| |
|
martedì, 25 dicembre 2007
Auguri
di buone feste
e di felice anno nuovo
con i 60 anni della
nostra
Costituzione
postato da: carcarazzo | 18:48
| commenti
giovedì, 20 dicembre 2007
PROCESSO BORZACCHELLI
PALERMO - I pm della Dda Maurizio De Lucia e Nino Di Matteo hanno chiesto la condanna a 13 anni dell'ex maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, ex deputato regionale dell'Udc, accusato di concussione, tentativo di concussione e violazione di segreto d'ufficio nell'ambito del processo nato dall'inchiesta sulle cosiddette "talpe" alla Dda di Palermo.
Borzacchelli, secondo gli inquirenti, abusando della sua funzione e della carica di deputato dell'Ars, avrebbe indotto il manager della sanità privata Michele Aiello, sotto processo per associazione mafiosa, a dargli del denaro e avrebbe cercato di farsi intestare quote della società di diagnostica di cui l'imprenditore era titolare.
L'ex sottufficiale, inoltre, avrebbe informato Aiello delle dichiarazioni fatte sul suo conto, agli investigatori, dal pentito Salvatore Barbagallo. "Borzacchelli - ha detto il pm De Lucia durante la requisitoria - ha svolto le sue attività pubbliche, di investigatore dell'Arma, mettendo per anni le sue capacità al servizio del suo interesse personale e di quello dei suoi amici".
20/12/2007
postato da: carcarazzo | 18:39
| commenti
lunedì, 17 dicembre 2007
PRESO L'INFERMIERE DI PROVENZANO
PALERMO - L'infermiere che ha curato durante la latitanza il boss Bernardo Provenzano è stato arrestato stamani nel Palermitano. Si tratta di Gaetano Lipari, 47 anni, infermiere professionale, consigliere comunale di una lista civica, ad Altavilla Milicia, (Palermo). L'arresto è stato eseguito da polizia e carabinieri.
Il provvedimento cautelare, firmato dal gip, Maria Pino, è stato richiesto dal procuratore aggiunto di Palermo, Giuseppe Pignatone, e dai pm Marzia Sabella, Michele Prestipino e Nino Di Matteo. Nel linguaggio cifrato usato da Provenzano nei 'pizzini', Lipari corrisponderebbe al numero 60.
L'infermiere Gaetano Lipari, originario di Corleone, è nipote del boss Pino Lipari, che è stato il cassiere di Bernardo Provenzano, ed è impiegato all'Asl 6 di Bagheria. L'uomo è accusato di associazione mafiosa. Per gli inquirenti avrebbe curato il padrino di Corleone durante la latitanza e con lui intratteneva anche una corrispondenza attraverso i pizzini nei quali si firmava con il codice "60".
Gaetano Lipari era già stato indagato per mafia, in seguito ad accertamenti effettuati dai carabinieri. Il procedimento era stato in seguito archiviato. Per gli investigatori, l'uomo sarebbe stato in contatto con il medico Giovanni Mercadante, sotto processo per mafia, con Carmelo Gariffo, nipote di Provenzano, e con altri uomini d'onore di Bagheria, accusati di avere favorito la latitanza del capomafia.
L'infermiere, arrestato stamani da carabinieri e polizia, avrebbe dovuto somministrare un farmaco a Provenzano, per la cura della prostata, alcuni giorni prima l'arresto del boss avvenuto l'11 aprile 2006.
17/12/2007 tratto da www.lasicilia.it
postato da: carcarazzo | 12:18
| commenti
lunedì, 03 dicembre 2007
MORTO IL BOSS EMMANUELLO
ENNA - Il boss di Gela, Daniele Emmanuello, è morto nella sparatoria avvenuta stamani nell'Ennese durante l'operazione della polizia di Stato che era diretta alla cattura del latitante. Emmanuello, di 43 anni, ricercato dal 1996 per associazione mafiosa, traffico di droga e omicidi.
Daniele Emmanuello è morto a causa di un proiettile di pistola che lo ha colpito alla nuca. È quanto emerge dal primo esame sul cadavere effettuato dal medico legale. Secondo i primi rilievi investigativi il latitante quando è fuggito dal casolare dove si nascondeva non era armato. Il corpo di Emmanuello sta per essere portato nell'ospedale di Enna dove sarà eseguita l'autopsia. Alle 17 è stata convocata una conferenza stampa in procura a Caltanissetta.
Il blitz della catturandi della squadra mobile per arrestare il mafioso gelese è cominciato all'alba, in contrada Giurfo a Villapriolo frazione settecentesca di Villarosa (Enna). Il latitante si nascondeva in un rustico a forma di "l" con annessa stalla circondato da alberi e in cui si accede da una strada sterrata che giunge proprio nel piazzale davanti all'edificio. La casa rurale stamani era avvolta nella foschia.
Gli agenti hanno circondato la zona intimando a chi era dentro di venir fuori e sparando alcuni colpi di pistola in aria. Emmanuello, latitante da 11 anni, è uscito da una finestra con ancora indosso la blusa del pigiama. Sul posto, una zona in aperta campagna, sono presenti il procuratore della Repubblica di Caltanissetta Renato Di Natale, e i sostituti della Direzione distrettuale antimafia nissena Nicolò Marino e Roberto Condorelli.
Il proprietario del casolare dove si nascondeva Emmanuello, Roberto La Paglia, residente a Villarosa è stato prelevato nella sua abitazione nella frazione di Villapriolo e portato in questura a Caltanissetta per essere interrogato. Nell'edificio rurale è stato trovato un fucile.
Emmanuello era ritenuto il reggente dell'omonima cosca che opera a Gela. Condannato all'ergastolo per omicidi era ricercato dal 1996 e il suo nome era inserito nella lista dei latitanti più pericolosi d'Italia. La sua storia criminale comincia presto perchè ha tradizioni familiari: un suo zio Angelo, che era il capomafia locale, fu assassinato da suoi luogotenenti per fondare la Stidda.
Per vendetta la famiglia Emmanuello si schierò con gli uomini di Cosa nostra, capeggiati da Giuseppe Piddu Madonia. La contrapposizione sfociò in una sanguinosa faida. Recentemente il pentito Ciro Vara ha accusato Daniele Emmanuello di avere avuto un ruolo nella segregazione del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Lo scorso anno agli onori della cronaca salì sua moglie, V. D. F., 42 anni, che lavorava, in quanto ufficialmente 'nullatenente', nel gruppo dei 165 precari del 'Reddito minimo di inserimento', alle dipendenze del comune di Gela. Il sindaco, Rosario Crocetta, dopo aver ottenuto i risultati delle indagini patrimoniali e giudiziarie, licenziò la donna.
03/12/2007
postato da: carcarazzo | 12:54
| commenti
|