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venerdì, 28 gennaio 2005
PUNTO E ACCAPO Puntata riparatrice pro centro-destra, a Palermo, dal centro culturale dedicato a Don Pino Puglisi, il parroco ucciso dalla mafia nel settembre del 1993. Piccola dimenticanza, si sono dimenticati di dire che in data 30 luglio 2001, l'attuale presidente della regione Salvatore Cuffaro, ha incontrato alle 9 di mattina all'hotel Excelsior, il medico Vincenzo Greco, già condannato nel 1996, per aver curato il killer di Don Pino Puglisi, ossia Salvatore Grigoli. il carcarazzo
postato da: carcarazzo | 14:38
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Provenzano a “Chi l’ha visto?“ “Non lo troveranno mai perche’ lo cercano nei posti sbagliati, tra i mafiosi”. L’avvocato di Bernardo Provenzano, Salvatore Traina, sara’ ospite della trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto’ “ “Bernardo Provenzano”: singolare iniziativa del suo avvocato difensore. di Angelo Ruoppolo.
Sapete chi sara’ il prossimo ospite di Chi l’ha visto su Rai Tre’ L’avvocato di Bernardo Provenzano. Sembra incredibile e’ invece e’ vero. Lui, l’avvocato, Salvatore Traina, e’ stato gia’ invitato da Federica Sciarelli. “Voglio che tutti capiscano che cercano la persona sbagliata” spiega Traina: io non so dove sia ma finche' lo cercheranno tra i mafiosi non lo troveranno mai”. Da almeno 20 anni l’avvocato difende il capo dei capi di Corleone e lo descrive cosi’ : “un signore che non e’ mai stato accusato direttamente, nemmeno di avere rubato delle galline. E poi e’ povero, non puo’ permettersi nemmeno di pagare le spese legali “. Salvatore Traina e’ riflessivo, invita a ragionare: “ pensate, se Provenzano appartenesse davvero alla mafia se lo sarebbero gia’ venduto. Con tutto il rispetto, si sono venduti Gesu’ Cristo, figuriamoci se in 41 anni nessuno si sarebbe venduto Provenzano”.
Ed allora e’ una caccia a vuoto. Martedi’ hanno arrestato 46 persone, presunti fiancheggiatori del boss. Il Procuratore di Palermo Grasso ritiene di avere smantellato il Ministero delle Poste di Provenzano, il circuito dei messaggi. Tanti bigliettini, scritti anche negli uffici comunali dei paesi della provincia di Palermo. Oppure le richieste, o meglio i capricci di Provenzano che domanda scorte di cicoria e di miele, purche’ sia originale, oppure la pasta con le sarde. Poi la scoperta del libro mastro delle estorsioni, la contabilita’ del pizzo. Fedeli e fedelissimi in carcere, lui ancora libero, anche se tutti, compreso il Ministro degli Interni, sono convinti che adesso sia sfuggito per un soffio e che ormai abbia le ore contate. Provenzano lunedi’ prossimo, 31 gennaio, compie 72 anni. Il suo avvocato sorride quando pensa ai 100 miliardi di euro di fatturato della mafia rivelati dal Procuratore nazionale antimafia Vigna. Un impero, una ricchezza enorme, un business complesso e immenso. “E allora - chiede l’avvocato Traina: si puo’ ancora continuare a pensare che a comandare questo impero sia un vecchio settantenne che comunica con i pizzini di carta?”
postato da: carcarazzo | 10:44
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giovedì, 27 gennaio 2005

"Cercalatalpa", gioco dell'oca on line sulla mafia
PALERMO - Si chiama www.cercalatalpa.net ed è un curioso gioco dell'oca on line dove ogni casella corrisponde a una tappa dell'inchiesta sulle talpe alla Dda e le fughe di notizie sulle indagini antimafia. Poi le caselle iniziano a incrociarsi e ripercorrono i misteri delle altre talpe, rimaste nell'ombra, legate ai delitti eccellenti.
Cercalatalpa.net propone in 57 caselle l'identikit di 23 talpe che negli ultimi vent'anni hanno favorito i boss e rimangono ancora senza nome. «E' un gioco altamente istruttivo», dicono gli autori, i giornalisti del quotidiano «La Repubblica» Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo, che hanno progettato il sito insieme al web-designer Luigi Luzzio. «Cercalatalpa.net è la drammatica storia dei misteri siciliani ancora irrisolti, che continuano a ruotare attorno ai rapporti fra mafia e politica».
Così, ad esempio, dalla casella che fa riferimento ai dubbi del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro sulla strage Dalla Chiesa ("Ma a noi che ci interessava di ammazzarlo") si diparte un percorso di caselle che è scandito da alcune delle talpe eccellenti: quella che nell'82 frugò nella cassaforte del generale-prefetto subito dopo la strage del 3 settembre 1982; quella che nell'85 tradì il commissario Ninni Cassarà, e poi ancora quella che nell'89 entrò in azione quando i boss volevano uccidere Giovanni Falcone e i colleghi svizzeri arrivati a Palermo; le caselle successive sono dedicate agli identikit delle talpe che tradirono l'agente del Sisde Emanuele Piazza e poi nel '95 rivelarono il ruolo del boss confidente Luigi Ilardo, facendolo uccidere.
Uno dei principali protagonisti di «Cercalatalpa» è il capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano, imprendibile da 42 anni. Il percorso dei misteri del singolare gioco dell'oca prosegue con la ricerca degli infedeli che hanno aiutato in questi anni Provenzano a restare in latitanza e con le ombre che avvolgono ancora le stragi Falcone e Borsellino. Così, alcune caselle descrivono i più clamorosi falliti blitz per la cattura della primula rossa di Cosa nostra (l'ultimo dei quali risale al 19 settembre scorso). Altre, propongono le tracce lasciate dalle talpe della mafia prima e dopo gli eccidi del '92. Dopo la strage di Capaci, ignoti manomisero i computer di Falcone. Dopo la strage Borsellino, qualcuno rubò l'agenda del magistrato.
Nelle 57 caselle di «Cercalatalpa» c'è anche un'ampia documentazione di atti giudiziari. Sono i provvedimenti che hanno portato all'incriminazione del presidente della Regione Salvatore Cuffaro, del manager della sanità Michele Aiello, dei marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo. Il giocatore di «cercalatalpa» può interagire con altri due siti Internet, su cui è possibile rintracciare altra documentazione giudiziaria relativa ai misteri siciliani. Sono www.bernardoprovenzano.net e www. falconeborsellino.net.
26 Gennaio 2005 da La Sicilia
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postato da: carcarazzo | 09:09
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martedì, 25 gennaio 2005
La famiglia di Alfano diffida la Rai E' già polemica prima di "Punto e a capo" | | No all«'utilizzo del racconto del martirio di Beppe Alfano in contrapposizione all'inchiesta condotta apprezzabilmente da 'Report' sull'attualità del controllo mafioso di importanti settori della Sicilia»: è quanto chiede la famiglia del giornalista, che prende così posizione in merito alle indiscrezioni pubblicate oggi dal Corriere della Sera sulla prossima puntata di 'Punto e a capò, che tornerà sui temi della criminalità organizzata. | No all«'utilizzo del racconto del martirio di Beppe Alfano in contrapposizione all'inchiesta condotta apprezzabilmente da 'Report' sull'attualità del controllo mafioso di importanti settori della Sicilia»: è quanto chiede la famiglia del giornalista, che prende così posizione in merito alle indiscrezioni pubblicate oggi dal Corriere della Sera sulla prossima puntata di 'Punto e a capò, che tornerà sui temi della criminalità organizzata. La precisazione della famiglia Alfano (Mimma Barbaro, Sonia, Francesco e Fulvio Alfano) è affidata a una lettera inviata dallo studio legale Repici agli organi di informazione e alla commissione di Vigilanza sulla Rai, lettera che vale anche come «diffida preventiva dal trattare il delitto Alfano in modo anche solo parzialmente discordante con la verità». «Dal Corriere della Sera di oggi - scrive il legale degli Alfano - si apprende che la trasmissione 'Punto e a capò di giovedì prossimo su Raidue si occuperà dell'assassinio del giornalista Beppe Alfano, verificatosi l'8 gennaio 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Espressamente si legge: 'Con l'intento di ribaltare l'ottica offerta dal programma di Milena Gabanelli, il programma mostrerà 'luci e ombrè del Mezzogiorno oppresso dalle cosche. Laddove le luci sono le storie di militanti di destra uccisi per il loro impegno contro la mafià. Ed ancora: 'Si parlerà poi dei martiri della destra nella lotta alla criminalità organizzata, rievocando la storia di Giuseppe Alfanò». «Non si può che esprimere sconcerto, sempre che le cose siano nei termini preannunciati dal quotidiano milanese, per l'utilizzo del racconto del martirio di Beppe Alfano in contrapposizione all'inchiesta condotta apprezzabilmente da 'Report' sull'attualità del controllo mafioso di importanti settori della Sicilia», si legge ancora. «Si tratterebbe soltanto di bassa strumentalizzazione. E perciò questo comunicato vale anche come diffida preventiva dal trattare il delitto Alfano in modo anche solo parzialmente discordante con la verità, com'è già facile temere sia alla luce dell'impostazione generale preannunciata sia dall'etichettatura (fatta dallo stesso articolo indicato in premessa) infondata di Alfano come giornalista del Secolo d'Italia». Queste le precisazioni della famiglia: «Beppe Alfano è sempre stato politicamente schierato a destra. Ancor più, soprattutto da quando intraprese l'attività giornalistica, è sempre stato schierato nella denuncia di ogni illegalità e di quel sistema mafioso che avvolgeva, e ancora oggi avvolge, Barcellona. Non era giornalista del Secolo d'Italia, bensì di un quotidiano siciliano. Nelle sue inchieste e nelle sue denunce Alfano non ha mai manifestato parzialità politica. Ed anche questo comportò negli ultimi anni della sua vita un rapporto molto contrastato con i dirigenti locali del suo partito (che sono oggi personaggi ben in vista del potere nazionale), il Movimento sociale italiano, dal quale venne anche sospeso. Se la sua uccisione fu possibile si deve anche all'isolamento nel quale Alfano venne lasciato dal suo partito». Non a caso, continua la lettera, «per la formulazione di un'interrogazione parlamentare su delicatissimi temi di una sua inchiesta-denuncia, Alfano, appena un mese prima della sua uccisione, dovette rivolgersi all'on. Tano Grasso, allora deputato del Pds. Per l'omicidio di Beppe Alfano, finora si è arrivati alla condanna definitiva solo per chi, al servizio di mandanti superiori ancora processualmente non individuati, ha organizzato il delitto: il capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti. Visti i tempi, pare doveroso ricordare che Gullotti, alle elezioni comunali del 1985 a Barcellona, venne candidato proprio dal Movimento sociale italiano, allora dominato in loco dalla stessa dirigenza di Alleanza nazionale di oggi». | | | dal Giornale di Sicilia | | Messina 24/01/2005 h.18.33.31 |
postato da: carcarazzo | 09:06
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martedì, 11 gennaio 2005
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "FIGLIO DI PARTITO" DI ALFONSO SCIANGULA. EDITO DA ARMANDO SICILIANO EDITORE. 
PORTO EMPEDOCLE (AG) 15 GENNAIO 2005 ORE 17 PALAZZO DI CITTA', VIA ROMA. INTERVERRANNO L'ON.ANGELO LA RUSSA, IL GIORNALISTA FRANCO CASTALDO, MAURIZIO MASONE (PRESIDENTE DEL CENTRO CULTURALE PIER PAOLO PASOLINI), L'AUTORE E L'EDITORE.
postato da: carcarazzo | 16:37
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sabato, 08 gennaio 2005
| COMMEMORAZIONE DI BEPPE ALFANOA 12 anni dall'omicidio mafioso del corrispondente da Barcellona del quotidiano La Sicilia, l'Unci ne ricorda l'esempio professionale di "cronista dalla schiena dritta" | L' 8 gennaio del 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) cadeva ucciso per mano di un killer mafioso il giornalista Giuseppe Alfano, corrispondente del quotidiano La Sicilia. A 12 anni dall'assassinio il segretario regionale e componente della Giunta nazionale dell'Unci, Leone Zingales, il consiglio direttivo, i consiglieri nazionali Giuseppe Lo Bianco e Antonella Romano, ricordano ''il sacrificio di un cronista coraggioso, attento e determinato interprete di un giornalismo investigativo puro, per il quale ha pagato con la vita''.
''L' esempio professionale di Alfano - prosegue l'Unci - cronista dalla schiena ''dritta'', capace di andare oltre le verita' ufficiali per raccontare gli intrecci politico-amministrativi criminali di una provincia, a torto ritenuta ''babba'', resta vivo nella memoria dei cronisti siciliani che sollecitano la magistratura a fare luce piena sul delitto, sul contesto che lo generò e soprattuto sui mandanti finora sconsciuti'' |
postato da: carcarazzo | 19:20
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giovedì, 06 gennaio 2005
PROCESSO BORZACCHELLI, DEPONE L'IMPRENDITORE AIELLO
PALERMO - «Mi dissero che Borzacchelli andava ripetendo: 'Aiello si tolga dalla testa che un napoletano viene a Bagheria per farsi fregare'». Lo ha detto l'imprenditore della sanità privata, Michele Aiello, agli arresti domiciliari per associazione mafiosa, deponendo al processo al maresciallo dell'Arma ed ex deputato dell'Udc, Antonio Borzacchelli, imputato di concussione nell'inchiesta sulle talpe alla Dda di Palermo.
Aiello, che ha risposto alle domande dei legali del sottufficiale, ha parlato dei suoi rapporti con Borzacchelli. «Mi ha dato una mano - ha detto - nell'avviare il centro Villa Santa Teresa di Bagheria, presentandomi molte persone, tra le quali il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, che all'epoca era solo un deputato regionale; l'ex direttore generale dell'Ausl 6, Giancarlo Manenti, e diversi funzionari della sanità pubblica».
L'imprenditore ha raccontato delle richieste di denaro ricevute da Borzacchelli, accusato di avere preteso soldi dal teste, minacciando l'avvio di inchieste sul suo conto, e della crisi del rapporto con l'imputato. «Mi minacciava - ha affermato Aiello - facendomi giungere avvertimenti da Pippo Ciuro e Giorgio Riolo». Ciuro e Riolo, marescialli della Dia e del Ros, sono stati arrestati per mafia e rivelazione di segreto istruttorio nell'ambito della stessa indagine.
Aiello ha infine raccontato di aver saputo della sua iscrizione nel registro degli indagati, oltre che dagli stessi Ciuro e Riolo, da un geometra amico che, a sua volta, era stato messo a conoscenza dell'inchiesta in corso dal marito di un'assistente giudiziaria della Procura di Palermo, Antonella Buttitta, adesso indagata per violazione del segreto istruttorio. Il contro-esame dei difensori di Borzacchelli continuerà nell'udienza del 21 prossimo.
La Sicilia 5 Gennaio 2005
postato da: carcarazzo | 09:22
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