[contromafia]
 

domenica, 26 giugno 2005

 

 

 

 

 

TIRO AL CASELLI
La lotta alla mafia secondo loro


di Saverio Lodato


Lui, il superprocuratore antimafia, non lo deve fare. Gli esponenti del Polo, dopo anni di maldicenze e veleni, falsificazioni e linciaggi sulla figura e il curriculum di Giancarlo Caselli, stanno mettendo in atto un'autentica persecuzione. Lo fanno in Parlamento, alla luce del sole, sfidando il buon senso, lo sconcerto dell'opinione pubblica, il punto di vista dell'opposizione, non lasciando nulla di intentato per impedire che l'attuale procuratore generale di Torino, quarantennale carriera all'insegna dell' antiterrorismo e dell' antimafia, sotto scorta dal 1974, occupi, a seguito di un libero concorso indetto dal Csm, una poltrona che loro hanno destinato ad altri. Una vicenda, con emendamenti e decreti governativi ad personam per escludere qualcuno, che non ha precedenti nella storia repubblicana.
Cosa viene rimproverato a Caselli? Di avere creduto che la lotta alla mafia potesse essere qualcosa di diverso che non la semplice contrapposizione alla faccia militare di Cosa Nostra. In altre parole, Caselli - agli occhi del Polo- è reo di aver indagato sulle complicità politiche, istituzionali, finanziarie della mafia. Quando Caselli si insediò a Palermo alla guida della Procura era il 15 gennaio 1993. All'indomani delle stragi di Capaci e via D'Amelio che avevano fisicamente eliminato i due giudici simbolo, Falcone e Borsellino, messo in ginocchio l'Italia, provocato una gigantesca reazione emotiva e di ribellione dell'intera opinione pubblica, fatto vacillare le fondamenta dello Stato.
Caselli si offrì volontario, e venne così mandato a metterci una pezza. Grandi fanfare e tanta retorica salutarono il suo insediamento in quella poltrona insanguinata. L'idillio durò poco. Appena fu chiaro che Caselli non solo si limitava a potare alla sbarra l'ala militare e stragista, ma iniziava a dare un'occhiata a ciò che ci stava attorno, iniziarono i segnali di fastidio nei suoi confronti. Lui, che non è mai stato facilmente impressionabile dai desiderata della politica, tirò per la sua strada.
Parziale elenco di persone finite sotto inchiesta e sotto processo durante la sua direzione: Giulio Andreotti, Calogero Mannino, Corrado Carnevale, Francesco Musotto, monsignor Salvatore Cassisa, Marcello Dell' Utri; ma anche nomi dell' "altra parte": da Leoluca Orlando a Pietro Folena, da Sergio Mattarella a Giuseppe Montalbano. Abbiamo stilato un elenco assai parziale degli indagati, non essendo questa la sede per dar conto di esiti processuali - ovviamente - differenziati. Certo che la sentenza della Cassazione con la quale Andreotti viene riconosciuto colpevole del reato di associazione a delinquere con Cosa Nostra sino al 1980 (anche se il reato è stato prescritto), è il "peccato" davvero imperdonabile commesso da Caselli.
Si scatenò una gigantesca campagna contro Caselli, i suoi pm, i pentiti. Sgarbi e Jannuzzi, Ferrara e Liguori, la Maiolo e Filippo Mancuso - anche qui elenco assai parziale - redigevano a più mani un catalogo degli insulti: "assassini terroristi, farabutti, brigatisti, faziosi sadici, torturatori, perversi da manuale, venduti, menti distorte, falsificatori di carte, folli, predicatori di mostruosità, bugiardi, frodatori processuali, spregiatori di norme, criminali travestiti da giudici, mafiosi, dissennati, macigni sulla strada della democrazia, omuncoli bisognosi di una perizia psichiatrica, cupola mafiosa, corruttori della dignità dei siciliani, foraggiatori di pentiti, malati di mente." Infine - Berlusconi docet - "geneticamente diversi dal resto del genere umano".
Persino Dante Alighieri sarebbe stato costretto a raddoppiare il numero dei suoi gironi infernali nel tentativo di contemplare tutti i peccati dei quali Caselli e i suoi sono stati chiamati a rispondere dagli illibati uomini del Polo. La storia degli anni '90 ha dimostrato che lo Stato italiano può fare la guerra alla mafia ma sino a un certo punto, non oltre. Ancora: Caselli venne persino chiamato in causa per il suicidio di Luigi Lombardini, procuratore presso la Pretura di Cagliari, coinvolto in reati connessi al sequestro di Silvia Melis.
Dagli insulti si doveva passare ai fatti. Primo fatto: Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia ormai da otto anni, avrebbe dovuto lasciare il suo incarico ai primi di gennaio 2005. Il CSM, in previsione di quella scadenza, aveva bandito regolare concorso per la successione. Ecco il colpo di scena che deve spianare la strada alla campagna persecutoria: il governo, con un decreto legge nascosto fra le pieghe di tante altre proroghe, prolunga la permanenza di Vigna in quell' incarico "sino al compimento del settantaduesimo anno di età". Una provvedimento, di segno governativo, che non ha precedenti nella storia della magistratura italiana.
Il Polo guadagnava così altri sei mesi, per perferzionare il marchingegno: attraverso l'approvazione di quella norma del nuovo ordinamento giudiziario che consente di concorrere ad uffici direttivi solo a chi abbia ancora quattro anni di servizio prima di compiere settanta anni. I magistrati, però, vanno in pensione, per legge, a 75 anni. Direte: che c'entra Caselli? Semplice. La sua carta d'identità diventa l'arma segreta degli esponenti del Polo: Caselli, nato il 9 maggio del 1939, non avrebbe più davanti a sé i quattro anni richiesti. Qualcosa però non va per il giusto verso: il capo dello Stato, Ciampi, respinge al mittente la legge di riforma. Che fare?
Secondo fatto: approssimandosi la scadenza di agosto, il CSM bandisce un nuovo concorso per la superprocura. Nel frattempo, in Senato, riprende l'esame della legge di riforma inclusa la norma anticaselli. Ma poiché, anche ad eventuale approvazione della legge, passerebbero mesi per emanare i decreti delegati di attuazione, la maggioranza, per bocca del senatore Luigi Bobbio (AN), temendo di non fare in tempo, presenta un altro emendamento che consentirebbe alla norma anticaselli di entrare in vigore immediatamente.
Vi abbiamo esposto fatti, non interpretazioni: prova ne sia che Bobbio, candido candido, dichiara che lo scempio viene commesso proprio per sbarrare il passo a Caselli. Se non è persecuzione questa...E la mafia ringrazia.

da l'Unità

 

 

 

 

 

 

 

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lunedì, 13 giugno 2005

 

DUE ITALIE ! (ndr)

Onore a un varesino scomparso!

13/06/2005 - di varesefront ; Fonte: VARESEFRONT

Un ragazzo ha perso la vita in seguito ad una coltellata. E' avvenuto a Varese.Il nostro amico aveva solo 23 anni,e la sua unica colpa,è quella di essere intervenuto per sedare una rissa tra due merde albanesi all'interno del suo bar. Perdonatemi se non faccio il nome,ma l'educazione che ho ricevuto,mi impone di non essere autorizzato a farlo se non con il permesso dei suoi cari. Le faccie sconvolte dei suoi amici della curva nord,lasciavano trapelare dolore e rabbia,la stessa che sente chi stà ora scrivendo.Ti salutiamo Varesino!!Che Dio ti abbia in gloria. Potrei lasciarmi andare e sfogare la mia rabbia,ma tutto sarebbe inutile...una sola cosa!!Questa storia deve finire.Senza offesa per nessuno,ma abbiamo sopportato per anni le spavalderie dei giovincelli meridionali con i loro coltelli e le loro minacce del parente mafioso..ora,cominciano gli albanesi!Prepotenze di ogni tipo!!Sia ben chiaro!!Non ci hanno sottomesso i t.erroncelli e non lo faranno nemmeno gli albanesi. Non voglio offendere i meridionali,anzi,forse sono proprio loro i primi a disprezzare quei loro spavaldi conterranei,la mia è solo una testimonianza. Avanti ragazzi di Varese...la nostra amata città deve continuare a splendere di bellezza autentica..e con essa le sue nobili genti!!Vorrei avere la bacchetta magica per eliminare il problema,ma mi sento impotente perchè realistà! Il mio governo..il mio stato..deve portare sulla coscenza la morte del mio amico e quella di tanti altri innocenti!ONORE A TE..NOSTRO ULTRAS DI VARESE!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: carcarazzo | 19:51 | commenti (3)

venerdì, 10 giugno 2005

 

siino versus cuffaro

Siino: "Quel vertice con Cuffaro"
Il pentito racconta un incontro del ´91 con boss e politici

Il collaborante Barbagallo: "Conosco il governatore". Ma i difensori si oppongono e il giudice gli toglie la parola
L´attuale leader della Margherita? "Non era un uomo d´onore ma un capomafia mi raccomandò di non toccarlo"
"Baciò e salutò tutti noi. E mi disse: devi farmi arrivare primo degli eletti. Io però appoggiavo Purpura"
Nell´aula bunker di Rebibbia l´ex signore degli appalti chiama in causa anche Romano e Cardinale



ROMA - «Se mi permette, signor presidente, il presidente Cuffaro cugghiunìa». Dall´alto di quello che definisce il suo pedigree mafioso, trait d´union tra la politica, l´imprenditoria e Cosa nostra (con il timbro della Cassazione), Angelo Siino non mostra grande considerazione per il presidente della Regione. L´ex boss oggi pentito lo conobbe nel ‘91 quando Cuffaro era un «garzone di bottega». E, rievocando incontri e discorsi, lo descrive così ai giudici del Tribunale di Palermo in trasferta a Roma per ascoltarlo nel processo in cui il governatore è imputato di favoreggiamento alla mafia: «Un ruspante, sempre molto allegro, baci e abbracci per tutti». Fatti di 14 anni fa, di quando Angelo Siino gestiva gli appalti pubblici di mezza Sicilia ed era corteggiato dai politici che chiedevano voti e soldi. Anche quelli della corrente di Calogero Mannino: Salvatore Cuffaro e Saverio Romano, allora agli inizi della loro carriera politica, e Salvatore Cardinale, allora deputato della Dc. «Di lui - ha detto ieri in aula il pentito rispondendo al pm Nino Di Matteo - ho già parlato a lungo con i magistrati della Procura di Caltanissetta».
Il presidente della Regione, un sottosegretario, il segretario regionale della Margherita, ma anche il deputato della Margherita all´Ars Andrea Zangara, incontrato con esponenti della mafia di Bagheria: il pentito Angelo Siino ribadisce in aula le accuse su ripetuti contatti tra i politici e Cosa nostra e rincara la dose per Cuffaro, con qualche distonia con quanto dichiarato a verbale prima nel ‘98 e poi nel 2003. Oggi Siino ricorda quello che allora aveva escluso, e cioè la presenza di Cuffaro all´incontro riservato che si sarebbe tenuto nell´ufficio del capomafia di Villagrazia Angelo Teresi durante una riunione elettorale per le Regionali del ‘91. «C´ero io, Teresi, Santino Pullarà, Cardinale e Cuffaro - racconta Siino - Era da poco stato approvato il decreto Andreotti che aveva riportato in carcere i boss del maxiprocesso e io dissi a Cardinale: "Vedi, questi vi dovrebbero sputare in faccia e invece vi abbiamo organizzato tutto questo". Lui rispose vagamente: "Vedremo, vedremo"».
Al difensore di Cuffaro, Nino Caleca, che gli contesta il contrasto con quanto dichiarato prima, Siino risponde: «Cuffaro era lì, entrava, usciva, baciava tutti e salutava, non so se abbia sentito quel discorso, ma comunque era lì». Un incontro, quello al club di Villagrazia, al quale Siino dice di aver portato molti mafiosi, da Santino Di Matteo a Cosimo Vernengo, da Nino Gioè a Simone Beninati, per rispondere alla richiesta di aiuto rivoltagli da Cuffaro che, assieme a Saverio Romano e a Saro Enea, era andato a trovarlo a casa. «Mi disse: "Devi farmi arrivare primo degli eletti a Palermo". Io gli risposi che avevo già un impegno con il candidato di Salvo Lima, Purpura. E non feci molto. L´unica cosa che mi spinse ad aiutare Cuffaro fu che si era presentato con Romano, che si lamentava che non gli avevo mai dato una lira degli appalti della Provincia. E poi l´altro Totò, Cardinale. Che avevo conosciuto con i capi della mafia di Mussomeli nella riserva di caccia "Mappa" che gestivo per conto di Piddu Madonia. Il boss Sebastiano Misuraca mi disse di non toccarlo. Potrei giurare che Cardinale non era "uomo d´onore", ma Misuraca mi disse: "È come se fossimo noi, è una persona nostra. Lo chiamavano Totò ´u turuni, cioè un corvo che vola da un albero all´altro».
Poche ore dopo la replica a distanza del segretario siciliano della Margherita, il quale rileva che «si tratta di manifestazioni elettorali di quindici anni fa e a cui partecipavano centinaia di persone» e aggiunge: «Mai, in nessun momento, da parte mia vi può essere stato un qualsiasi rapporto improprio con aree e attività di tipo mafioso».
Ieri Siino ha parlato anche dei suoi rapporti con la mafia di Bagheria, facendo per la prima volta il nome dell´imprenditore Michele Aiello. Non l´ha mai conosciuto, ma ne ha sentito parlare come protetto da Bernardo Provenzano. Di Aiello ha parlato anche Salvatore Barbagallo, il pentito che per primo - senza che però fossero trovati i riscontri - fece il suo nome. «Lo conosco dai primi anni Ottanta - ha detto rispondendo al pm Maurizio de Lucia - quando si riforniva di calcestruzzi nell´impresa del boss di Caccamo Panzeca». E ha ricordato che, sei o sette anni dopo, Aiello gli disse: «Io ho le spalle coperte da Provenzano».
Barbagallo ha raccontato anche di un incontro con l´allora maresciallo Borzacchelli: «Avevo da poco cominciato a collaborare, venne da me e mi consigliò di non parlare di appalti e di non chiamare in causa il sindaco di Villabate Giuseppe Navetta». Poi la domanda a sorpresa del pm De Lucia: «Conosce Salvatore Cuffaro?». Barbagallo ha appena il tempo di rispondere «sì» che gli avvocati del governatore si oppongono sostenendo che il tema non è tra quelli ammessi al dibattimento. E il presidente chiude l´udienza.

 

da "La Repubblica" giovedi' 9 giugno 2005

 

 

 

 

 

 

 

postato da: carcarazzo | 20:26 | commenti (2)

cuffaro versus siino 

 

 

 

 

 

 

 

IL COLLOQUIO
Cuffaro risponde alle accuse: "Ero all´inizio dell´attività politica e c´era uno scontro nella Dc"
"È vero, andai a chiedere voti ma non sapevo che era mafioso"

i pentiti Non capisco queste accuse che mi rivolgono alcuni pentiti, e soprattutto non capisco perché vengono portati a testimoniare
borzacchelli Sto considerando se andare a testimoniare: penso che dovrei farlo anche se vorrei prima deporre nel mio processo
siino Nell´incontro mi disse che dovevano vincere i candidati di Salvo Lima, e così della mia richiesta non si fece più nulla
ALESSANDRA ZINITI



ROMA - «Siino? Sì, l´ho conosciuto. E´ vero, ci sono andato a casa a chiedere voti ma non sapevo che era mafioso». «Lanzalaco? A me soldi non me ne ha mai dati». «La testimonianza al processo Borzacchelli? Ci sto riflettendo. Mi piacerebbe rispondere prima davanti ai miei giudici, ma se i tempi sono diversi e non sembra una scortesia, penso che forse dovrei andare».
Totò Cuffaro è a Roma per qualche ora ma nell´aula bunker di Rebibbia, all´udienza fino ad ora per lui più pesante, ad ascoltare i pentiti che lo accusano, non è voluto andare. Tra il meeting delle Regioni del Mediterraneo che lo hanno eletto presidente, in Spagna, e un incontro politico con il segretario siciliano di Forza Italia Angelino Alfano, il governatore chiede le ultime notizie sul suo processo e poi affronta, in modo distaccato, i nodi sui quali presto sarà chiamato a rispondere.
«Siino, Lanzalaco, i pentiti in generale, possono venire a dire quello che vogliono, ma la verità è una sola e io l´ho già detta ai magistrati della Procura e, quando sarà il momento la dirò anche ai giudici. Cominciamo con Siino. E´ vero, io l´ho conosciuto ed è anche vero che sono andato a trovarlo a casa sua, ma che fosse mafioso non lo sapevo, checché lui ne dica. E non fu lui ad organizzare quella riunione elettorale a Villagrazia. Quella la organizzarono persone per bene, medici, farmacisti. E c´era pure qualche magistrato».
Il suo rapporto con il "ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra" Cuffaro lo racconta così: «Era il 91, io ero proprio all´inizio della mia carriera politica, ero da poco consigliere comunale. Me lo presentarono un giorno a pranzo al Gourmand´s. Era lì con alcuni deputati che faceva bisboccia. Mi dissero: non lo conosci? E´ il più famoso pilota siciliano, si chiama Bronson. E io familiarizzai subito e mi misi a scherzare e lo chiamavo: Bronson, Bronson. Poi mi dissero che era ben introdotto e qualche settimana dopo andai a chiedergli i voti, ma lui mi disse che non poteva perché doveva sostenere i candidati di Lima, Purpura e Mulè. In quei tempi c´era una guerra tra Lima e Mannino e Siino mi disse chiaramente che i candidati di Lima dovevano arrivare prima di quelli di Mannino. E non se ne fece niente. E comunque, tanto per precisione, gli chiesi solo voti e mai di farmi arrivare primo degli eletti nella provincia di Palermo come dice lui».
Delle accuse dell´altro pentito chiamato dalla Procura, Cuffaro non si dà pace. «Intanto, non lo capisco. Ma se l´inchiesta per corruzione nei miei confronti è già stata archiviata su stessa richiesta dei pm, perché ora portano a testimoniare questo Lanzalaco? E un´altra cosa che non capisco: perché l´imprenditore che, secondo lui, mi avrebbe dato i soldi, tale Virga, non l´hanno mai chiamato? Se hanno indagato me per avere preso una tangente perché non hanno indagato quello che mi avrebbe dato i soldi? E comunque, io soldi non ne ho presi proprio. Lanzalaco ha detto una serie di cose incredibili, a cominciare dal fatto che Salvo Lima avrebbe firmato un decreto nel 93 quando era morto già da un anno e mezzo. E che Mannino ne avrebbe firmato un altro mentre era in carcere. Ma anche queste cose la Procura le sa. E poi, Siino, Lanzalaco, parlano di me e Saverio Romano nel 91 come fosse ora. Di Romano qualcuno dice che era pericoloso, che gestiva non so che, ma eravamo solo dei ragazzini. Saverio aveva 25 anni, io qualcuno in più».
Oscilla tra distacco, rassegnazione e sicurezza delle sue ragioni il governatore, messo di fronte alle vicende giudiziarie che lo riguardano e che stanno per entrare nella fase «calda», prima con le audizioni dei collaboratori, poi con le testimonianze nei processi collegati. La prima scadenza ha una data poco rassicurante: venerdì 17. Quel giorno dovrà presentarsi davanti ai giudici che stanno processando il suo amico e collega Antonio Borzacchelli. E poi ci sarà il processo a un altro amico, Mimmo Miceli. Lì chiamato a deporre dall´accusa, qui dalla difesa.
Che fare, tacere, avvalersi della facoltà di non rispondere, come gli consente la legge nella sua veste di imputato di reato connesso e come prudenza consiglierebbe o invece rispondere? La decisione non è ancora presa, il governatore in fondo vorrebbe parlare, ma la scelta sarà fatta con il collegio di difesa. Cuffaro, ad oggi, la vede così: «Certo, a me piacerebbe prima rispondere ai miei giudici, a quelli che devono giudicare me, difendermi, spiegare le mie ragioni, dire davanti a tutti quello che non ho mai negato, a cominciare dalla mia amicizia con Michele Aiello. Ma se i tempi dei processi non coincidono, se devono passare ancora mesi prima di poter essere interrogato da imputato, che faccio? Io non ho motivi per rifiutarmi di rispondere né al processo Borzacchelli né a quello Miceli. Ma le cose che mi chiederanno sono sempre le stesse, i miei rapporti con Borzacchelli, quelli con Aiello, quelli con Miceli. Vorrei solo essere sicuro che i miei giudici non la prendessero come una scortesia. Sì, tutto sommato, penso che dovrei rispondere. Vorrei rispondere».
Distaccato dalla sua vicenda giudiziaria e tutto sommato anche dalla politica. «Qualcuno mi ha prospettato la presidenza dell´Udc, un incarico estremamente prestigioso e che mi lusinga ma che non posso accettare. Sono un imputato, non intendo certo trascinare il mio partito nelle mie vicende giudiziarie». E la ricandidatura alle Regionali? Il processo metterà in forse anche quella. «Chi l´ha detto? Poi si vedrà, quella è un´altra cosa. Lì ci sono gli elettori che decidono se ho ancora i numeri per rappresentarli oppure no».

 da "La Repubblica" giovedi' 9 giugno 2005

 

 

 

 

 

 

postato da: carcarazzo | 20:20 | commenti

mercoledì, 08 giugno 2005

 

PIZZO SELLA

Giovanni Bini, 62 anni, l'ex procuratore speciale per la Sicilia del Gruppo Ferruzzi, al quale i Carabinieri hanno confiscato beni per 15 milioni di euro, è ritenuto dagli investigatori il «protagonista indiscusso nella seconda metà degli anni Ottanta del supercomitato d'affari di Cosa nostra, che decideva la spartizione dei grandi appalti, una parte dei qualii destinati alle imprese sponsorizzata da Cosa nostra e, fra esse, proprio quelle appartenenti al Gruppo Ferruzzi».
«Con l'avvento dei corleonesi - spiegano i Carabinieri del reparto operativo - Cosa nostra aveva deciso di partecipare direttamente all'illecito mercato dei lavori pubblici, affidando a Filippo salamone e Angelo Siino, veri e propri ministri delle opere pubbliche di Cosa nostra, la gestione dei rapporti con politici e imrpenditori».
Proprio in considerazione dello stretto rapporto tra il Gruppo Ferruzzi e Bini è scaturita in passato l'operazione immobiliare 'Pizzo Sellà, un vero e proprio affare «concepito e gestiro - dicono gli inquirenti - nell'interesse di Cosa nostra». secondo quanto riferito dai pentiti di mafia, il vero 'dominus' dell'affare di Pizzo sella era stato in realtà Antonino Buscemi che si era avvalso della collaborazione di Giovanni Bini e dei suoi persoali rapporti d'affari con personaggi di vertice del Gruppo Ferruzzi.
L'operazione immobiliare aveva dato luogo ad una abusiva opera di lottizzazione nel comprensorio di Pizzo Sella, da allora nota anche come «la collina del disonore». Sul comprensorio furono realizzate numerose unità immobiliari di pregio, costruite in un'area sottoposta a vincolo idrogeologico e, dal 1998, anche a vincolo paesaggistico. Ad ottenere le prime concessioni edilizie (314) nel 1978 fu la sorella del «Papa» di Cosa Nostra, Rosa Greco. Le prime case furono costruite dalla Bondì, dalla Sicilcalce e dalla Solaris, le ultime due riconducibili ad Andrea Notaro, cognato di Michele Greco. In seguito entrava nell'affare anche la Calcestruzzi del Gruppo Ferruzzi che aveva acquistato negli anni 1984-1985 i terreni di Pizzo Sella dalla Bondì.
Successivamente il gruppo di Ravenna aveva affidato proprio ad imprese riconducibili a Bondì la costruzioni di numerose ville a Pizzo Sella. L'intera operazione «Pizzo Sella», come accertato dalle indagini, è costata al gruppo Ferruzzi una perdita di 100 miliardi di vecchie lire. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Palermo - Sezione Misure di Prevenzione.

DAL "GIORNALE DI SICILIA"  MERCOLEDI' 8/6/ 2005

 

 

 

 

 

 

postato da: carcarazzo | 13:17 | commenti

sabato, 04 giugno 2005

dal forum di pippo pollina http://pippopollina.com/bbz/viewtopic.php?t=435

 

Una settimana dopo siamo ad Agrigento.
Siamo stati invitati a suonare per una rassegna nel parco archeologico della Valle dei templi, il piu’ straordinario impianto di reperti della Magna Grecia.I piu’grandi templi dell’antichità sono li, a un passo dall’enorme palco montato ai loro piedi e ripreso dalle telecamere della RAI INTERNATIONAL.
Tanti famosi artisti suonano quella sera : da LUCIO DALLA ad ANTONELLA RUGGIERO, da ROY PACI a VINCENZO ZITELLO.Ognuno di noi ha circa 15 minuti.
L’organizzazione è un po strana, solo quando arriviamo sul luogo del concerto scopriamo di che si tratta :
La regione Sicilia per festeggiare il 59 anno del suo statuto speciale fà festa e insieme alla RAI
organizza e promuove questo evento che è stato messo in piedi in una settimana in perfetto stile Ital-Siciliano.
I politici della Regione Sicilia hanno fretta e sono in ritardo.Hanno bisogno di professionisti e quindi si affidano ad un esperto di rassegne e chiamano cosi’ in causa Pepi Morgia, direttore artistico molto bravo e prestigioso, conosciuto anche per i suoi allestimenti scenografici di illustri spettacoli.
Facciamo il suond check insieme a Toti e a Luca.
Durante le prove il regista della RAI il signor Leone si felicita di ascoltare Centopassi, canzone che
( parole sue ) adora e che ascolta spesso.Incasso soddisfatto e mi rallegro di essere li.
Vado nel cortile riservato agli artisti e riconosco tanti colleghi con i quali mi intrattengo piacevolmente.
Aspetto il mio turno che è previsto per le 22 circa immediatamente prima delle performances della RUGGIERO e di DALLA.
Tocca a me :
La presentatrice non puo’ fare a meno di moderare la serata con le solitissime banalità e i convenevoli complimentosi nei confronti del luogo e delle autorità che hanno consentito la realizzazione dello spettacolo.
Pippo Pollina etc… la solita menata della fondazione del gruppo Agricantus ( da me corretta : cofondazione, senno’ im miei ex si incazzano), il giornale i Siciliani, Fava, etc…la Svizzera, il successo all’estero, nemo profeta in patria etc…
Io mi seggo al piano e dico testualmente :
NEL GIORNO DEL 59 ANNO DELLO STATUTO SICILIANO AMO INIZIARE LA MIA PICCOLA PERFORMANCE CON UNA CANZONE DEDICATA AD UNO DEI SICILIANI PIU’ IMPORTANTI DEL DOPOGUERRA.UNA DELLE FIGURE PIU’ NOBILI DELLA NUOVA RESISTENZA CIVILE ITALIANA.UN RAGAZZO CHE HA CREDUTO IN UNA SOCIETA’ PIU’ GIUSTA E CHE IN NOME DELLA LIBERTA’ E’ STATO UCCISO BARBARAMENTE DA COSA NOSTRA.LA CANZONE SI INTITOLA CENTOPASSI ED E’ DEDICATA A PEPPINO IMPASTATO.

Il pubblico applaude con grande trasporto.In prima fila osservo di soppiatto la faccia sorniona e imbarazzata di TOTO’ CUFFARO , presidente della regione siciliana , plurindagato per mafia e corruzione.
Poi eseguo LA PIOGGIA DI VANCOUVER senza alcun commento e infine concludo con IL PIANISTA DI MONTEVIDEO.
La presentatrice mi congeda con un : Abbiamo bisogno di artisti come Pippo Pollina : Bontà sua.

Il fresco cala inesorabilmente sulla sera agrigentina ed io decido di andare via.Sono ancora malaticcio e intendo riguardarmi.
Vado dalla segretaria di PEPI MORGIA e le chiedo a chi devo rivolgermi per incassare l’assegno delle spese avute per arrivare ad Agrigento.
Ella mi dice di seguirla ed arriviamo in segreteria.La non c’è nessuno e mi chiede di restare in attesa che lei và in cerca della persone incaricata delle cose amministrative.
Attendo per circa 30 minuti ma non viene nessuno.
Quindi torno sotto il palco dalla segretaria di prima : Non è arrivato nessuno le dico cortesemente.
Ma come ? Vieni con me, mi dice.
Facciamo pochi passi che spunta la persona in questione che si chiama ENZO :
Mi scusi ho qui la fattura per le spese …: NON HO TEMPO ORA e mi allontana senza troppi fronzoli con un fastidio evidente.
Ci rimango male.Che modi di schifo sono questi, mi dico.
Dopo 20 minuti vado nuovamente da lui e la scena si ripete.A quel punto chiamo RAMBALDO della STORIE DI NOTE , e gli dico : Non vado mai piu’ in circostanze come questa senza qualcuno di voi.Mi sento trattato come un ragazzino alle prime armi a cui è negato un minimo di rispetto : E’ una vergogna.
Attendo ancora un po e poi decido di ritirarmi.Mi reco da PEPI MORGIA a salutarlo.Lui si complimenta e mi abbraccia.Accanto a lui c’è questo ENZO.A quel punto ne approfitto e gli ripeto :
Devo andare via, intende o no darmi l’assegno che mi deve ?
Di fronte a PEPI MORGIA non puo’ far altro che dirmi : Venga con me in segreteria.
In segreteria, con la porta aperta siamo seduti e mentre nervosamente cerca qualcosa fra tante carte sul tavolo mi dice : ma chi è ? dove è questo Pippo Pollina ?
Io lo guardo fisso negli occhi e gli dico : Sono io.
L’uomo è sorpreso e mi fa : AH È LEI….
E’ successo qualcosa , dice fra i denti….E’ successo qualcosa…
E senza guardarmi continua a cercare fra le carte e dice almeno 10 volte E’ successo qualcosa….
Ho capito, aggiungo , che cosa è successo ?
Lei lo sa perché sta aspettando cosi’ tanto ? mi dice improvvisamente con tono deciso.
No, non lo so e vorrei proprio saperlo.
Che cosa è questa storia di PEPPINO IMPASTATO ? Mi hanno detto che lei ha detto cose strane…
Non mi sorprende per nulla di sentire quelle cose.Avevo il sospetto di avere detto qualcosa che non andava a genio e lo avevo riferito a Christine, mia moglie , che mi aveva accompagnato ad Agrigento.
Nulla di strano aggiungo tranquillo , ho dedicato una canzone a PEPPINO IMPASTATO.Perchè, c’è qualcosa che non va forse ?
Ma lei lo sa che ha scatenato un putiferio per quello che ha detto ?
A quel punto ho bisogno di testimoni e chiamo subito Christine : Vieni a sentire quello che mi sta dicendo questo signore….avevo ragione io mi stanno facendo pagare la panella…
L’uomo mi interrompe subito : Silenzio ! non c’è bisogno di megafoni !
Megafoni ? E secondo lei parlare con mia moglie significa usare dei megafoni ?
A quel punto quell’uomo diventa arrogante e suadente e non vuole piu’ sbilanciarsi :
Lei dovrebbe limitarsi a fare l’artista e non a dire le cose che ha detto.Come hanno fatto gli altri.
Un vero artista canta e basta.Immagini se l’avessero fischiata…come avrebbe reagito lei ?
Tutto cio’ con un forte dialetto siciliano da “ Piovra “. Mancavano solo i maranzani da sottofondo.
Ma non hanno fischiato, replico , anzi…
Io canto e dico quello che mi pare e questo discorso è inaccettabile.
Se a qualcuno danno fastidio le mie parole allora vuol dire che colpiscono nel segno.
Prendo l’assegno e disgustato vado in camerino.
La macchina fotografica di Christine non c’è piu’.E’ l’unica cosa che è sparita fra mille borse e corsettine.
Non intendo rimanere un attimo di piu’ in quel luogo.
Il giorno dopo al TG 3 regionale ci sono parole e immagini per tutti tranne che per il sottoscritto.
Ad agosto se i concerti in Sicilia non si faranno sapete anche il perché.
Raccontarvi queste cose è il minimo che potessi fare.
Non ho intenzione di portare la cosa nelle redazioni dei giornali : Alla fine rischio di passare per una che ha bisogno di pubblicità.
In prima fila accanto a Cuffaro sedevano probabilmente persone che si sono sorprese di sentire a casa propria certi discorsi e che lo hanno fatto notare al Presidente della regione.
Quello che è successo è il minimo che potesse accadere.
O lo stato italiano si fa carico della lotta antimafia sul serio o la Sicilia è destinata a rimanere in mano ai criminali per chissà quanti secoli ancora.

postato da: carcarazzo | 15:53 | commenti

MAFIE

Legalità e sviluppo

per smascherarle, colpirle, vincerle

Conversazione libera con                           

On. Beppe Lumia

Capogruppo DS nella Commissione parlamentare Antimafia

Alfonso Sciangula

Autore del libro "Figlio di partito, Visti da bambino gli amici di papà." Armando Siciliano Editore

                                 

Domenica 29 maggio 2005 ore 17 Sala dell'Arengo del Municipio di Zola Predosa (Bologna)

postato da: carcarazzo | 13:52 | commenti