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martedì, 20 febbraio 2007
Talpe dda, intercettazioni a boss Bonura: "Ho incontrato Cuffaro"
PALERMO - "Con Cuffaro ci siamo incontrati, siamo stati vicini, lui è venuto diverse volte a trovarmi. Non è che ci fu una volta sola. Ci riunivamo là dentro da me, me lo accompagnava un altro e mi diceva: non ti preoccupare". Sono le parole del boss dell'Uditore Francesco Bonura riportate in una delle intercettazioni ambientali depositate stamane dalla procura nel processo alle talpe della Dda.
In questo colloquio, registrato il 23 giugno 2005, il boss dell'Uditore, parlando con "un certo Marchese" di una questione che riguarda l'istituto zooprofilattico, fa riferimento alla necessità di discuterne con Cuffaro.
Nella conversazione, avvenuta nei locali dell'immobiliare Raffaello, i due, parlando della vicenda giudiziaria di Cuffaro, si stupiscono che il governatore non abbia subito provvedimenti restrittivi della libertà personale.
Dice Marchese, riferendosi a Cuffaro: "Anzi, che è ancora fuori, perché si vede che i discorsi devono andare in questo modo". E Bonura conclude: "Lui può stare fuori, se fossi io...".
Lapidario il commento del governatore siciliano: "Non ho mai incontrato il signor Francesco Bonura e non sono mai stato nella sede dell'immobiliare Raffaello". "Non ho cosa dire - aggiunge il presidente della Regione -, quando due persone parlano tra loro di me, di fatti che non conosco assolutamente".
Francesco Bonura, 64 anni, è un costruttore mafioso di cui si parla dagli anni 80 ma che è riuscito a rimanere nell'ombra e a salire nella gerarchia mafiosa pur avendo subito arresti e condanne per mafia. Adesso Bonura è in carcere, arrestato nell'ambito dell'inchiesta dello scorso giugno, denominata "Gotha", che ha decapitato i vertici di Cosa nostra palermitana legati a Bernardo Provenzano.
Proprio dalle carte di quell'inchiesta, alcune delle quali confluite nel procedimento al governatore Cuffaro, il mafioso sembra aver acquisito un ruolo più importante di quello finora attribuitogli. I magistrati lo accusano di "avere diretto l'organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra - tra l'altro attraverso la carica formale di sottocapo della famiglia mafiosa di Uditore - incidendo direttamente sulla struttura di alcuni mandamenti, tra i quali quello di Boccadifalco; aver costituito un punto di riferimento mafioso per il controllo di lavori pubblici e l'imposizione del pizzo; di aver mantenuto, attraverso il continuo scambio di contatti in particolare con Antonino Rotolo, un costante collegamento con gli altri capi dell'organizzazione mafiosa, svolgendo funzioni direttive e contribuendo a delinearne le linee strategiche".
Bonura gestisce il racket, ha un ruolo di primo piano, ma cerca di defilarsi quando viene chiamato a ruoli impegnativi e "istituzionali" per Cosa nostra, come diventare capomandamento di Passo di Rigano-Uditore, il suo quartiere, dov'è cresciuto diventando uno dei più facoltosi costruttori palermitani.
Negli anni 80 venne processato e assolto per 5 omicidi e una lupara bianca. Secondo l'accusa aveva eliminato i componenti di una banda di rapinatori che agivano senza il consenso di Cosa nostra. Venne fermato col suo guardaspalle e nell'auto venne trovata una pistola calibro 38 subito dopo due degli omicidi per cui venne rinviato a giudizio. Ma l'arma non era quella che aveva sparato e Bonura venne assolto per insufficienza di prove dalle accuse più gravi.
Nell'86 Bonura subì la confisca di beni immobili e quote societarie per oltre dieci miliardi di lire oltre alla misura della sorveglianza speciale per 5 anni. Di lui parlò il pentito Buscetta definendolo "valoroso" e ricordando che era nipote del boss Pietro Torretta e che nel quartiere Uditore era uno dei "capi" della mafia.
20/02/2007 tratto da www.lasicilia.it
postato da: carcarazzo | 20:13
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lunedì, 12 febbraio 2007
Mafia, maxisequestro a Palermo
PALERMO - La Polizia di Stato ha posto sotto sequestro, su disposizione della Dda di Palermo, beni mobili, immobili e imprese riconducibili a boss di Cosa nostra per un valore complessivo di 30 milioni di euro. I provvedimenti sono stati richiesti dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dai pm Maurizio De Lucia, Roberta Buzzolani, Michele Prestipino e Nico Gozzo.
Gli accertamenti patrimoniali sono il risultato delle indagini svolte a seguito dell'operazione Ghota, condotta dalla Squadra mobile di Palermo. Gran parte dei beni sequestrati fanno riferimento al capomafia Antonino Rotolo. Sono stati sequestrate tre imprese edili, una gioielleria, lotti di terreno, tre ville nel quartiere Uditore, due fabbricati in corso di ristrutturazione in una zona centrale, una palazzina nel centro storico ed un grande edificio, nel rione Villa Tasca, che ospita una sala Bingo, nonchè i conti correnti degli indagati e delle imprese.
Sequestrati anche beni aziendali di una ditta individuale e l'intero capitale sociale di una srl, per un valore di 2 milioni di euro, riconducibili a Carmelo e Giovanni Cancemi, arrestati anche loro lo scorso giugno, nell'operazione Ghota, e considerati appartenenti alla famiglia mafiosa di Pagliarelli. Sono accusati di essersi aggiudicati insieme a Rotolo, una serie di appalti edili.
postato da: carcarazzo | 12:46
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venerdì, 02 febbraio 2007
Mafia/appalti: In appello confermate 3 condanne, 3 assolti
La quarta sezione della Corte d’appello di Palermo ha assolto tre imputati e confermato le condanne di altri tre nel processo denominato “mafia e appalti”, o cosiddetto del ‘tavolino’ attorno al quale si sarebbero seduti politici, imprenditori e mafiosi.
I giudici hanno confermato otto anni per Giovanni Bini a otto anni, sei anni e mezzo per il manager della Calcestruzzi, Lorenzo Panzavolta, e per l’ex titolare dell’Impresem, Filippo Salamone. Il reato contestato a Bini e Salamone è stato riqualificato come concorso esterno e non più come associazione mafiosa piena, come aveva fatto il Tribunale in primo grado. Gli assolti sono Franco Canepa (che aveva avuto cinque anni e mezzo), l’ex socio di Salamone Giovanni Micciché (sei anni e mezzo) e Giuseppe Bondì (quattro anni). Prosciolto per morte del reo Antonino Buscemi, che già in primo grado era stato assolto.
postato da: carcarazzo | 13:56
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