[contromafia]
 

domenica, 25 marzo 2007

COMUNICATO STAMPA

Dimissioni Cuffaro-   Alfonso Sciangula

"Di Pietro batti un colpo se ci sei"

Palermo, 24 marzo 2007- "E' a dir poco inquietante il silenzio dell'ex PM e
degli altri esponenti IdV sulla situazione del presidente della regione
Sicilia Salvatore Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione
mafiosa. Il ministro, o chi per lui all'interno del suo partito, ne chieda
almeno le dimissioni, se non l'arresto.
Ai tempi di tangentopoli bastava un capello fuori posto per far scattare il
"tintinnio di manette", sopratutto se eri della DC o del PSI.
Ma si vede che per l'ex PM l'UDC è un'altra cosa" così dichiara 
Alfonso Sciangula

postato da: carcarazzo | 15:41 | commenti

martedì, 20 marzo 2007

"CONCORRO DA ESTERNO"

PALERMO - La Dda palermitana ha chiesto all' ufficio del gip la riapertura dell' inchiesta nei confronti del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, per concorso in associazione mafiosa.

19/03/2007

Attualmente Cuffaro è imputato di favoreggiamento aggravato nel processo alle cosidette talpe della dda in corso davanti alla terza sezione del tribunale. Nuovi verbali del pentito Francesco Campanella, nuove dichiarazioni del collaboratore Angelo Siino, le intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte nell'inchiesta "Gotha" (in particolare le conversazioni tra il boss dell'Uditore Francesco Bonura e il boss di Pagliarelli, Nino Rotolo), e altri elementi provenienti da altre indagini costituiscono i nuovi elementi che hanno spinto la Procura di Palermo a chiedere la riapertura dell'inchiesta su Cuffaro per concorso in associazione mafiosa.

Ad occuparsi del nuovo fascicolo sarà il gip Antonella Consiglio che ha ereditato le inchieste del collega Giacomo Montalbano, trasferito ad altri uffici. La richiesta di riapertura dell'inchiesta, firmata dal procuratore capo Francesco Messineo e dagli aggiunti Giuseppe Pignatone e Alfredo Morvillo, è stata inoltrata al gip, perchè una prima accusa di concorso in associazione mafiosa formulata dalla procura nei confronti di Cuffaro, era stata archiviata proprio dal gip Giacomo Montalbano nel 2003.

La decisione di riaprire l'inchiesta è stata adottata al termine di un dibattito interno alla Dda di Palermo, dopo che uno dei pm del processo alle cosiddette "talpe" della Dda, Nino Di Matteo, aveva chiesto di contestare già nel dibattimento in corso l'accusa di 110 e 416 bis al Presidente della Regione siciliana. A causa del dissenso degli altri tre pm del processo, l'aggiunto Pignatone e i sostituti Michele Prestipino e Maurizio De Lucia, la questione è stata rimessa alla Dda che ha deciso di chiedere l'apertura di un nuovo fascicolo. Una parte delle nuove accuse a Cuffaro, comunque, è stata già riversata nel processo in corso, nel quale il Governatore della Sicilia è imputato di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra.

Il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, commenta ironicamente: "Hanno riaperto le indagini? Perchè si erano mai chiuse? Basta vedere le cronache dei giornali per rendersi conto che le indagini, in questi sei anni, non si sono mai fermate. Con cristiana pazienza affronterò questa ulteriore prova e non verrà meno il mio rispetto per l'istituzione giudiziaria".

"Qualche giorno fa - prosegue Cuffaro - i miei legali avevano chiesto al Procuratore della Repubblica se le indiscrezioni pubblicate da alcuni organi di stampa, fra cui l'Unità, fossero vere. A questa richiesta veniva risposto che si trattava di notizie coperte da 'segreto istruttorio'. Come mai questa notizia coperta da segreto istruttorio viene oggi comunicata agli organi di stampa?".

postato da: carcarazzo | 10:33 | commenti

venerdì, 09 marzo 2007

"Le mani della mafia (girgentana) sull'ospedale Garibaldi"

CATANIA - "Per gli appalti dell'università e dell'ospedale Garibaldi di Catania c'erano contrasti tra esponenti etnei e di Agrigento, ma alla fine si trovò un accordo: l'appalto per il nosocomio andò a Romagnoli, l'altro a Randazzo". Rivelazioni inquietanti arrivano dal pentito agrigentino Maurizio Di Gati sull'interessamento di Cosa nostra negli appalti. Il pentito ha deposto come teste al processo per presunte tangenti. Gli imputati sono 20, tra politici, imprenditori e componenti delle commissioni giudicatrici.

08/03/2007 tratto da "La Sicilia"

Nel processo sono imputati anche il senatore Pino Firrarello (Fi) per corruzione e turbativa d' asta, e Nuccio Cusumano (Udeur), presidente della Commissione agricoltura del Senato, per turbativa d'asta. I fatti si riferiscono al 1998, quando Cusumano era sottosegretario al Tesoro, ma non era parlamentare, e fu per questo arrestato dai carabinieri.

Di Gati ha ricostruito "diversi incontri avvenuti a Catanià perché - ha sostenuto - l'imprenditore Vincenzo Randazzo si rivolse a me e a Vincenzo Licata uomo d'onore di Palermo per sbloccare la situazione di Catania".

In quelle occasioni, ha detto Di Gati, Randazzo gli avrebbe riferito che "tramite l'onorevole Nuccio Cusumano poteva contare su Valerio Infantino inserito nella commissione per l'aggiudicazione della gara dell'appalto per la costruzione della casa dello studente".

Di Gati ha anche detto di avere appreso che "il senatore Pino Firrarello e suo genero Giuseppe Castiglione avrebbero potuto far confluire in Sicilia grosse somme di denaro per appalti pubblici e tra questi anche quelli per la costruzione del nuovo aeroporto di Catania". Secondo il pentito le tangenti previste erano del "2% al presidente della gara, il 3% a Cosa nostra, il 3 % ai politici e una cifra tra i 500 e i 600 milioni di lire alla famiglia di Agrigento".

Il presidente della corte, Roberto Camilleri, ha respinto la richiesta avanzata dal difensore della società Romagnoli, l'avvocato Ludovico Magiarotti, di sentire nell'ambito del dibattimento i giudici del Tar di Catania, ma sono stati acquisti nel fascicolo del dibattimento le sentenze dei giudici amministrativi sull'aggiudicazione dei due appalti.

postato da: carcarazzo | 10:36 | commenti

martedì, 06 marzo 2007

Agrigento, mafia e appalti

AGRIGENTO - La gestione di appalti e quella del movimento terra sono alcuni dei settori gestiti direttamente dai mafiosi nell'Agrigentino. È quanto emerge dall'inchiesta che stamani ha portato la polizia all'arresto di 21 persone. Gli investigatori hanno pure riscontrato la presenza dei clan nei lavori per la realizzazione dei centri commerciali a Villaseta e Castrofilippo.

L'operazione è stata denominata "Camaleonte", per via della capacità dell'organizzazione di nascondersi e mimetizzarsi. I fermi sono stati effettuati ad Agrigento, Favara, Canicattì e Palermo. Gli indagati sono ritenuti legati ai gruppi criminali che fanno capo a Giuseppe Falsone, latitante, considerato il capo provinciale di Cosa nostra ad Agrigento e a Maurizio Di Gati, il boss arrestato lo scorso dicembre in un casolare alla periferia di Favara, che subito dopo ha iniziato a collaboratore con la giustizia.

Tra le persone fermate su ordine della Direzione distrettuale antimafia c'è anche Cesare Calogero Lombardozzi, detto Lillo, 64 anni, già due volte condannato per associazione mafiosa e ritenuto il reggente della famiglia di Agrigento, più volte arrestato, avrebbe gestito il passaggio di competenze tra Di Gati e Falsone.

Un altro dei 21 arrestati è Pino Motisi, 56 anni, originario di Palermo, ma residente da anni ad Agrigento dove gestisce il bar della stazione ferroviaria. Poi vi sono Santo Pitruzzella, 66 anni, di Favara e Calogero Di Gioia, di 59, di Canicattì, fratello di Salvatore Di Gioia arrestato nell'ambito dell'operazione "Alta mafia" del marzo 2004.

Dalle indagini avviate tre anni fa si è scoperto che Calogero Di Gioia frequentava spesso la villa del boss Antonino Rotolo a Palermo, dove in seguito la polizia ha piazzato le microspie e scoperto che in un capanno in lamiera si svolgevano le riunioni fra i capi delle famiglie mafiose palermitane.


06/03/2007  tratto da "La Sicilia"

postato da: carcarazzo | 17:38 | commenti