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martedì, 26 febbraio 2008

MACELLERIA MESSICANA

C'era ai tempi di Riina e Provenzano, spietati capi di cosa nostra, un capannone industriale alle porte di Bagheria, vicino Palermo, dove i nemici dei due boss venivano torturati e poi sciolti nelle vasche piene di acido. I fatti di Genova ai tempi del G8 mi ricordano le efferatezze di quello che successe tanti anni fa per mano dei due boss. Ma la memoria va anche oltre oceano, quando le stesse cose avvenivano anche all'interno della scuola della marina di Buenos Aires in Argentina, i prigionieri politici, giovani e giovanissimi di cui molti studenti universitari, non li scioglievano nell'acido ma li narcotizzavano e li scaraventavano fuori dagli aerei militari in pieno oceano. Quello che è successo alla Bolzaneto da parte di servitori dello Stato Italiano, non è dissimile da quello che facevano i mafiosi a Bagheria e da quello che hanno perpetrato i servitori dello Stato argentino.

LEGGETE L'ARTICOLO

GENOVA - Qualcuno dovrà pure spiegare l'odio e la violenza, la barbarie, la crudeltà gratuita. L'accanimento. Gli insulti, le umiliazioni, le botte. I capelli tagliati a colpi di forbice, gli sputi, i volti marchiati, le dita spezzate. Qualcuno dovrà spiegare, ed assumersene le responsabilità.

Nella seconda udienza dedicata alla requisitoria del processo per le violenze e i soprusi nella caserma di Bolzaneto, i pubblici ministeri si sono concentrati sull'attendibilità dei testi. Spiegando che non furono solo le 209 vittime a raccontare nei dettagli l'orrore di quei tre giorni, ma che gli stessi imputati generali, funzionari di polizia, ufficiali dell'Arma, guardie carcerarie, poliziotti, carabinieri, medici hanno più o meno direttamente confermato quegli sconcertanti resoconti.

Vale allora la pena di riportare alla lettera una parte dell'intervento di Vittorio Ranieri Miniati, a nome anche dell'altro pm, Patrizia Petruzziello. Un breve elenco di fatti specifici accaduti nel "carcere del G8". Una esemplare tessera del mosaico. Miniati cita ad esempio "le battute offensive e minacciose con riferimento alla morte di Carlo Giuliani o di alcuni motivi parafrasati a scopo di scherno". "Per la giornata di venerdì, in particolare: il malore di Angelo Rossomando e quello di Karl Schreiter. Il taglio di capelli di Taline Ender e Saida Teresa Magana. Il capo spinto verso la tazza del water a Ester Percivati. Lo strappo della mano di Giuseppe Azzolina, le ustioni con sigaretta sul dorso del piede a Carlos manuel Otero Balado, percosso tra l'altro sui genitali con un grosso salame. Le percosse con lo stesso grosso salame sul collo di Pedro Chicarro Sanchez".

"Per la giornata di sabato, in particolare: il malore di Katia Leone per lo spruzzo in cella di spray urticante. Il malore di Panagiotis Sideriatis, cui verrà riscontrata la rottura della milza. Il pestaggio di Mohammed Tabbach, persona con arto artificiale. Gli insulti a Massimiliano Amodio, per la sua bassa statura. Gli insulti razzisti a Francisco Alberto Anerdi per il colore della sua pelle. Le modalità vessatorie della traduzione di David Morozzi e Carlo Cuccomarino, che vengono legati insieme e le cui teste vengono fatte sbattere l'una contro l'altra".


"Per la domenica, in particolare: il malore di Stefan Brauer in seguito allo spruzzo di spray urticanti, lasciato con un camice verde da sala operatoria al freddo. Il malore di Fabian Haldimann, che sviene in cella ove è costretto nella posizione vessatoria. L'etichettatura sulla guancia, a mo' di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz nel piazzale al momento dell'arrivo a Bolzaneto. La sofferenza di Anna Julia Kutschkau che a causa della rottura dei denti e della frattura della mascella non è neppure in grado di deglutire. Il disagio di Jens Herrrmann, che nella scuola Diaz per il terrore non è riuscito a trattenere le sue deiezioni e al quale non è consentito di lavarsi. La particolare foggia del cappellino imposto a Thorsten Meyer Hinrrichs: un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello, con cui è costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere". Per chi lo avesse dimenticato, i responsabili di questi episodi sono uomini dello Stato. Quello che ci dovrebbero proteggere dai criminali.

(25 febbraio 2008) da www.repubblica.it

postato da: carcarazzo | 10:44 | commenti

giovedì, 07 febbraio 2008

GLI IMPEGNI POST-ISTITUZIONALI DI CUFFARO

E' stata di sicuro una svista, un errore involontario, ma, sta di fatto, che il quotidiano La Sicilia per una volta ha fatto un atto di giornalismo. Ha spedito un inviato a seguire l'ex presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro nella serata di giovedì. Forse nelle intenzioni del giornale di Mario Ciancio si voleva fare un pezzo di colore, un edificante ritratto del buon Cuffaro, devoto ex allievo salesiano. Non possiamo dirlo. Sta di fatto che Lillo Miceli ha raccontato con buona penna quali erano gli "inderogabili impegni" che impedivano all'ex presidente di essere presente alla puntata di Annozero che lo riguardava.

Gli altri, i grandi giornali, che pure in Sicilia vantano fior di inviati, hanno preferito limitarsi a far da grancassa alle indignate dichiarazioni dell'ex governatore dell'Isola che accusava Annozero di non aver voluto spostare la puntata a fronte dei suoi "inderogabili impegni" per poterlo così "processare in contumacia". Nessuno si è posto il problema di andare a chiedere a Cuffaro che cavolo avesse da fare di così importante proprio giovedì sera. C'è di più, un grande quotidiano nazionale come La Repubblica si è affidato ad un suo autorevole editorialista per spiegare ai lettori che <<non si può intentare un processo a nessuno, né in Tribunale, né tantomeno in televisione, senza garantire il confronto fra le parti e il diritto alla difesa per rimettere infine il verdetto ai giudici o ai telespettatori>>. Quindi Santoro e tutta la redazione di Annozero sarebbero rei di aver violato le più elementari regole della professione giornalistica, non avendo consentito il diritto replica a fronte di notizie pesanti come quelle contenute nel documentario "La mafia è bianca".

Il reportage di Miceli ci racconta che le preoccupazioni di Cuffaro giovedì sera non erano quelle di difendersi, piuttosto quelle di comparare il gusto delle sarde a beccafico confezionate dal noto ristorante di Sferracavallo, dove cenava in allegria con i suoi ex compagni di scuola del circolo Don Bosco, con quelle che in collegio preparava il cuoco Tinè. Leggendo il resoconto dell'inviato, Cuffaro tutto sembra tranne che un uomo affranto, preoccupato dalla bieca inquisizione alla quale è sottoposto in contumacia. Non mi è parso di rinvenire in quelle righe il ritratto di un poveretto angosciato dall'impossibilità di difendersi di fronte alla distruzione della sua immagine.

Non entro nel merito delle scelte dell'ex Governatore, ma appare indubbio che se egli avesse voluto partecipare ad Annozero doveva solo rinunciare ad un piatto di sarde a beccafico. Nulla di più.

Tra la difesa del suo onore e un fritto di pesce, Cuffaro ha scelto il secondo. Non si lamenti però se il giorno dopo gli si sono alzate le transaminasi.

di Domenico Valter Rizzo

postato da: carcarazzo | 11:25 | commenti

venerdì, 01 febbraio 2008

Bagdad 1 febbraio 2008

Strage al mercato di

Al Ghazil e Al Jedida 65 morti, 80 feriti.

541 le vittime dall'inizio dell'anno.

"Andiamo in Iraq ad esportare la democrazia occidentale"

                              disse   Berlusconi

"Si, la democrazia di Piazza Fontana !"

                              rispose il carcarazzo

 

postato da: carcarazzo | 16:45 | commenti