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domenica, 30 settembre 2007
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IL SUPERMERCATO DELLA MAFIA
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Da mandalà a La Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il politico "pentito" che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l´ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell´Udeur ma anche uomo "riservato" della famiglia mafiosa di Villabate, risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro.
Ci sono due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l´operazione concordata tra Mandalà e La Loggia «avrebbe previsto l´assegnazione dell´incarico ad un loro progettista di fiducia, l´ingegner Guzzardo, e l´incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio - precisa poi Campanella - La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza». Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà, in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate».
Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della multinazionale romana Asset); l´ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti; l´ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino. Nella vicenda dell´ipermercato di Villabate, che poi non fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l´iter di approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. Il tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a Gaspare Giudice.
da la Repubblica DI ALESSANDRA ZINITI
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postato da: carcarazzo | 11:06
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domenica, 23 settembre 2007
I PRESTANOME 2
Non ha mai smesso di amministrare i beni del boss Bernardo Provenzano. Era già finito in carcere con questa accusa, ha scontato oltre 11 anni di condanna, e ha continuato a tenere sotto controllo - anche attraverso i due figli - il tesoro del capo dei Corleonesi: immobili, strutture turistiche e soprattutto tante società, alcune «fantasma», altre ben attive sul fronte dei lavori pubblici, già finite nel mirino della magistratura che negli anni scorsi aveva fatto scattare sequestri per decine di miliardi. Quando è uscito dal carcere un anno fa, due giorni dopo l'arresto di Provenzano, gli investigatori di Palermo erano convinti che il geometra Pino Lipari, ex dipendente dell'Anas, avrebbe provato a salvare il salvabile e a recuperare liquidi per il suo capo finito in cella. E non avevano torto. Seguendone i movimenti hanno intercettato il tentativo di Lipari di vendere un terreno del valore di due milioni e mezzo di euro, su cui doveva sorgere un agglomerato di villette. Un bene intestato anche a lui, «ma riconducibile al capomafia Provenzano», scrivono il procuratore aggiunto Pignatone e i sostituti Prestipino e Sabella nella nuova richiesta di arresto di Lipari, eseguito ieri a Palermo insieme al sequestro anche di altri suoi immobili.
E' lungo e denso il curriculum di Lipari, inserito in quella «zona grigia» in cui si legano affari puliti e sporchi. Era lui a sedere per conto di «Binu» e di Totò Riina al primo «tavolino» per la spartizione lottizzata tra clan e partiti degli appalti in Sicilia negli anni '80, come ha svelato il pentito Angelo Siino. Il suo arresto però è tutt'altro che un replay datato. Intanto perché gli inquirenti ritengono che Lipari continuasse a far da cerniera tra un certo mondo politico e Provenzano, la cui cella ieri è stata minuziosamente perquisita in cerca di pizzini. E poi perché torna ad addensare nubi sulla Regione e Cuffaro - e altri big politici del centrodestra isolano, come il capo dei senatori azzurri Enrico La Loggia - proprio nel momento in cui i magistrati della Dda palermitana hanno iniziato la loro requisitoria al processo sulle «talpe in procura» che vede alla sbarra, insieme a boss, gregari e uomini dello stato corrotti, anche il governatore siciliano. Coinvolta nell'indagine è infatti anche una superconsulente del presidente Cuffaro, Maria Concetta Caldara, che risulterebbe comproprietaria del terreno in questione: l'accusa ipotizzata per lei è di intestazione fittizia di beni.
Quando Cuffaro l'ha chiamata tra i cinque esperti della presidenza della Regione, il nome della Caldara era già comparso in un'inchiesta di mafia, ancora per problemi legati a proprietà condivise coi prestanome del boss Provenzano. Il fatto di essere figlia di Vincenzo Caldara, indicato come «uomo d'onore» dai pentiti non ha impedito la nomina dell'avvocatessa, che prima di approdare alla Regione aveva ricoperto il ruolo di consulente giuridico di La Loggia, negli anni in cui era ministro per gli Affari regionali nel governo Berlusconi. D'altronde, l'amicizia tra la Caldara e La Loggia è antica e nota, e nessuno dubita che sia servita per il nuovo incarico della donna alla Regione. Meno note sono altre strane amicizie del senatore, col boss di Villabate Nino Mandalà, ad esempio, padre di quel Nicola che ha accompagnato Provenzano nel suo «viaggio della speranza» in Francia, quando il boss latitante fu operato e poi rimborsato dalla Regione.
Ieri né Cuffaro né La Loggia sono intervenuti. Si è difesa da sola la Caldara: quei terreni, sono parte dell'eredità del padre e la sua iscrizione nel registro degli indagati «è solo un atto dovuto».
dal manifesto di Patrizia Abbate
postato da: carcarazzo | 11:21
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mercoledì, 19 settembre 2007
I prestanome
PALERMO - La polizia di Stato ha arrestato il boss mafioso Giuseppe Lipari, 72 anni, geometra, consigliori del capomafia Bernardo Provenzano e amministratore dei beni dei corleonesi. In passato, il pregiudicato era stato condannato a undici anni e due mesi di reclusione per mafia.
Lipari, dopo aver scontato la pena, era tornato da più di un anno in libertà. Adesso è stato raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dei sostituti Marzia Sabella e Michele Prestipino. E' accusato di associazione mafiosa.
Questa nuova indagine condotta dalla Squadra mobile di Palermo è scaturita subito dopo l'arresto di Provenzano. Gli investigatori hanno disvelato un articolato intreccio di interessi dell'organizzazione mafiosa nel settore dei lavori pubblici e degli appalti. Il giudice ha inoltre ordinato il sequestro di beni, considerati di provenienza illecita, per un valore di tre milioni di euro.
Nel frattempo una perquisizione è stata effettuata nella cella in cui è rinchiuso il super boss, nel carcere di Novara. Gli agenti della polizia penitenziaria che hanno effettuato i controlli hanno portato via decine di fogli, lettere, appunti e documenti del boss. Il provvedimento è stato ordinato dal procuratore aggiunto di Palermo, Giuseppe Pignatone e dai sostituti Michele Prestipino e Marzia Sabella.
Tornando a Lipari, appena uscito dal carcere si era messo in movimento per vendere una delle proprietà riconducibili a Provenzano. Secondo l'accusa, il consigliori del padrino, tornato in libertà il 13 aprile 2006, due giorni dopo che era stato arrestato Provenzano, stava cercando di far avere al boss corleonese la somma di denaro che avrebbe ottenuto dalla cessione di un grande appezzamento di terreno nelle campagne di Carini (Palermo), del valore di tre milioni di euro.
Il bene (sequestrato stamani dagli agenti della Squadra mobile di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia), attraverso prestanomi era riconducibile proprio a Provenzano. Lipari, infatti, dopo aver concluso la vendita, aveva intenzione di far arrivare i soldi al vecchio padrino. Si sarebbe trattato infatti di un "acconto" liquido derivante dalla vendita di una fetta del tesoro di Provenzano, disseminato in varie parti della Sicilia e del Paese, e che risulta intestato a prestanomi.
tratto da www.lasicilia.it
postato da: carcarazzo | 20:41
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domenica, 09 settembre 2007
V-day a palermo
Grillo for president !
8 SETTEMBRE 1943
8 SETTEMBRE 2007
PALERMO. 50.000 firme da raccogliere per una legge di iniziativa popolare
lanciata da Beppe Grillo in tutta Italia. E' il V-Day (Vaffanculo-Day), un
giorno, a detta dell'ideatore, di "informazione e partecipazione
popolare". Sabato 8 settembre, in tutte le piazze d'Italia e a Palermo in
Piazza Politeama, sarà possibile aderire alla raccolta firme che si basa
su tre principi fondamentali: 1) No ai parlamentari condannati -
impossibilità di candidarsi alle elezioni parlamentari per tutti i
condannati in primo, secondo e terzo grado; 2) No ai parlamentari di
professione - nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento
per più di due legislature (regola valida retrovattivamente); 3) Elezione
diretta - no ai parlamentari scelti dai segretari di partito, i candidati
devono essere votati dal cittadino con preferenza diretta.
Ad organizzare la raccolta sarà il MeetUp di Palermo - Amici di Beppe
Grillo che sarà presente con un banchetto in P.zza Politeama dalle ore 10
alle 24 di sabato 8 settembre.
La raccolta firme sarà accompagnata da eventi cultural-informativi, come
proiezioni video o la lettura di brani inerenti tematiche particolarmente
rilevanti (mafia e politica, inceneritori, TARSU, e altro ancora!), e da
una biciclettata collettiva che partirà alle ore 17 da P.zza Vittorio
Veneto e raggiungerà la postazione fissa in P.zza Politeama dove è
previsto un collegamento video con la manifestazione principale di Bologna
e delle altre maggiori città italiane.
postato da: carcarazzo | 11:46
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V-DAY A Palermo
PALERMO. 50.000 firme da raccogliere per una legge di iniziativa popolare
lanciata da Beppe Grillo in tutta Italia. E' il V-Day (Vaffanculo-Day), un
giorno, a detta dell'ideatore, di "informazione e partecipazione
popolare". Sabato 8 settembre, in tutte le piazze d'Italia e a Palermo in
Piazza Politeama, sarà possibile aderire alla raccolta firme che si basa
su tre principi fondamentali: 1) No ai parlamentari condannati -
impossibilità di candidarsi alle elezioni parlamentari per tutti i
condannati in primo, secondo e terzo grado; 2) No ai parlamentari di
professione - nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento
per più di due legislature (regola valida retrovattivamente); 3) Elezione
diretta - no ai parlamentari scelti dai segretari di partito, i candidati
devono essere votati dal cittadino con preferenza diretta.
Ad organizzare la raccolta sarà il MeetUp di Palermo - Amici di Beppe
Grillo che sarà presente con un banchetto in P.zza Politeama dalle ore 10
alle 24 di sabato 8 settembre.
La raccolta firme sarà accompagnata da eventi cultural-informativi, come
proiezioni video o la lettura di brani inerenti tematiche particolarmente
rilevanti (mafia e politica, inceneritori, TARSU, e altro ancora!), e da
una biciclettata collettiva che partirà alle ore 17 da P.zza Vittorio
Veneto e raggiungerà la postazione fissa in P.zza Politeama dove è
previsto un collegamento video con la manifestazione principale di Bologna
e delle altre maggiori città italiane.
postato da: carcarazzo | 11:42
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lunedì, 03 settembre 2007
COMMEMORAZIONE DEL GENERALE CARLO ALBERTO DALLA CHIESA, LA MOGLIE EMANUELA SETTI CARRARO E L'AGENTE DI SCORTA DOMENICO RUSSO.
Il 3 settembre 1982 vengono assassinati a Palermo in Via Isidoro Carini, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo.
Sono trascorsi 25 anni dalla strage, nulla di uovo sotto il sole, eppure quest'anno c'è una novità, infatti tra qualche settimana verrà mandata in onda a reti unificate Mediaset, una nuova fiction televisiva sulla vita del Generale Dalla Chiesa, di cui a Palermo tra qualche serà ed in presenza delle autorità verrà proiettata l'anteprima mondiale.
Strana la vita, alle volte è sempre meglio lasciare un po' di bigliettini qua e là con su scritto chi sei e da dove vieni e quali erano i tuoi scopi nella vita, così in caso di morte "improvvisa", come quella del generale nessuno potrà accaparrarsi le tue idee, la tua storia, la tua persona. Ad esempio, io scriverei, a caratteri cubitali: "non voglio essere commemorato dalla mafia, né tanto meno da amici dei mafiosi, o quanto meno che mia figlia non vada a lavorare per un datore di lavoro che vanta una certa promiscuità con mafiosi e amici dei mafiosi, figlia mia un po' di coerenza e, sopratutto NON VOGLIO CHE SULLA MIA VITA SI FACCIANO DEGLI SCENEGGIATI DA PARTE DI AZIENDE CHE HANNO RICICLATO GLI STESSI SOLDI CHE HANNO PAGATO I KILLERS CHE MI HANNO UCCISO, E CHE CAZZO........ "
postato da: carcarazzo | 20:05
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