2001, che vennero discusse a casa del presunto capomafia Giuseppe Guttadauro.
Aragona, arrestato lo scorso anno, sta scontando una pena definitiva per favoreggiamento. Il medico ha delineato i retroscena della candidatura di Miceli, anche lui detenuto da giugno dello scorso anno, e i contatti avuti con il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro. Il testimone ha inoltre ricordato che Miceli, durante una conversazione avuta a Milano, gli rivelò che Guttadauro era sottoposto ad indagini dei carabinieri del Ros; questa circostanza mise in allarme Aragona e lo stesso Guttadauro.
A rivelare la presenza di microspie nella segreteria politica di Domenico Miceli e dell'esistenza di intercettazioni sarebbero stati «il presidente della Regione Cuffaro e il maresciallo dei carabinieri e deputato regionale Antonio Borzacchelli», ha poi aggiunto Aragona, nel corso della sua deposizione.
Aragona, rispondendo alle domande del pm Antonino Di Matteo ha sostanzialmente ribadito quanto aveva già dichiarato in istruttoria. Il medico ha infatti indicato in Cuffaro e Borzacchelli, quest'ultimo in carcere dallo scorso anno per concussione, la fonte di notizie riservate di cui erano venuti a conoscenza gli uomini d'onore di Brancaccio, tra cui il boss Giuseppe Guttadauro, e i politici.
Secondo Aragona, Cuffaro avrebbe avuto contatti con «apparati dei carabinieri del Ros» che conducevano le indagini, tanto che quando venne scoperta la microspia nella lampada del salotto di Guttadauro, «Cuffaro e Borzacchelli - afferma Aragona - dissero che la squadra del Ros era stata sostituita con un'altra e la persona che passava loro le notizie non sarebbe stata più a conoscenza delle indagini».
Il medico ha poi parlato della fuga di notizie riguardante i suoi verbali di interrogatorio, durante la fase istruttoria, e dei suoi timori nel «rivelare alcuni nomi, fra cui quello di Borzacchelli». Aragona ha anche fatto riferimento a un presunto coinvolgimento, nella campagna elettorale, «del colonnello dei carabinieri Melillo», amico d'infanzia di Miceli «che era venuto da Napoli in Sicilia per dargli una mano"
30 Novembre 2004 da "La sicilia"
postato da: carcarazzo | 10:34
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